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Priips e Idd: impatti operativi per la distribuzione

Le novità per le compagnie introdotte dall’imminente entrata in vigore del regolamento sui Priips non potranno essere considerate in maniera disgiunta dall’applicazione dell’Idd. Il rischio di una crescita dei costi di produzione potrà avere notevoli impatti sulle strategie di prodotto

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L’applicazione del regolamento 2014 sui Priip (Packaged Retail Investment and Insurance-based Investment Products), da adottare entro il 31/12/2016, e l’introduzione nella normativa italiana della direttiva europea sulla distribuzione assicurativa (Insurance Distribution Directive) a partire da inizio 2018, impongono sin d’ora alle compagnie d’assicurazione di affrontare in modo integrato e sistematico una revisione sostanziale dei contenuti dell’offerta e delle politiche di distribuzione legati al catalogo prodotti vita di risparmio-investimento.

Con il regolamento sui Priips, il legislatore europeo intende ridurre il gap regolamentare tra prodotti che, sebbene strutturalmente differenti, determinano analoghe esigenze di tutela dei consumatori. L’obiettivo è quello di creare un “level playing field tra tutti i prodotti aventi un contenuto finanziario e quindi rischioso, indipendentemente dalla loro forma o struttura, ideati dall’industria dei servizi finanziari” in modo da garantire all’investitore un’informazione chiara e comprensibile per prendere una decisione informata sull’investimento.

In base al regolamento concernente i Priips, non sono considerati prodotti di investimento assicurativo: (I) i contratti assicurativi sulla vita qualora le prestazioni siano legate esclusivamente al caso di decesso, incapacità, malattia o disabilità; (II) i prodotti pensionistici aventi lo scopo di offrire un reddito a seguito della cessazione dell’attività lavorativa; (III) i regimi pensionistici aziendali o professionali; (IV) i prodotti pensionistici per i quali è richiesto un contributo da parte del datore di lavoro e rispetto ai quali il lavoratore o il datore di lavoro non può scegliere il fornitore o il prodotto.

Anche i prodotti a capitale garantito vengono quindi considerati come suscettibili di potenziali rischi (rischio mercato, rischio di credito, rischio di illiquidità così come definiti nel Key Information Document da redigere per i Priips) e di conseguenza vengono inseriti nel medesimo level playing field dei prodotti assicurativo-finanziari e dei prodotti finanziari puri.

KID, DOCUMENTO “CHIAVE”
Il Regolamento dètta norme uniformi in materia di trasparenza alle quali tutte le compagnie (the Manufacturers) dovranno adeguarsi. Le informazioni relative ai Priips dovranno essere accurate, corrette, chiare e non fuorvianti: informazioni chiave comprensibili per gli investitori al dettaglio.

Il Key Information Document (Kid) diventa il mezzo attraverso cui il Regolamento sarà implementato: è un documento di natura pre-contrattuale che deve avere un contenuto prestabilito, breve (un massimo di tre pagine in formato A4) e formulato in modo chiaro e comprensibile.
Nel Kid devono essere contenute le informazioni fondamentali sul prodotto e in particolare: nome del prodotto e dell’ideatore (dati di contatto); informazioni sull’autorità di Vigilanza competente; ove applicabile una segnalazione di comprensibilità per il cliente (se sta per acquistare un prodotto che non è semplice ed è di difficile comprensione); tipo di prodotto e suoi obiettivi di investimento; mercati in cui investe il prodotto; se il Priip offre prestazioni assicurative, i dettagli di tali prestazioni; la durata se prevista; una descrizione del tipo di investitore al dettaglio a cui il Priip è rivolto, con particolare riguardo alla sua capacità di sostenere delle perdite e di coerenza con i suoi orizzonti d’investimento.

Inoltre il Kid dovrà indicare nello specifico quali sono i rischi, i costi e il potenziale di performance del prodotto, ed è su questi aspetti che si presentano le maggiori complessità e criticità di realizzazione del documento con i quali gli ideatori del Priip (le fabbriche prodotto) dovranno confrontarsi. È previsto infine che il Kid venga aggiornato senza ritardo ogniqualvolta vi sia un mutamento del prodotto che alteri in maniera significativa le informazioni chiave e, in ogni caso, almeno ogni 12 mesi.

LA REVISIONE CONTINUA COSTA
Sulle compagnie ricadrà pertanto un complesso lavoro di assessment di tutta la gamma prodotti attuale rientrante nell’ambito di applicazione dei Priips, lavoro che dovrà portare l’inserimento di ciascun prodotto nella tipologia delle categorie prevista dal Regolamento con conseguenti differenti tipologie di informazioni da fornire.

È certo che, considerato l’elevato numero di prodotti coinvolti, in particolare nel ramo I prodotti a capitale garantito (dove sussiste ancora un’offerta di prodotto stratificata nel tempo, con soluzioni assolutamente identiche per tipologia di prestazioni finanziarie e di garanzie assicurative, diverse solo nel pricing o per tipologia di garanzie finanziarie) questa nuova regolamentazione porterà la necessità di maggior distinzione tra un prodotto e un altro in termini di target di clientela, obiettivi di rischio-rendimento, garanzie assicurative e finanziarie.

L’implementazione e la manutenzione periodica di un Kid per ogni prodotto comporterà quindi una valutazione sul costo / opportunità di mantenere a catalogo offerte quasi identiche, frutto di scenari e condizioni di mercato molto diverse da quelle attuali, e in presenza di una normativa sempre più articolata che impatta sui tempi e sui costi di gestione del catalogo di offerta.

COSA CAMBIA NELLA CREAZIONE DEL PRODOTTO

La questione acquista rilevanza ancora maggiore se si pensa che con l’entrata in vigore della normativa Idd (febbraio 2018) la fabbrica prodotto dovrà commercializzare soluzioni con caratteristiche allineate agli interessi e agli obiettivi della clientela individuata come target.

Nella costruzione del prodotto, il product manufacturer dovrà considerare il livello di conoscenza e di educazione finanziaria della clientela target e pertanto avrà il compito di identificare preventivamente i gruppi di clientela per i quali il prodotto da commercializzare non è adeguato in termini di potenziali obiettivi o di caratteristiche finanziarie.
La direttiva prevede nello specifico che venga adottata una procedura di analisi del mercato di riferimento, della strategia di distribuzione (che deve essere coerente con il mercato di riferimento) nonché l’adozione di misure di verifica affinché il prodotto venga effettivamente venduto nel mercato in questione, e di criteri di revisione periodica tanto dei prodotti che della procedura stessa, al fine di assicurare la costante coerenza del prodotto con le esigenze del mercato. Inoltre, se l’intermediario o l’impresa di assicurazione hanno informato il cliente sulla periodica valutazione dell’idoneità, essi dovranno di conseguenza fornire al cliente stesso una relazione aggiornata che illustri in che modo il prodotto continui a essere rispondente alle esigenze del cliente.

È evidente che, in una logica di processo di product management che segua lo schema: Identificazione del target → Definizione delle caratteristiche del prodotto in termini di prestazioni e garanzie → Definizione del pricing / costi → modalità e politiche distributive → revisione periodica del prodotto, trovano poca ragion d’essere cataloghi di offerta nei quali siano presenti prodotti del tutto simili per target di clientela, contenuti delle prestazioni e canale distributivo.

Il regolamento sui Priips da una parte e la normativa Idd dall’altra, vanno quindi per molti aspetti visti in modo integrato relativamente alle loro ricadute su strategie di offerta e distribuzione dei prodotti vita di risparmio – investimento, con impatti non del tutto a oggi evidenti anche sulle reti distributive.






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