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Il programma di Demozzi: l'agente interlocutore stabile della politica

Un intermediario che sappia dialogare costantemente con le istituzioni, perché è lì che si prendono le scelte vere. Riconfermato dal congresso appena concluso, il presidente è pronto a ripartire per affrontare l'Ania, i dipendenti delle agenzie e le altre sigle sindacali: con la consueta fermezza

30/07/2014
Martedì 29 luglio si è chiuso il quarantasettesimo congresso nazionale di Sna, che ha visto la riconferma di Claudio Demozzi nella carica di presidente. Demozzi ha presentato un esecutivo ampiamente rinnovato e, in definitiva, ha confermato la sua linea improntata alla fermezza e alla contrapposizione nei confronti di quelli che lui stesso chiama avversari, se non nemici. Una linea che però è uscita vincente dal congresso, da cui non è emersa una reale candidatura alternativa a quella di Demozzi. I delegati hanno votato una lista sola, presentata dal presidente uscente, assegnandole una buona maggioranza, anche se non un plebiscito: 264 su 354 si sono espressi a favore di Demozzi, mentre le schede nulle sono state 58 e le bianche 32. Gli aventi diritto presenti erano 409. Un risultato pieno che legittima l'operato dell'Esecutivo Nazionale nei tre anni trascorsi, ma che sarebbe potuto essere ancora più soddisfacente se non fosse sfumata all'ultimo il progetto di costituire una lista unitaria, che comprendesse tutte le anime del sindacato, in primis quella guidata da Roberto Salvi.

NIENTE GRANDE COALIZIONE, MA UNA LINEA CONDIVISA
La lista unica, secondo le intenzioni ancora valide lunedì 28 luglio, primo giorno del congresso, capitanata da Claudio Demozzi, sarebbe dovuta essere espressione delle due principali correnti: quella del presidente e quella che fa rifermento a Salvi. Poi il nulla di fatto, niente accordo sui nomi da inserire in lista e il ritiro del gruppo di Salvi, che rinuncia a presentare una candidatura alternativa, nonostante i nomi fossero già pronti e i sondaggi informali assegnassero buoni numeri alla lista di opposizione.
Da questi sviluppi sarebbe potuta scaturire una lotta senza quartiere durante la seconda giornata dell'assise, che si sarebbe, ancora una volta, presentata spaccata. Invece non è andata così: la minoranza ha riconosciuto l'impossibilità della lista unitaria e ha deciso di non forzare.
L'appoggio di tutto il congresso, una sorta di governo delle larghe intese, avrebbe certamente consentito al presidente e al suo rinnovato Esecutivo di presentarsi più forte ai tavoli che attendono gli agenti a settembre: il salvataggio del Fondo pensione, il tentativo di stilare un nuovo accordo nazionale con le compagnie e il rinnovo del contratto nazionale con i dipendenti di agenzia.
Tuttavia, la linea della fermezza di Demozzi è condivisa sia da Roberto Salvi, sia da Umberto D'Andrea, che hanno trattato fino all'ultimo per la creazione della lista unitaria: "il problema sta nei metodi", ha detto Salvi, che non è mai stato d'accordo con i modi usati dal presidente per ottenere i risultati. "Su questo ho chiesto riflessioni - ha continuato - che evidentemente non sono state sufficienti. Il rischio è che si vada ancora a escludere le tante anime del sindacato: siamo venuti al congresso per cercare l'unità, questo era il progetto originale".

UN PROGRAMMA IN CONTINUITÀ
Demozzi si riconferma così a capo del sindacato, quindi, ma non centra l'obiettivo di coinvolgere nella sua azione tutte le correnti che coesistono nello Sna. Tuttavia, il congresso ha espresso un desiderio di compattezza intorno alla sua linea politica.
Il sindacato, nei prossimi tre anni, sarà impegnato ad attuare il programma con cui Demozzi si è presentato. Un programma in continuità con il lavoro fatto dal 2012, ma che presenta qualche novità, soprattutto a causa dell'evoluzione del mercato e della normativa che si sta delineando.
Si tratta di proposte figlie anche degli obiettivi raggiunti: per esempio le collaborazioni tra intermediari, ottenute con un lavoro intenso di lobbying. E quindi all'inizio del programma si legge: "proseguire e intensificare l'attività di sollecitazione nei confronti della politica e delle istituzioni in genere, sia nazionali che internazionali". Per Demozzi le istituzioni e la politica sono i principali interlocutori: solo presentandosi come attori forti di fronte a chi può cambiare davvero le carte in tavola, gli agenti potranno vincere le sfide che hanno di fronte.

GAA, CCNL, FPA, ANA
Tra i punti principali del programma, Demozzi sottolinea la necessità di riqualificare il confronto con i gruppi agenti: elemento essenziale, visto il progressivo deterioramento della contrattazione di primo livello.
Poi, a breve, dovrà essere affrontato e risolto il tema del rinnovo del Ccnl dei dipendenti di agenzia, per il quale, in ultima analisi, il nuovo Esecutivo propone di adottare "in modo generalizzato il Ccnl Confcommercio terziario (che prevede già l'inquadramento dei dipendenti agenziali)".
Sna dovrà essere in grado di sedersi a tutti i tavoli per trattare condizioni favorevoli per gli agenti: a partire dal tema molto spinoso del Fondo pensioni e del rinnovo, o riscrittura, dell'Ana. Due questioni che attenderanno gli agenti a settembre. La proposta dell'Ania di un contributo di 16 milioni di euro per il salvataggio di Fpa, e la conseguente trasformazione del fondo in un Pip, è stata definita indecente da Demozzi; mentre le parole di Aldo Minucci sul superamento della contrattazione collettiva, a seguito dei pronunciamenti Antitrust, rendono ancor più complesso il cammino degli intermediari.
Ma è proprio la sentenza Agcm uno dei punti d'orgoglio rivendicati da Demozzi e dalla sua squadra, insieme alle già citate collaborazione tra intermediari e ai vari accordi fatti con broker e altri attori del panorama assicurativo. L'accordo con Aiba e Acb, ha ricordato il presidente nella sua relazione, è funzionale alla natura dei rapporti commerciali tra le due categorie: gli agenti senza broker raccolgono appena il 28,5% del ramo danni non auto. Numeri lontani dalla quota rassicurante di oltre l'80% che però, a conti fatti, non è reale.

LE PROTESTE E LE PROPOSTE
Le voci del congresso sono state varie e le proposte concrete si sono soprattutto concentrate sulle azioni di protesta per sensibilizzare i clienti, i media e le istituzioni sui problemi degli agenti. I pensionati iscritti all'Fpa (pochi presenti in sala) si sono detti disponibili a manifestazioni di fronte alla sedi dell'Ania, mentre altri delegati hanno proposto una comunicazione massiva verso i clienti, mettendo in evidenza che le compagnie, che vendono previdenza, hanno fatto fallire il fondo pensioni agenti.
Demozzi non ha replicato a queste istanze, ma ha ascoltato seduto in prima fila per tutto il congresso. Anche dai suoi sostenitori, comunque, è arrivato l'appello a non sprecare le intelligenze e le capacità interne allo Sna, a partire da Salvi e dalle minoranze. Secondo Francesco Pavanello, presidente di Fpa, Demozzi resta "uno dei migliori leader sindacali, ma con dei limiti. Bisogna stargli vicino - ha detto -, senza trascurare le altre risorse interne a causa di divisioni incomprensibili. Non deragliamo dalla giusta politica".

I LIMITI E LE VIRTÙ DELL'UNICO PRESIDENTE POSSIBILE
C'è chi ha ricordato come Demozzi abbia reso più forte la categoria perché l'ha imposta come interlocutore stabile delle istituzioni e chi, invece, ha sottolineato che dal 2011 al 2013 Sna ha perso oltre 1000 iscritti. Lo stesso Demozzi ha riconosciuto i suoi errori e i suoi limiti, rivendicando però il coraggio di aver imposto una linea di fermezza nell'esclusivo interesse della categoria: "ho un limite - ha detto - mi spazientisco di fronte a posizioni che non fanno gli interessi degli agenti. Ho proposto al prossimo Esecutivo di prendere l'onore e l'onere di usare meglio di me la pacatezza e la disponibilità. Miglioreremo anche sotto questo aspetto".
Demozzi chiama alla mobilitazione di tutti, su tutti i fronti, ma riguardo all'unità sindacale, da alcuni invocata e presentata come un fallimento della gestione di Demozzi, il presidente ha precisato di "non poter vendere l'illusione di una fusione con chi non condivide le nostre idee". La mancata unificazione con Unapass e la nascita di Anapa pesano sull'Esecutivo e sullo stesso presidente, che si è trovato in continuo contrasto con le correnti e le posizioni contrarie alle proprie.
Tuttavia, Demozzi ha respinto l'accusa di non voler confrontarsi, di aver isolato lo Sna: per questo ha ricordato la presenza al congresso dell'anno scorso, a Bussolengo, sia di Ania, sia di Antitrust, sia del ministero dello Sviluppo economico.
"Abbiamo enormi difficoltà di fronte a noi - ha dichiarato in conclusione Demozzi -; davanti a questi problemi, o siamo uniti oppure ci triturano. I nostri avversari sono più forti, organizzati e con interessi opposti a noi".
Il nuovo Esecutivo Nazionale di Sna è composto da Claudio Demozzi (presidente), Elena Dragoni (vice presidente vicario), Corrado Di Marino (vice presidente), Alberto Testa, Andrea Lucarelli, Tiziana Belotti, Paolo Bullegas, Giuseppe Rapa, Michele Languino, Francesco Libutti, Agnese Mazzoleni, Angela Occhipinti. Al congresso era presente, secondo l'organizzazione, il 90% dei presidenti provinciali.

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