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Le azioni per l’evoluzione della categoria

Il congresso della confederazione Periti Uniti, svoltosi la scorsa settimana a Cervia, traccia le linee guida per il futuro della professione. Il punto di partenza, in un confronto europeo, è la qualificazione delle competenze e delle abilità del professionista

16/05/2016
La primavera del 2001 e il 12 e 13 maggio del 2016 segnano due date fondamentali nella storia dei periti non auto del nostro Paese.
La prima, che risale al marzo di 15 anni fa, riporta a un congresso tenutosi a Firenze, con la presenza dell’Ania e un confronto tra le varie associazioni di categoria. In quell’occasione si guardava al futuro richiedendo un cambiamento nella professione, una maggiore unità tra le parti e il giusto riconoscimento dal mercato.
L’appuntamento più recente, quello della scorsa settimana a Cervia, ha attribuito contenuto e sostanza alle intenzioni di quel lontano incontro in Toscana, presentando i risultati ottenuti negli ultimi tempi e delineando concretamente obiettivi e percorsi, strategici e operativi, per il futuro dell’intera categoria.
Per chi ha partecipato a entrambi gli eventi, la percezione di un cambio di passo è stata lampante. Perché la due giorni appena passata, a cui hanno partecipato 500 periti, è stata sì l’occasione ufficiale per vedere all’opera la confederazione Periti Uniti (la realtà nata pochi mesi fa, come primo risultato tangibile, con l’obiettivo di fornire ai periti non auto una rappresentanza più forte), ma soprattutto ha rappresentato il trampolino di lancio di un cambiamento necessario cui nessun professionista può più sottrarsi. Il taglio del nastro di questo momento storico è stato affidato a Riccardo Campagna, presidente della confederazione e presidente di Assit, e ai presidenti delle altre associazioni socie: Francesco Cincotti, presidente Aipai, Aldo Baggioli, presidente Anpre, Gino Attilio Timo, segretario Collegio Lombardo.
In un momento in cui le rappresentanze di altre categorie vicine al mondo assicurativo sono da troppo tempo arroccate su posizioni divergenti che separano e indeboliscono gli interessi comuni, i presidenti raccolti nella confederazione hanno invece aperto i lavori insieme, sintetizzando i passaggi chiave che attendono i periti nei prossimi mesi: la certificazione della propria professionalità, il rinnovamento di una qualità che deve essere garantita alle compagnie e al cliente, la loro centralità nel rapporto tra polizza, sinistro e relazione con l’assicurato.

Dalla norma alla qualità

Questa evoluzione ha comunque richiesto molto tempo: un processo lungo appunto 15 anni, in cui tanti fattori hanno contribuito a trasformare le intenzioni in azioni. In questo arco di tempo, non va dimenticato, il mondo è totalmente cambiato. Il mercato, la regolamentazione, il rapporto con la clientela, il modo di fare assicurazione e di garantire il servizio non sono più gli stessi di qualche anno fa.
Una chiave di volta proviene in particolare dalla legge 4 del 14 gennaio 2013, relativa alle professioni non regolamentate, che ha spinto le associazioni dei periti a riflettere sulla necessità di dotarsi di un  sistema di autoregolamentazione e certificazione, attraverso il progetto illustrato nel corso del convegno da Pietro Adorni, coordinatore commissione norma Uni 11628.
 “Abbiamo voluto dotarci di un sistema autonormato – ha dischiarato Adorni che dal 6 marzo 2013 al 17 marzo 2016, data della sua ratifica, ha assistito a un iter che oggi ci permette di svolgere la nostra attività sulla base di un quadro di riferimento chiaro e dettagliato. I miei ringraziamenti vanno a tutti coloro che hanno contribuito a costruire questa norma, grazie alla quale oggi è possibile definire la figura del perito, i suoi compiti, le competenze e le capacità tecniche, operative e gestionali, prevedendo anche la descrizione di tutti gli aspetti etici, deontologici e comportamentali per lo svolgimento dell’attività”.
La legge 4/2013 ha ispirato anche il progetto di certificazione della figura professionale del perito, presentato all’ente di certificazione Cersa, sulla base di un modello professionale europeo che prevede un percorso di formazione e di apprendimento permanente finalizzato al rispetto di standard qualitativi. “Con riferimento all’European qualifications framework (Eqf) e in conformità agli standard di qualità certificati da Accredia - ha spiegato Luciano Riveccio, responsabile sistemi di certificazione di persone Cersa – abbiamo stabilito la distinzione tra perito assicurativo e perito assicurativo senior, indentificando i diversi livelli di conoscenze, competenze e abilità che il professionista dovrà acquisire, dimostrare attraverso un esame specifico e mantenere nel tempo con un programma di formazione continua”. Tutta questa attività non si traduce in nessun obbligo per il perito.
Ma il messaggio finale dato dall’avvocato Giancarlo Faletti, intervenuto nella seconda giornata del convegno con una dettagliata analisi delle norme e della giurisprudenza della professione, non lascia dubbi: la certificazione è un bollino di qualità che incide, inevitabilmente, nella valutazione e nella scelta della professionista.

Partire dalla formazione

La qualità è il frutto di competenze comprovate, e quindi di un percorso fatto di formazione, verifiche e aggiornamento costante. A questo la Confederazione periti uniti ha pensato valorizzando le partnership con Cersa e con Cineas. Tra i risultati presentati al Congresso, spicca la convezione studiata per tutti gli iscritti alle associazioni confederate, che potranno godere di agevolazioni economiche per la partecipazione ai corsi: quelli con contenuti propedeutici alla certificazione, in particolare, saranno selezionati e qualificati da Cersa.
“Abbiamo già trasmesso a Cersa – ha evidenziato Adolfo Bertani, presidente Cineas - l’elenco di tutti i corsi che abbiamo realizzato negli ultimi cinque anni. Chi li ha frequentati è già pronto per dare l’esame richiesto.  Chi pensava, 15 anni fa, che la figura del perito si sarebbe presto estinta, oggi viene da voi contraddetto. Ma – ha sottolineato - siete solo all’inizio: dovete avere piena consapevolezza delle difficoltà che vi attendono e dovete crederci fino in fondo, senza mai dimenticare che non dovrete mai chiudervi su voi stessi, né rischiare di trascurare i cambiamenti del mercato e i nuovi operatori che vi sono entrati con attività affini alla vostra”.

Il perito tra compagnie e clienti

Pensare all’evoluzione della categoria implica un passaggio inevitabile: la selezione di soggetti che non meritano di farne parte. “Oggi è necessario fare sistema – ha evidenziato Francesco Cincotti – affinché la nostra categoria possa un giorno essere garante dello sviluppo assicurativo. Questo obiettivo si raggiunge lottando innanzitutto contro chi svolge attività di perizia senza le adeguate competenza e conoscenze della materia. Dobbiamo pensare al ruolo che ricopriamo: siamo noi che, quotidianamente, andiamo a casa del cliente. E proprio per questo motivo dobbiamo essere portatori di qualità”.
Alla relazione con il cliente è stata dedicata, nel corso del convegno, una tavola rotonda che ha visto gli interventi di rappresentanti degli intermediari, delle compagnie, del mondo aziendale, con la partecipazione di Alessandro de Felice, presidente di Anra e dei consumatori, con la presenza di Fabrizio Premuti, presidente di Konsumer. L’esperienza dei periti a livello internazionale è stata trasmessa da Santiago Calzado, presidente Fuedi. “L’unità tra le associazioni di categoria – ha ricordato Calzado – è l’occasione, come avvenuto in Spagna, di rafforzare la nostra voce e la nostra capacità di rappresentanza. Per far evolvere la professione è però fondamentale costruire un quadro regolamentare che ci aiuti a farci riconoscere a livello di sistema e a presentarci al cliente con maggiore credibilità”.
L’importanza dei periti per le compagnie di assicurazione è stata ribadita dagli esponenti delle imprese presenti alla tavola rotonda, Giuliano Basile, responsabile attività di supporto di Allianz, Francesco Semprini, direttore generale Hdi Global ItaliaAngelo Leotta, responsabile controllo di gestione  dei fiduciari di Reale Group.
Il delicato equilibrio tra la fase di sottoscrizione e quella del sinistro, dove viene affidato al perito il confronto tra la validità della polizza, l’entità del danno e il relativo risarcimento, è stato oggetto degli interventi di Carlo Marietti Andreani, presidente di Aiba, e Luigi Viganotti, presidente di Acb.
Dalla tavola rotonda emerge un messaggio di fondo, da condividere per il futuro con tutti gli operatori: la possibilità di creare un sistema virtuoso capace di intervenire sia sul contratto assicurativo che sulla componente di servizio. A condizione che si riesca a costruire una collaborazione più stretta tra i periti, le compagnie, gli intermediari e la clientela.  

(Un approfondimento sui contenuti della tavola rotonda sarà pubblicato sul numero di Insurance Review di giugno).




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