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La bancassicurazione tra certezze e prospettive

Proporre nuovi prodotti è indispensabile, ma la diffusione dell'offerta assicurativa in banca deve essere accompagnata da una nuova riflessione sul modello distributivo. E' questa l'opinione di Piero Massimo Andreoni, d.g. di Avipop Vita e Avipop Assicurazioni

02/04/2012
La bancassicurazione in Italia vive un momento di riflessione". Terminato il boom delle polizze vita, le compagnie stanno cercando di riposizionarsi sia in termini di prodotto che di distribuzione.
Per comprendere meglio le dinamiche di un settore in continua evoluzione, abbiamo chiesto un commento a Piero Massimo Andreoni, direttore generale di Avipop Assicurazioni e Avipop Vita.
«Nel campo della bancassicurazione vita - afferma - si registra una certa stabilità di mercato. Al di fuori di alcuni fenomeni passeggeri, c'è un livellamento evidente tra gli operatori in campo. Più che alla ricerca di nuovi clienti, al momento le strategie sono improntate alla sostituzione». Lo sviluppo nella vendita di polizze tradizionali, polizze temporanee caso morte e unit linked sembra essere completo. Tant'è che le prospettive, come si dice da tempo, sono più rosee per il ramo danni.

Evoluzione di canale e di offerta
Avipop Assicurazioni è nata dall'unione tra il Banco Popolare e Aviva. La mission è quella di offrire alla clientela, essenzialmente quella del gruppo bancario, una risposta efficace in termini di prodotti specializzati nella prevenzione del rischio nel mondo del lavoro, in famiglia e nella vita di tutti i giorni.
«Abbiamo chiuso un 2011 in sostanziale allineamento al budget - spiega Andreoni -, la flessione è stata minima. Per l'anno in corso, invece, prevedo una performance minore». A pesare, sicuramente, ci sono la congiuntura economica negativa e alcune specificità del mercato. «Il cambio di rotta - spiega ancora il direttore generale di Avipop Assicurazioni - non deve riguardare solo la tipologia di prodotti offerti. Va fatto un discorso più ampio sulle modalità di vendita, sui canali distributivi e sugli stessi volumi. Non sono solo le Credit Protection Insurance a poter garantire alta redditività».
Per il gruppo, la corsa al miglioramento dell'offerta nel ramo danni non può essere la panacea di tutti i mali. «Urge - argomenta Andreoni - una forte riflessione sul modello distributivo e bisogna accelerare la "messa in onda" di alcuni prodotti sui mercati tradizionali».

Sanità: una nuova frontiera per l'assicurazione
Per il futuro Avipop vede interessanti opportunità nel settore sanitario. «Nell'area di sottolivello assicurativo italiano - dichiara Andreoni - c'è un elemento importante: la sanità. Ora l'attenzione dei governanti è tutta focalizzata sulla riduzione del deficit. Completata quest'opera di risanamento dei conti, inevitabilmente si dovrà affrontare lo scoglio del debito pubblico. Chi sarà alla guida del Paese cercherà un modo di ristrutturare la spesa che non riguardi solo il capitolo pensioni. Istruzione, amministrazioni locali e salute - continua - sono i nodi che sicuramente verranno al pettine. Io considero il sistema sanitario, così com'è, insostenibile. C'è un bisogno di un percorso comune che coinvolga pubblico e privato. Il privato, però, non deve apparire più come una spesa ulteriore a carico dei cittadini. Ed è in questi spazi che le assicurazioni potranno inserirsi».

Troppi investimenti per l'Rc auto in banca

Negli ultimi tempi c'è un altro capitolo associato sempre più frequentemente alla bancassicurazione: l'Rc auto. La possibilità di sfruttare la capillare presenza di sportelli sul territorio italiano e l'opportunità di valorizzare il rapporto già stretto che intercorre tra gli istituti di credito e i loro clienti ha spinto molti operatori a lanciarsi nell'impresa. Una scelta, questa, che non però non è stata condivisa da Avipop. «Il gruppo - dice Andreoni - aveva preso in considerazione l'ipotesi. Poi il progetto è stato accantonato. Altre realtà lo fanno, ma non è il nostro caso. Dalle analisi svolte sono venuti fuori scenari che avrebbero apportato benefici minori di quelli che in realtà possono apparire a prima vista. Per entrare nel settore c'è bisogno di investimenti forti. Per questo crediamo che l'Rc auto sia una materia adatta a chi l'ha sempre fatta. Noi siamo una new entry e abbiamo preferito rivolgere l'attenzione altrove».

Le liberalizzazioni non bastano

I recenti interventi legislativi in materia, poi, contribuiscono a rendere gli scenari meno prevedibili. Il decreto "Cresci Italia", ancora non approvato definitivamente dal Parlamento, rischia di scompigliare le carte in tavola. «Nel nostro Paese - continua Andreoni - le norme condizionano pesantemente il business. Quando si intraprende una strada è probabile che nel giro di poco tempo questa possa essere deviata dall'azione legislativa. Nello specifico, guardando ai primi accenni di riforma illustrati dal governo si intravvedono poche novità positive».
Queste liberalizzazioni, è questo il succo del commento di Andreoni, potrebbero non bastare. Se il mercato assicurativo italiano vuole muovere verso un'apertura sensibile alla concorrenza e verso la tanto predicata multicanalità c'è bisogno di altro.
«In Italia - conclude Andreoni - siamo stati seduti troppi anni sugli allori dell'obbligatorietà dell'Rc auto. In passato non si è approfittato delle tante opportunità venutesi a creare. E ora la soluzione non è quella per cui i pochi player che ci sono devono occuparsi di tutto. Le nuove norme produrranno ulteriore chiusura nel mercato. Con queste liberalizzazioni ci saranno più compagnie che, però, continueranno a utilizzare sempre gli stessi canali. La liberalizzazione vera, a mio avviso, è quella che rende più semplice per tutti l'ingresso nella distribuzione. Esclusi pochissimi ambiti davvero delicati, non ci vuole chissà quale scienza per vendere una polizza assicurativa. Solo concedendo una tangibile libertà di accesso ai canali distributivi si stimola sensibilmente la concorrenza. Con tutti i benefici che ne conseguono».

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