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Mobilità, la sicurezza parte dal rischio cyber

Mobilità, la sicurezza parte dal rischio cyber hp_vert_img
 Grazie alla tecnologia installata sulle auto, sarà possibile ridurre del 40% gli incidenti su strada. Questa, in particolare, è la promessa della Leon Cristobal di Seat, presentata lo scorso novembre dalla casa automobilistica in occasione dello Smart City Expo World Congress 2018 di Barcellona. Questo modello incorpora sistemi che consentono di intervenire su tutti i fattori, distrazione, stanchezza, eccesso di velocità, alcool, che oggi causano l’80% degli incidenti su strada. 
In una sola vettura ritroviamo dunque non solo una black box che invia informazioni, dati e immagini, allo smartphone selezionato in caso di sinistro, ma anche un assistente vocale che personalizza gli avvisi di sicurezza, ben 15 sistemi di sicurezza attiva e passiva, il dispositivo per l’alcol test e l’applicazione con cui i genitori possono controllare la velocità quando l’auto è affidata ai figli. 
E la Leon Cristobal rappresenta naturalmente solo una delle novità che popolano gli annunci di nuovi modelli di vetture, dove la tecnologia si mette al servizio dell’efficienza, della comodità e della sicurezza del singolo, della famiglia e in generale dei cittadini. Non stupisce quindi l’attenzione che il settore assicurativo sta ponendo in quelle che potranno essere le possibili evoluzioni delle partnership con i costruttori di auto: l’idea, più o meno dichiarata, è immaginare una serie di servizi evoluti, basati sul concetto di assistenza ma non solo, in cui posizionare l’offerta assicurativa e valorizzare la relazione con il cliente. 
In questo contesto, non meno strategica è oggi la capacità di trovare soluzioni per la micro-mobility, capaci di inserirsi nelle città del futuro e garantire movimenti agili e dinamici, in ambienti in cui andranno a convivere varietà di veicoli e di tecnologie. 
Ancora Seat, sempre solo per fare un esempio, ha presentato anche i risultati del progetto basato sull’app “About It”, uno strumento che punta a porsi come un vero e proprio assistente per la città di Barcellona, mostrando i punti critici con maggiore concentrazione di incidenti, le stazioni per il bike sharing o i punti di ricarica per le auto elettriche. 
Anche il nostro Paese, modello virtuoso di produzione e diffusione di black box, assiste con progettualità e visione del futuro all’evoluzione della mobilità. Non è un caso che proprio nel cuore della “Motor Valley italiana”, che ha visto la nascita e il successo internazionale della Ferrari, l’Università di Modena e Reggio Emilia stia lavorando al progetto Masa (Automotive smart area) e allo sviluppo della partnership pubblico-privata per la creazione di una rete multidisciplinare per un più ampio concetto di mobilità integrata. 
L’intermodalità applicata alle smart city è una frontiera su cui le compagnie stanno ragionando per riuscire a ricoprire un ruolo da protagonista, anche in fatto di sharing economy e nuova mobilità. A tendere, l’obiettivo è la formulazione di una gamma di servizi e coperture assicurative non più collegate al mezzo di trasporto ma alla persona, ai suoi movimenti, al suo stile di vita e ai suoi bisogni quotidiani. 
Uno scenario che prospetta molto lavoro per il settore assicurativo. Perché l’urgenza, oggi, è individuare presto, in stretta collaborazione con istituzioni e legislatore, i diversi profili di responsabilità attribuibili a tutta la filiera di produzione e funzionamento dei mezzi di trasporto (quindi non solo auto) e delle “nuove città”, dai costruttori ai produttori di software. Una molteplicità di attori, di connessioni e di tecnologie sofisticate in cui, tra le pieghe dell’errore umano, si insinua soprattutto il rischio cyber: la più grande minaccia che, molto prima del verificarsi del sinistro, deve essere conosciuta, monitorata e governata. 

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