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L'assicurazione italiana 2013-2014: una storia di centralità

La presentazione del volume annuale prodotto dall'Ania è stata l'occasione per rivolgere lo sguardo al prossimo futuro: un settore sempre più coinvolto nella vita sociale del Paese, e sempre più cardine del sistema. Decisivi saranno, però, i prossimi passi del legislatore

10/07/2014
Mai come in questo momento, il mondo assicurativo si sta aprendo alla società per mostrarsi protagonista nel cambiamento del Paese. Forse perché mai come in questi anni di crisi al settore è stato chiesto di fare di più, ricevendo in risposta un'apertura: le assicurazioni sembrano dire va bene, noi ci siamo, ma occorrono decisioni coraggiose per un cambio culturale radicale". Al mercato assicurativo è chiesto sempre più protagonismo, perché è diventato finalmente chiaro il ruolo delle assicurazioni che, come nessun'altra istituzione finanziaria, penetrano nel tessuto sociale del Paese. 

In questo scenario, già illustrato ampiamente dal presidente dell'Ania, Aldo Minucci, durante l'assemblea annuale di categoria (svoltasi lo scorso primo luglio a Roma), si è tenuta ieri a Milano la presentazione del volume L'assicurazione italiana, edizione 2013-2014. Il pesante librone che, oltre a contenere tutte le cifre del mercato delle polizze, è arricchito da approfondimenti curati dal centro studi dell'Ania e dai singoli responsabili di settore. Un testo che diventa ogni anno più imponente, come ammesso dal direttore generale, Dario Focarelli, in apertura della sua presentazione sui dati economici che si intrecceranno con il futuro del comparto. 

RIPARTONO RISPARMIO E PROPENSIONE AL RISCHIO 
Un mercato che può e deve guardare con fiducia al futuro e che potrà essere sostenuto da un'accelerazione del pil mondiale, sia nel 2014, sia nel 2015. "Saranno le economie avanzate, in primis gli Stati Uniti - ha specificato Focarelli - a spingere la ripresa, anche se parliamo sempre di numeri piccoli (+2,2% nel 2014; +2,3% nel 2015, ndr)". Per l'Italia, Istat e Ocse, parlano di una crescita dello 0,4% per l'anno in corso: il nostro Paese, quindi, non sarà una locomotiva. 

Tuttavia, dalla fine del 2012 sta aumentando la propensione al risparmio degli italiani, che era calata in percentuale rispetto al reddito dal 20% degli anni '90 fino all'8% del 2011. "Il 45% di questo risparmio però - ha spiegato il dg - non è finalizzato, ovvero non è funzionale a un'esigenza specifica. La sfida del settore sarà quella di intercettarlo". Il tema è strettamente connesso agli investimenti. Passati i momenti di forte tensione sugli spread, durante i quali le assicurazioni non si sono ritirate, i tassi al momento languono, e garantire ai clienti rendimenti oltre il 2% a cinque anni può provocare tensioni: "la strategia delle compagnie - ha detto Focarelli - si è rilevata adeguata, ma si dovrà riflettere nei prossimi tempi". 

INVESTIRE BENE: LA SFIDA DELLE COMPAGNIE 
Durante la mattinata, i direttori centrali, Vittorio Verdone e Roberto Manzato hanno illustrato nello specifico l'andamento dei singoli rami e della distribuzione. Verdone ha focalizzato il suo intervento sull'Rc auto e sulle frodi, prevedendo per il comparto una crescita del loss ratio per l'anno in corso pari al 5/6% (nel 2013 si attestava al 68,5%) a causa del persistere del calo delle tariffe, che anche per il 2014 diminuiranno di circa il 6%. 

Nonostante le previsioni dell'Ania vedano per il 2014 una crescita complessiva dei premi oltre il 20%, con il ramo vita ancora trainante (+29%) e i rami danni ancora in sofferenza (-1,7%), la sfida per le assicurazioni sarà impiegare i flussi di cassa in buone opportunità d'investimento. Una necessità sottolineata dallo stesso Minucci, che ha ricordato come diversificare l'asset allocation, grazie alla possibilità di agire sull'economia reale, sia per il settore un'opportunità da sfruttare, anche se a certe condizioni. 

I riferimenti del presidente dell'associazione sono stati ribaditi anche in questa occasione: consentire l'ingresso deciso dei privati nella spesa per la sanità, rendere più flessibile e più conveniente l'adesione alla previdenza complementare, costruire un sistema misto di assicurazione contro le catastrofi naturali che possa prevedere anche l'obbligatorietà della polizza e, infine, approvare le tabelle sul danno grave alla persona. Tutti temi noti, ma che, a differenza del passato, si stanno imponendo nell'agenda del legislatore come prioritari.

LE CONTRADDIZIONI DI UNA POLIZZA OBBLIGATORIA 
Le compagnie, coinvolte in una tavola rotonda finale, confermano sul campo le tendenze illustrate sulla carta. Tuttavia sull'obbligatorietà della polizza nat-cat, ci sono delle perplessità. Franco Ellena, direttore generale di UnipolSai ha ricordato che sulla polizza obbligatoria non si può fare demagogia: "le condizioni - ha detto - non possono essere quelle dell'Rc auto, che è stato subito un settore tormentatissimo. L'introduzione di un'eventuale polizza obbligatoria deve avvenire in un clima culturale diverso". 

Camillo Candia, numero uno di Zurich in Italia, ha sottolineato la difficoltà nell'imporre l'obbligatorietà di una polizza per i terremoti: "si tratterebbe di scegliere tra una mutualità pura, per cui anche chi abita in zone non a rischio sarà costretto ad assicurarsi, e una modulazione del pricing, con la conseguenza che i cittadini più esposti pagheranno premi molto elevati". Sul versante vita, invece, Andrea Mencattini, ad di Alleanza, ha ricordato che lo sviluppo delle polizze a premio unico nasconde comunque dei rischi di shortermismo da parte dei risparmiatori: ecco perché è necessario che sia incentivato il risparmio a lungo termine, su cui si basa il sistema assicurativo. Infine, anche la distribuzione dovrà cambiare. 

Attualmente, la mobilità assicurativa è intorno al 20% annuo: un dato pochi anni fa inimmaginabile. Zurich, UnipolSai e Alleanza, ognuno secondo le proprie caratteristiche, vedono un agente in grande evoluzione, da integrare sempre di più con i canali in espansione, soprattutto quello web. "Ma le rete - ha concluso Ellena - deve essere sempre più integrata alla compagnia, per saper fornire nuovi servizi a valore aggiunto: solo così l'agente potrà passare da gestore del portafoglio a gestore di una relazione, recuperando la propria redditività".

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