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Il futuro della casa connessa

Presentata la ricerca Smart Home dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano

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La tecnologia connessa applicata alle abitazioni comincia a diffondersi anche nel nostro Paese: il mercato delle Smart home solutions è aumentato del 23% nel 2016, raggiungendo i 185 milioni di euro. “Una buona crescita, ma ancora timida – ha commentato Angela Tumino, direttore dell’Osservatorio - Quello a cui stiamo assistendo è solo l’inizio di un percorso di crescita dal potenziale enorme, ancora in gran parte inespresso”. 
Ad oggi il mercato italiano dell’offerta si presenta estremamente vario, con la predominanza della filiera tradizionale (installatori e produttori di tecnologia e servizi elettrici) e una piccola quota di retailer, ecommerce e assicurazioni. Stanno inoltre guadagnando spazio le startup e gli operatori “Over The Top” (in primis Google e Amazon). Questa frammentazione finora non ha permesso un consolidamento del settore. Proprio dall’ingresso dei grandi player internazionali potrebbe però arrivare un’opportunità di crescita strutturata. “Gli Over the top daranno una spinta al mercato e consentiranno di utilizzare al meglio i big data raccolti, cosa che finora non siamo stati in grado di fare per mancanza di condivisione” sostiene Valerio Chiaronzi, chief commercial officer di Europ Assistance

La maturità dei consumatori è stata sondata da un’indagine Doxa, presentata da Guido Argieri, head of customer interaction & monitoring. Ad oggi solo il 26% degli italiani possiede un dispositivo connesso nella propria abitazione, ma il 79% si dichiara propenso ad acquistarne nel prossimo futuro. L’interesse è rivolto soprattutto a prodotti per la sicurezza e la sorveglianza, seguiti da climatizzazione, riscaldamento e gestione degli elettrodomestici da remoto. 

Che la sicurezza sia un tema fondamentale per i consumatori lo conferma il fatto che il 67% dei potenziali acquirenti è preoccupato per i rischi di accesso o controllo degli oggetti connessi da parte di malintenzionati. Un timore non infondato, come ha spiegato Lorella Bianchi, Funzionario direttivo con profilo giuridico presso il Garante per la protezione dei dati personali - Dipartimento Comunicazioni e Reti Telematiche “Gli oggetti connessi introducono nuovi intermediari tra essi e l’utilizzatore, intermediari che hanno accesso ai dati e ad oggi per l’utente sono a volte sconosciuti o di difficile reperibilità nel momento in cui si verifica un problema”. Stefano Zannero, Professore associato del Dipartimento di elettronica, informazione e bioingegneria del Politecnico di Milano, ricorda anche la questione della cybersecurity “Il rischio in questo ambito nasce dalla combinazione tra l’alta vulnerabilità degli oggetti IoT, il valore che essi proteggono e la minaccia reale a cui sono esposti”. 

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