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Assofondipensione, Ddl concorrenza va cambiato

Il monito lanciato dal presidente di Assofondipensione, Michele Tronconi, in audizione davanti alla Commissione parlamentare di controllo

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Il disegno di legge sulla concorrenza, varato dal governo a febbraio, deve essere cambiato e persino stralciato nei passaggi di maggiore criticità e incoerenza con il sistema previdenziale complessivo. E’ il monito che il presidente di Assofondipensione, Michele Tronconi, ha lanciato davanti alla Commissione Parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza ed assistenza sociale.   

Il Ddl, così come è stato concepito, prevede la possibilità di trasferire in via automatica a un’altra forma pensionistica complementare il contributo che il datore di lavoro versa al fondo pensione negoziale cui è iscritto il dipendente. Nel corso dell’audizione a Roma, il numero uno dell’associazione, ha evidenziato come il provvedimento, presentato in questi termini, possa sminuire il ruolo dei fondi pensione negoziali, incentivando fondi pensione aperti e piani individuali di previdenza (PiP) delle assicurazioni. In quest’ottica, quindi, gli aderenti di Assofondipensione rischiano di essere trasformati “in una sorta di terreno di caccia preferenziale”. In un contesto simile l’insidia di una guerra fratricida sarebbe dietro l’angolo, ha rimarcato Tronconi di fronte agli esponenti della Commissione parlamentare. Perché, in sostanza, si corre il rischio che i lavoratori possano transitare nei fondi negoziali solo per acquisire il diritto al contributo del datore di lavoro. Nel contempo, però, i fondi aperti e i piani individuali di previdenza, che in questo quadro normativo sarebbero incentivati a ricercare e prediligere questa tipologia di clientela, ne beneficerebbero portandosi in dote il contributo pagato dalle aziende. E proprio in questo passaggio, secondo Assofondipensione, risiederebbe una delle maggiori criticità. Con presupposti simili non si creerebbe una sana concorrenza, ma si avrebbe l’effetto contrario: assistendo così alla corsa ai già iscritti con un effetto a somma zero che andrebbe a scapito delle adesioni complessive alla previdenza integrativa. 

Tronconi ha, successivamente, portato all’attenzione delle Commissione di controllo anche un’analisi sulle risorse pro-capite destinate alle prestazioni future evidenziando come, queste, “crescano molto di più nei fondi negoziali” rispetto a fondi aperti e piani assicurativi. Per suffragare questa tesi ha snocciolato una serie di dati sui rendimenti medi delle gestioni della previdenza complementare. A margine di una rivalutazione del Tfr al minimo storico dell1,3%, nel 2014 i fondi pensione negoziali hanno reso il 7,3%, i piani individuali di previdenza il 7,2% e i fondi aperti il 7,5%. “Non è vero quindi – ha chiosato Tronconi – che le forme di previdenza complementare gestite dal mondo assicurativo e bancario siano più attraenti e più efficienti”. 

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