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Le aziende temono di più i rischi cyber

È stata pubblicata la nona edizione dell’Allianz Risk Barometer che monitora a inizio anno i principali timori delle imprese a livello globale. Al secondo posto la business interruption, i cambiamenti normativi preoccupano più del clima

14/01/2020
I rischi cyber raggiungono per la prima volta la testa della classifica dei rischi più temuti dalle imprese mondiali secondo i risultati dell’Allianz Risk Barometer 2020, pubblicato oggi da Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS). Il documento, giunto quest’anno alla nona edizione, raccoglie le previsioni sulle maggiori minacce a cui saranno esposte le imprese nell’anno in corso nell’opinione di circa 2700 esperti in gestione del rischio di 102 paesi tra cui ceo, risk manager, broker ed esperti assicurativi.
Rischi cyber, business interruption e cambiamenti normativi e regolatori sono nell’ordine i rischi in testa alla classifica, cresce anche il cambiamento climatico (7° posto) di cui preoccupano le possibili perdite dovute a eventi meteorologici estremi ma anche le critiche dei consumatori e le conseguenti potenziali azioni legali.
È la prima volta da quando Allianz pubblica il suo Risk Barometer che i rischi informatici si collocano come la minaccia maggiormente percepita dalle aziende a livello globale (39% delle risposte), mentre solo sette anni fa si trovava al 15° posto (6% delle risposte): a motivare la rapida crescita è la sempre maggiore dipendenza delle imprese dai sistemi tecnologici e dai dati, ma anche le possibili conseguenze di un attacco informatico o di un incidente, sia dal punto di vista operativo che legale e risarcitorio. Negli ultimi sette anni al vertice della classifica si presentava stabilmente l’interruzione di attività (Business interruption) che in questa edizione 2020 si colloca invece al secondo posto con il 37% delle risposte: l’attenzione su questo rischia continua a rimanere alta perché aumenta la tendenza a subire perdite significative per molteplici cause, che vanno dall’incendio, alle catastrofi naturali fino agli incidenti che riguardano le supply chain digitali o anche al terrorismo.
Eventi come la Brexit o la guerra commerciale tra Usa e Cina aumentano la preoccupazione delle aziende verso i cambiamenti nella legislazione e nella regolamentazione, rischio che sale dal 4° al 3° posto, con il 27% delle scelte, e che preoccupa più delle catastrofi naturali (quali tempeste, inondazioni e terremoti) che passano dal 28% al 21% e scendono dal terzo al quarto posto.  

Le complessità del rischio climatico
Restano stabili al quinto e sesto posto due rischi “tradizionali” come i timori per le alterazioni del mercato (21%) e l’incendio o esplosione (20%), mentre sale di una posizione al 7° posto il cambiamento climatico (17%) a causa del quale le aziende temono in particolare l’aumento delle perdite ma anche la crescita del livello dei mari, l’aumento della siccità, le tempeste sempre più violente e le inondazioni massicce, che rappresentano una minaccia per le fabbriche e le altre risorse aziendali, nonché per i collegamenti e le infrastrutture di trasporto e di energia che legano tra loro le catene di fornitura. L’impatto del cambiamento climatico può preoccupare anche per gli aspetti operativi come la delocalizzazione delle strutture, per i potenziali impatti sul mercato e sulle normative, ma anche per un aumento – che già si registra - delle controversie collegate all’emissione di gas serra.
Per quanto riguarda il dettaglio sul nostro paese, i rischi maggiormente percepiti dalle aziende italiane sono l’interruzione di attività (1° posto, 51% delle risposte), seguita dai rischi informatici (49%, in crescita rispetto al 38% del 2019) e al terzo posto dal danno reputazionale o d’immagine (29%), che nell’ultimo anno ha scalato ben due posizioni superando le catastrofi naturali (quarte con il 20%).

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