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La riscoperta della solidarietà ai tempi del Coronavirus

Seconda parte - Il sostegno a chi ha bisogno è uno dei principi fondanti della Costituzione italiana. In questo ambito rientra anche l’attività del Servizio sanitario nazionale, messo in crisi dalla rottura del rapporto di fiducia tra medico e malato. Il principio costituzionale rientra così anche nelle linee dettate dalla legge Gelli

La riscoperta della solidarietà ai tempi del Coronavirus hp_vert_img
Riflessioni sulla solidarietà nella legge che disciplina la responsabilità sanitaria
Il pensiero di Rodotà ci offre anche l’occasione per fare alcune riflessioni sulla legge n. 24/2017 in materia di responsabilità sanitaria che, non dimentichiamocelo, aveva subito severe critiche da parte di molti giuristi.
Si diceva che era una legge che favoriva i medici e gli altri esercenti le professioni sanitarie, che favoriva la lobby degli assicuratori e che penalizzava i diritti dei pazienti.
Ebbene, se noi facciamo qualche riflessione su questa norma alla luce del contesto emergenziale nel quale viviamo, non possiamo che giungere a questa conclusione. La legge non ha fatto altro che rispettare il principio di solidarietà che è, insieme agli altri principi sopra affermati, alla base del nostro vivere civile disegnato dalla Costituzione.
Dicevamo prima che il principio di solidarietà è strettamente legato ai diritti fondamentali delle persone. Ebbene la legge in questione ha riconosciuto molti diritti al paziente. Basti pensare, ad esempio, all’istituzione del Fondo di garanzia a favore dei pazienti per i danni derivanti da responsabilità sanitaria (art. 14), al diritto di agire direttamente nei confronti dell’assicuratore delle strutture sanitarie e degli esercenti le professioni sanitarie (art. 12) e al regime delle eccezioni non opponibili dall’assicuratore ai pazienti (art.12).

Le disposizioni a tutela dei sanitari
Come contraltare, però, per riequilibrare un rapporto che era ormai squilibrato a danno dei medici e aveva provocato il grave fenomeno della medicina difensiva, in applicazione del principio di solidarietà nei confronti di soggetti che ci curano e che proteggono il bene più prezioso che abbiamo, il legislatore ha previsto alcune disposizioni che li tutelano. Ecco qualche esempio.
Pensiamo ai primi due commi dell’art. 7 che hanno ricollocato la responsabilità degli esercenti le professioni sanitarie che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie nell’alveo della responsabilità extracontrattuale mettendo così fine alla teoria del contratto sociale elaborata dalla giurisprudenza sin dal 1999.
Pensiamo anche al quarto comma dell’art. 7, in forza del quale il danno non patrimoniale conseguente la condotta colposa degli esercenti le professioni sanitarie va risarcito sulla base delle tabelle previste dagli articoli 138 e 139 del Codice delle assicurazioni.
Anche se la tabella unica nazionale non è stata ancora adottata, aver trasposto in ambito sanitario i criteri liquidativi applicati nell’assicurazione obbligatoria Rc auto, come ci ha ricordato più volte nei suoi scritti Maurizio Hazan, costituisce una chiara scelta del legislatore volta a contenere i costi risarcitori in un settore così delicato e fondamentale della nostra vita per garantire la sostenibilità di un sistema che, di fronte anche alle derive giurisprudenziali, rischiava il collasso.
Il legislatore ha previsto, dunque, in applicazione dei doveri di solidarietà sociale ed economica, che il risarcimento del danno non patrimoniale patito dai pazienti sia contenuto entro limiti prevedibili e sostenibili come accade nel sistema della Rc auto.

Qualche considerazione conclusiva
E quando sarà finita la pandemia, cosa accadrà ai medici e agli altri esercenti le professioni sanitarie?
La solidarietà che la maggioranza degli italiani ha dimostrato in questo periodo nei loro confronti continuerà e si tradurrà in un minor contenzioso?
Ritornerà quell’alleanza terapeutica che era stata spazzata via da quel trend culturale che vedeva trionfare solo la parola “io”, il pregiudizio, il sospetto e la conflittualità verso questa categoria?
Ho molti dubbi che la riconoscenza e la solidarietà dimostrata oggi resti immutata e che vi sarà una rivoluzione culturale nei rapporti con i medici e gli altri esercenti le professioni sanitarie.
Perché avvenga questo cambiamento culturale però, come affermava Rodotà, è necessario anche che il legislatore nazionale, comunitario e la giurisprudenza calino la solidarietà nella normativa e nelle sentenze.
È necessario, dunque, che, in applicazione del principio costituzionale di solidarietà, non vi siano più tagli al servizio sanitario pubblico, che gli esercenti le professioni sanitarie che operano nell’ambito delle strutture sanitarie siano remunerati adeguatamente, che sia finanziata la ricerca, che venga valorizzato il terzo settore e che sia completata la legge n. 24/2017 dando attuazione ai decreti attuativi mancanti.
Ed è necessario anche che la giurisprudenza, sulla scia dei principi enunciati dalle recenti sentenze di legittimità di San Martino, confermi nelle pronunce di merito questo nuovo orientamento sia in relazione alla colpa sia al nesso causale sia al danno.
È necessario, in conclusione, un mutamento radicale della cultura politica e giuridica ma anche di tutti i cittadini nei confronti dei medici e degli altri esercenti le professioni sanitarie che, in linea con i principi costituzionali e i principi della legge n. 24/2017, metta al centro dell’attività politica e giuridica i diritti dei pazienti in una prospettiva di dialogo, di alleanza terapeutica e di solidarietà e non di conflitto e di sanzioni.

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