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Trasporto via mare: meno perdite ma più rischi

La crescente richiesta di disponibilità in un settore per propria struttura poco elastico aumenta i fattori di rischio di incidente, soprattutto per la vetustà dei mezzi e la carenza di personale. Si aggiungono ora le incognite della guerra in Ucraina, con la crescita del rischio cyber e la chiusura di importanti rotte

Trasporto via mare: meno perdite ma più rischi hp_wide_img
Il settore marittimo è il motore del 90% del commercio mondiale e la richiesta è in forte crescita. L’accresciuta domanda porta però ad allungare eccessivamente la vita delle navi e a utilizzare per i container imbarcazioni con altre destinazioni d’uso, con un aumento del rischio di incidenti. A contribuire a questa voce, anche la carenza di personale e il congestionamento dei porti. Se questi aspetti si erano manifestati già nel corso della pandemia, ora si aggiungono i potenziali impatti sul settore della guerra in Ucraina.

Secondo la Safety & Shipping Review 2022 realizzata annualmente da Allianz Global Corporate & Specialty (Agcs), di fronte a un aumento di incidenti si assiste però a una riduzione del numero delle navi che vanno completamente perdute (-57% nell’ultimo decennio). In particolare, negli ultimi 4 anni il numero di navi andate perdute è stato tra le 50 e le 75 su una flotta mondiale che ne conta 130mila, negli anni ’90 si registravano invece una media di 200 perdite l’anno su un totale di 80mila imbarcazioni in uso. 
Sono in aumento, circa 3000, gli incidenti di navigazione segnalati, causati principalmente da danni ai macchinari (1.311), collisioni (222) e incendi (178), con un aumento del numero di questi ultimi di quasi il 10%.

Ad accrescere il rischio di incidenti è la vetustà dell’imbarcazione: le navi container e cargo più datate (tra i 15 e i 25 anni) hanno maggiori probabilità di provocare sinistri, mentre l'età media di una nave coinvolta in una perdita totale è di 28 anni. Tra le cause di incidente è importante anche l’errore umano, che la ricerca di Agcs stima nel 75% degli errori di navigazione: incide in questo caso lo sfruttamento del personale, dovuto alla carenza di manodopera e a turni più lunghi per l’accresciuta domanda di trasporto merci, in particolare lo scorso anno dopo la pandemia. 

La ricerca prende in considerazione anche il possibile impatto sul settore della guerra in Ucraina. Oltre alla perdita di navi e persone, è da monitorare in particolare il rischio informatico, le conseguenze dell’aumento dei costi energetici, il blocco del traffico navale nelle aree del conflitto, la disponibilità del personale marittimo (russi e ucraini costituiscono insieme il 14% della forza lavoro mondiale), e l’impatto diretto delle sanzioni, oltre al rischio indiretto di violazione, data la complessità nell’orientarsi nella supply chain del settore, che include banche e compagnie assicurative.

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