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Fondi pensione, un patrimonio di oltre 35mila miliardi di dollari

Secondo il Global pension asset study di Willis Towers Watson a tanto ammonterebbe il totale complessivo globale riferito al 2015

24/02/2016
Secondo il nuovo Global pension asset study elaborato da Willis Towers Watson, il patrimonio dei fondi pensione (con riferimento al totale in 19 mercati) ha raggiunto quota 35,4 mila miliardi di dollari a fine 2015. Il valore degli asset nel corso nel 2015 ha mostrato un trend inverso con valori maggiori nella prima parte dell’anno, poi scesi nella parte finale. Tale valore rappresenta circa il 35% degli asset istituzionali disponibili nei mercati finanziari globali ed equivale all'80% del Pil aggregato dei paesi in analisi. Dal 2005, quando superavano di poco i 21 mila miliardi di dollari, gli asset dei fondi pensione a livello mondiale sono cresciuti, in media, ad un tasso pari al 5% annuo.
Mentre i valori degli asset sono cambiati di poco nel corso dell’anno, lo studio mette in evidenza sei aree di cambiamento più significative: il progressivo orientamento verso i fondi pensione a contribuzione definita (DC), l’aumento dell’investimento nei talenti, la maggiore focalizzazione sulla catena del valore all’interno dei fondi, i miglioramenti nella governance, una maggiore attenzione alla gestione del rischio, alla sostenibilità ed ai fattori Esg.
 Tra il 2005 e il 2015, i fondi pensione a contribuzione definita (Dc), che hanno mostrato un tasso di crescita annuale composto (Cagr) del 7%, sono cresciuti ad un ritmo molto più alto rispetto ai piani a benefici definiti (Db), che hanno invece registrato un tasso di poco superiore al 3%. Di conseguenza, i fondi Dc attualmente sfiorano il 48% degli asset dei fondi pensione globali.
Lo studio conferma una serie di trend nelle strategie di investimento dei fondi pensione. In particolar modo gli investimenti in strategie alternative - soprattutto nel settore immobiliare e, in minor misura, in hedge fund, private equity e commodities – sono cresciuti dal 5% nel 1995 sino al 24%. Negli ultimi dieci anni, la maggior parte dei Paesi ha aumentato la loro esposizione ad asset alternativi, con il Canada in testa (dal 14 % al 27%), seguito dal Regno Unito (dal 7% al 18%), Svizzera (dal 18% al 29%), Stati Uniti (dal 17% al 27%) e Giappone (dal 3% al 9%)".
 Questa tendenza è accompagnata da un sempre maggior interesse verso il mercato azionario globale. Il bias verso il mercato azionario nazionale è passato da una media del 65% nel 1998 al 43% nel 2015. Le differenze tra i diversi mercati sono significative: mentre i fondi pensione degli Stati Uniti continuano ad investire quasi i due terzi dei loro portafogli in azioni domestiche (63% nel 2015), i fondi canadesi e svizzeri vi investono rispettivamente il 25% e 35% mentre l’esposizione dei fondi inglesi è più che dimezzata rispetto al 1998, arrivando fino al 35%. La ricerca mostra come i fondi americani e canadesi abbiano mantenuto una forte predisposizione verso gli investimenti in obbligazioni domestiche (nel 2015 rispettivamente al 98% e 87%), mentre i fondi svizzeri hanno ridotto l'esposizione alle obbligazioni nazionali in modo significativo (-34% dal 1998). I fondi australiani hanno invece aumentato l'esposizione a obbligazioni nazionali del 7% negli ultimi due anni.
Secondo Alessandra Pasquoni, responsabile investimenti di Willis Towers Watson, “la tendenza verso i fondi a contribuzione definita (Dc), guidata dal mercato statunitense, è stato il trend degli ultimi anni. Tuttavia, i fondi Dd mostrano ancora limiti nei modelli di governance, di condivisione del rischio e nella comprensione dei bisogni degli investitori. Ci preoccupa che i rendimenti dei fondi pensione possano ben presto scendere al di sotto delle aspettative dei loro membri, in funzione di rendimenti ai minimi ed ulteriormente aggravati da bassi tassi di contribuzione. Inoltre permangono rischi nei mercati finanziari dovuti a regolamentazione e cattiva governance.”

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