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Euler Hermes, per le Pmi italiane 70 miliardi di deficit patrimoniale

L’assicuratore dei crediti lancia l’allarme sulla sottocapitalizzazione delle imprese del nostro paese

11/11/2020
Secondo un’analisi di Euler Hermes, le Pmi italiane avrebbero 70 miliardi di euro di deficit patrimoniale. Lo studio effettuato dall’assicuratore del credito ha analizzato anche il resto d’Europa: le Pmi francesi, ad esempio, necessiterebbero di 30 miliardi di euro di ricapitalizzazione, mentre quelle tedesche di 3 miliardi di euro.
Mentre i prestiti garantiti dallo Stato hanno finora aiutato le imprese ad evitare una crisi di liquidità, sul piano strutturale e finanziario le Pmi europee si trovano ad affrontare livelli di indebitamento eccessivi, accompagnato da un peggioramento della redditività e una situazione di sottocapitalizzazione, elementi che costituiscono una cattiva combinazione per la loro solvibilità nel medio periodo.
In termini di settori merceologici, per l’Italia lo studio evidenzia le criticità per i settori dei macchinari e del commercio (comprendente la vendita al dettaglio e all'ingrosso) che presentano un deficit patrimoniale simile, rispettivamente 7,5 miliardi di euro e 7,3 miliardi di euro.
"La Meccanica italiana deve recuperare la perdita di fatturato e di posizioni sui mercati internazionali avvenuta in questi mesi a causa del lockdown che ha fermato di fatto il comparto – afferma Massimo Reale, direttore commerciale di Euler Hermes Italia – in un settore che di per sé richiede capacità patrimoniali per portare a termine commesse che possono durare diversi mesi e soprattutto raggiungere geografie anche ben distanti dal territorio nazionale".
Anche il settore del commercio sconta una tradizionale sottocapitalizzazione che viene esacerbata dalle misure di contenimento alla mobilità sul territorio dei mesi precedenti e dalla scarsa propensione ai consumi di questo periodo. Secondo le stime di Euler Hermes, si tratta di un deficit patrimoniale di 7,3 miliardi di euro.
Tra i settori più gravemente colpiti dalla crisi del Covid c’è il turismo e tutti i servizi ad esso collegati, dall'ospitalità ai trasporti, alla ristorazione. “Il turismo – afferma Reale – vale circa il 13% del nostro Pil. Per puntellare il settore, mancano all'appello poco meno di 4 miliardi di euro di capitale aggiuntivo, che non escludo possano essere messi in campo almeno in parte da fondi internazionali intenzionati a investire a sconto su asset importanti del nostro Paese”.
Secondo Euler Hermes è opportuno un cambio di passo da parte dei Governi nazionali. Le misure di emergenza introdotte nei mesi scorsi sono servite a dare ossigeno alle imprese, “ma hanno contribuito a creare il fenomeno delle cosiddette aziende zombie, che cioè sopravvivono solo grazie a queste misure eccezionali. Oggi – conclude Reale – occorre guardare oltre e varare un piano di investimenti strategici sulle infrastrutture, il capitale umano e sull'innovazione, che consentano alla nostra economia di cogliere appieno il rimbalzo e la ripresa dei traffici a livello globale attesi per il prossimo anno, con un occhio sempre più vigile sui mercati oltreconfine”.


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