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Protezione, lavoro e pensioni: ripensare al futuro

Con l'obiettivo di favorire un ampliamento della cultura previdenziale e fare chiarezza sul ruolo delle assicurazioni nel sistema di welfare italiano, si è svolto ieri pomeriggio a Milano il convegno organizzato da Insurance Connect, all'interno della tre giorni della Giornata nazionale della previdenza

15/05/2014
Cambiare le priorità di spesa per aumentare la consapevolezza, soprattutto nei giovani. Capire come, partendo della previdenza complementare, si possano creare opportunità, sostegno al welfare e anche lavoro. Sono stati tanti gli spunti e gli interventi dei protagonisti nell'evento intitolato Previdenza complementare, l'alternativa che pensa al futuro, organizzato ieri da Insurance Connect all'interno della Giornata nazionale della previdenza e del lavoro, attualmente ancora in corso a Milano presso la sede di Borsa Italiana. La maggior parte delle indicazioni ha cercato proprio di dimostrare che a un più alto grado di consapevolezza finanziaria corrispondono migliori prospettive, non solo pensionistiche, ma anche lavorative. Perché al concetto di previdenza si affianca in modo sempre più deciso quello di protezione della famiglia, della persona e degli investimenti. 
L'appuntamento ha cercato di tracciare delle linee guida da seguire, anche attraverso esempi pratici, per una divulgazione concreta di argomenti che spesso sono appannaggio solo di addetti ai lavori: capire la fiscalità, ma anche com'è fatto un prodotto assicurativo, così per poter scegliere quello più adatto alle esigenze di ognuno.

È QUESTIONE DI REDDITO
Nonostante i numeri della previdenza complementare (6,2 milioni di famiglie su un totale di 24 milioni) non siano ancora a livello degli altri principali Paesi europei (dove tuttavia è obbligatoria da qualche decennio), la crescita dei prodotti assicurativi, i Pip, comincia a segnare percentuali decisamente importanti: solo nel 2013, le vendite del piano di previdenza sono cresciute di circa il 18%. Il Pip dimostra un trend positivo e costante, nonostante gli anni di crisi. Federica Orsini, senior manager di Prometeia, ha ricordato che tra il 2010 e il 2012 il reddito delle famiglie italiane è calato molto, ma nello stesso periodo il 24% ha aderito alla previdenza complementare, il 10% si è detto disposto a farlo e il 33% ha detto di non poterselo permettere. La spesa per la previdenza, secondo i dati elaborati da Prometeia, va dai 2000 a 10 mila euro l'anno: è chiaro che per alcune fasce di reddito, proprio quelle che ne avrebbero più bisogno, gli spazi sono molto ristretti.
"Uno dei problemi principali della pensione in Italia, anche quella pubblica - ha sottolineato nel corso del suo intervento Alessandro Bugli, legale dello studio Taurini & Hazan e tra gli organizzatori della Gnp -, è che i redditi sono troppo bassi, soprattutto quelli della classe media", quella che, lo abbiamo ripetuto tante volte, avrebbe più possibilità di spesa.

L'ASSICURAZIONE È PREVIDENZA
Alle questioni economiche, si aggiungono poi i temi della scarsa educazione e consapevolezza finanziaria. E qui si gioca una partita che ha visto le imprese assicurative protagoniste, nonostante la diffidenza, se non l'ostilità, con cui sono spesso guardate, come ha ribadito l'avvocato Maurizio Hazan, ricordando come l'assicurazione si sostanzi perfettamente nel concetto di previdenza e si realizzi in uno degli strumenti principali di educazione del rischio.
Sulla nozione di educazione è tornato Giacomo Carbonari, segretario generale del Forum Ania-Consumatori, affrontando il tema della penetrazione della cultura finanziaria assicurativa e previdenziale tra i giovani delle scuole, quelli che più hanno bisogno di una formazione concreta su questi temi. Il progetto Io e i rischi, portato avanti dal Forum, insieme a tanti insegnanti delle scuole, ha rivelato dati preoccupanti: il 50% dei giovani compresi tra i 18 e i 29 anni non sa cos'è un'obbligazione, il 42% associa la borsa a una scommessa, mentre ben l'83% non saprebbe orientarsi nel risparmio gestito. I pochi che padroneggiano alcune nozioni, le hanno apprese soprattutto dalla famiglia (51,4%), poi dalle esperienze personali (15,6%) e solo il 6% dalla scuola. "Ecco perché - ha aggiunto Carbonari - il Forum ha come obiettivo principale le scuole: le nozioni di previdenza, risparmio e finanza affinano la capacità di pensare e il consumo culturale consapevole".

COMUNICARE VALORE
Concetti come previdenza, protezione, risparmio, welfare devono entrare nel linguaggio comune. Ma anche imprese e intermediari devono essere in grado di fare di più, in prima persona. Comunicare in modo semplice, diretto, anche attraverso le tecnologie social e 2.0: intorno alla previdenza, ne sono convinti tutti gli operatori del settore, deve crearsi un circolo virtuoso, un passaparola che spinga a farsi delle domande e a cercare delle risposte.
La tavola rotonda finale, moderata da Maria Rosa Alaggio, direttore delle testate di Insurance Connect e partecipata dai principali stakeholder del settore ha analizzato proprio questi aspetti, indagando anche come veicolare il valore del prodotto previdenziale attraverso i canali distributivi.
"Il punto di partenza - ha detto Carmine Paolantonio, responsabile marketing retail di Cariparma - è la fiducia tra consulente e cliente. Il tema del costo è molto sentito, ma noi lavoriamo su quello che i clienti accantonano: da lì facciamo emergere i bisogni. Il costo è visto più come un onere di gestione che di acquisto e il cliente lo valuta in itinere: la nostra esperienza ci dice che quando un cliente opera un acquisto consapevole il costo diventa un investimento".

GLI AGENTI PER TUTTE LE RISPOSTE
Per Aviva, il canale agenziale deve rafforzarsi in termini di consulenza: "gli agenti - ha spiegato Michele Colio, distribution & marketing director di Aviva Italia - possono fare la differenza in termini di competenze sui bisogni; la banca, secondo noi, svolge una consulenza totale, che parte dai prodotti finanziari per finire su quelli assicurativi, per cui è necessario fare molta formazione". Aviva è soddisfatta del proprio canale tradizionale e punterà ad aumentare gli agenti, "incrementando l'ambiente digitale", creando sinergie e multiaccesso per il cliente.
"Gli agenti smettano di fare i venditori e tornino alla consulenza", è quanto si augura Enrico Ulivieri, presidente gruppo agenti Zurich, che sottolinea come la differenza non la faccia il prodotto, ma l'attenzione e la professionalità dell'intermediario. "Tuttavia - ha continuato - dobbiamo rendere più moderne le nostre agenzie, perché a breve non avremo più il piacere di vedere i clienti che fino ad oggi venivano a ritirare il tagliando auto. Dalla nostra, però, abbiamo le risorse e la capacità di dare tutte le risposte".

UNA RELAZIONE VIA SKYPE
Il mondo del web e dei canali diretti sperimenta e si affida, nel ramo vita, a prodotti semplici, che non hanno bisogno di grande consulenza. Anche se Genertellife, di Generali, non rinuncia a guardare in faccia il proprio cliente: anche da remoto. "Ora lavoriamo via Skype - ha spiegato Paolo Cercato, responsabile industria life della compagnia - con appuntamento telefonico: il cliente si trova a casa sua, si sente tranquillo e a suo agio, così si crea una relazione distesa. Stiamo cercando un approccio sempre più facile, accessibile: il mondo dell'on line è fatto di giganti che possono entrare in questo mercato, quindi noi dobbiamo essere i primi a muoverci puntando sulla qualità".
I giovani di oggi saranno gli anziani di domani: e su internet ci sono nati.

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