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Fonsai, Giulia Ligresti patteggia la pena

Due anni e otto mesi di reclusione, multa di 20 mila euro e il sequestro di quote societarie. Intanto prosegue l'attività dei magistrati, che ieri hanno ascoltato l'ex dg Peluso

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Il Tribunale di Torino ha dato il via libera al patteggiamento di Giulia Ligresti: due anni e otto mesi di reclusione e una multa di 20 mila euro. Inoltre, è stata concordata la confisca del 31% delle azioni della società Pegaso riconducibili alla Ligresti, e del 31% degli immobili che fanno riferimento alla stessa società: il valore non è stato quantificato dal Tribunale, ma secondo fonti vicine all'indagine in entrambi i casi si parlerebbe di diversi milioni di euro. Tecnicamente la sentenza di patteggiamento non è ancora definitiva (in teoria si può ricorrere in Cassazione). In seguito si potranno discutere, davanti al tribunale di sorveglianza di Milano, le modalità con cui la pena dovrà essere scontata: per esempio, la detenzione domiciliare o l'affidamento a un lavoro socialmente utile.

Dunque esce di scena una delle protagoniste dell'inchiesta della procura di Torino sulla passata gestione di Fondiaria Sai. Il patteggiamento della Ligresti è stato possibile in virtù del ruolo avuto nella compagnia assicurativa, senza deleghe e quindi non operativo, e anche per le ammissioni che avrebbe fatto nel corso degli interrogatori con i magistrati torinesi Vittorio Nessi e Marco Gianoglio, titolari del fascicolo.

Proseguono gli interrogatori

Fino a ora i pm non hanno potuto interrogato Salvatore Ligresti per motivi di salute ma, dopo che la consulenza medica disposta dalla procura ha attestato che l'ingegnere è in grado di sostenere un interrogatorio, entro la fine di settembre i magistrati sono intenzionati a sentirlo e probabilmente si recheranno nell'abitazione di Milano dove si trova ai domiciliari, piuttosto che far condurre l'ex presidente onorario di Fonsai negli uffici del Palazzo di Giustizia torinese.
Di certo c'è che il 27 settembre prossimo Nessi e Gianoglio si recheranno a Lugano in Svizzera per sentire via rogatoria internazionale Paolo Ligresti, l'altro figlio di Salvatore, sfuggito all'arresto perché cittadino elvetico e da tempo residente nella Confederazione. Restano per ora in carcere Jonella Ligresti (sorella di Giulia e Paolo) ed Emanuele Erbetta (ex amministratore delegato di Fonsai), e ai domiciliari Fausto Marchionni (anch'egli ex ad) e Antonio Talarico (ex vice presidente). Da quest'ultimo, secondo quanto appreso, non sta arrivando alcuna ammissione o collaborazione con i magistrati.

Riguardo la richiesta avanzata dai legali degli indagati per una attenuazione delle misure cautelari (in particolare avevano fatto ricorso al tribunale del Riesame Jonella e Salvatore Ligresti, Erbetta e Talarico), ancora non è stata fissata udienza in Corte di Cassazione contro la decisione del Riesame che aveva confermato carcere e domiciliari.

Un capitolo a parte è il sequestro di circa 251 milioni di euro eseguito il 12 agosto scorso. Per la parte della somma di competenza di Giulia Ligresti il giudice Ilaria Guarriello questa mattina con il patteggiamento ha stabilito la confisca; al tempo stesso sono arrivate le richieste di dissequestro da parte di altri destinatari dell'ordinanza. Le prime udienze al tribunale del Riesame di Torino si terranno nell'ultima settimana di settembre.

Torino e Milano, due inchieste parallele

L'inchiesta nel frattempo prosegue e procede parallelamente a quella del pm di Milano Luigi Orsi. I contatti tra i magistrati di Torino e del capoluogo lombardo sono continui ma i fascicoli restano ben separati e non sembrano esserci sovrapposizioni. Non si esclude che l'indagine torinese possa essere divisa in due tronconi: da una parte i fatti contestati nell'ordinanza di custodia cautelare nel 17 luglio scorso con i reati di falso in bilancio aggravato (relativo al bilancio Fonsai del 2010 approvato nel 2011, con particolare attenzione alle riserve sinistri che per i pm non sono corrette) e di manipolazione del mercato, che potrebbe avere un iter spedito e arrivare a chiusura più rapidamente, mentre resterebbe aperto un fascicolo con altri episodi e contestazioni, per continuare a fare accertamenti, anche alla luce della consulenza sugli immobili disposta dai pm torinesi. Proseguono infine le audizione di persone sentite come informate sui fatti. Ieri è stata la volta di Piergiorgio Peluso, ex direttore generale di Fonsai. Peluso, figlio del ministro Giustizia, Annamaria Cancellieri, è stato ascoltato dai pm per verificare alcune dichiarazioni rese dagli indagati in interrogatorio. Il manager era stato già sentito nel marzo scorso e nelle prossime settimane, così come è stato richiamato lui, altri testimoni anche già sentiti potrebbero varcare le porte del Palazzo di Giustizia.

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