La nomofilachia per un diritto più calcolabile
La mancanza di chiarezza nei testi di legge e i tempi lunghi della giustizia sono tra le cause di una perdita di fiducia nella certezza del diritto. Esistono però strumenti, come la Tabella unica nazionale per le lesioni, che costituiscono linee guida per un giudizio certo
26/01/2026
In alcuni articoli che ho scritto per Insurance Daily ho parlato di un interesse generale fondamentale dell’ordinamento
giuridico rappresentato dalla prevedibilità delle decisioni giudiziarie.
Si tratta di un valore che ci porta alla certezza del diritto e che trova il suo fondamento nel rispetto del principio di uguaglianza enunciato dall’art. 3 della Costituzione.
Eppure, mai come in questi ultimi tempi, assistiamo a una crescente sfiducia di cittadini e imprese nei confronti di questo valore così importante per la nostra democrazia.
Le cause della sfiducia
Perché manca la fiducia nella certezza del diritto? La risposta è semplice e non può che riguardare la società nella quale viviamo. Una società sempre più liquida, come la descrive Zygmunt Bauman, caratterizzata da assetti economici e sociali complessi e sempre più diseguali, dove il diritto fatica a seguire l’evoluzione del mercato e della tecnologia.
Non indagherò questi aspetti, ma vorrei focalizzare le mie riflessioni su due cause che hanno portato a questo clima di sfiducia verso la prevedibilità delle decisioni giudiziarie e, dunque, della certezza del diritto.
La prima causa deriva da un legislatore contorto, oscuro, indecifrabile che si scontra, prima ancora che con la Costituzione, con la grammatica e la sintassi. È chiaro che una legislazione così dissestata apre spazi immensi alla giurisdizione e al ruolo dell’interprete.
La legge che ha introdotto la Tabella unica nazionale per le lesioni macropermanenti e la legge sull’arbitro assicurativo sono solo due tra i numerosi esempi che si possono fare sulla mancanza di chiarezza del legislatore.
Dall’altra, c’è una giurisdizione che impiega ancora troppo tempo prima di decidere e rispondere alle domande di cittadini e imprese che chiedono giustizia. E poi esiste il rischio della frammentazione delle interpretazioni giurisprudenziali che si traduce in un possibile abuso del potere giurisdizionale.

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Un antidoto alla frammentazione delle decisioni
Va detto, però, che quest’ultimo rischio tenderà a diminuire perché nel nostro ordinamento vi è un apparato normativo molto articolato che impone a giudici e avvocati di fare i conti con il precedente e la nomofilachia come principio di diritto.
Ecco qualche esempio.
Il precedente come strumento per dichiarare l’inammissibilità dell’appello o per dichiarare l’inammissibilità del ricorso per Cassazione, quando il provvedimento impugnato ha deciso questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della Cassazione.
Oppure il rapporto tra le Sezioni Semplici e le Sezioni Unite della Cassazione non solo nell’ambito del processo civile, ma anche nel processo penale, amministrativo e ammnistrativo contabile. L’art. 347, comma terzo, c.p.c. stabilisce che se la Sezione Semplice della Corte di cassazione non condivide il principio di diritto enunciato dalle Sezioni Unite, deve formalizzare il suo dissenso e rimettere a queste ultime la decisione sul ricorso.
L’istituto della nomofilachia renderà, pertanto, il diritto più prevedibile e certo.
Tra l’altro, come ha rilevato qualificata dottrina (Canzio, Rordorf), la nomofilachia moderna non è soltanto verticale ma è anche cetuale e, quindi, aperta ad avvocati, professori universitari e alla dottrina.
Ciò significa, ad esempio, che i gruppi di lavoro sorti nell’ambito dell’Osservatorio sulla giustizia civile del tribunale di Milano, che hanno elaborato tabelle sui vari danni non disciplinati dal legislatore (pensiamo, ad esempio al danno da perdita del rapporto parentale o al danno terminale), fanno nomofilachia e forniscono già ora a giudici e avvocati criteri equi per rendere il diritto più calcolabile e certo nel rispetto del principio di uguaglianza affermato dalla Costituzione.
Ne consegue che il rischio di una frammentazione delle decisioni giudiziarie o di sentenze creative diminuirà e ciò permetterà alle imprese e ai cittadini di ritrovare la fiducia nell’istituto della giurisdizione e nella calcolabilità delle sue future decisioni.
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