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Groupama nel 2012 torna all'utile per 45,6 milioni di euro

A livello consolidato la perdita è stata di 589 milioni, contro 1,7 miliardi dell'anno scorso

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Groupama torna all'utile in Italia nel 2012, mentre il risultato consolidato migliora sensibilmente pur restando in rosso di 589 milioni di euro. Il 2011 si era chiuso per Groupama con una perdita pari a circa 1,7 miliardi. L'utile netto della branch Italia guidata da Christophe Buso (foto) ha fatto segnare profitti netti per 45,6 milioni.

La raccolta premi è stata pari a 1,5 miliardi di euro, in sostanziale tenuta rispetto al 2011. Il ramo danni, che pesa per 1,3 miliardi, ha registrato una flessione dell'1,6%, ma con un trend nel settore Abitazione positivo, e a doppia cifra, per il terzo anno consecutivo. Il combined ratio si attesta al 90,8% e nel settore Rc auto all'87,5%.

Il ramo vita è in calo dell'8% nella raccolta rispetto al 2011, con un giro d'affari pari a 250,9 milioni, ma la compagnia sottolinea il fatto di avere una crescita mirata nei settori ad alta redditività", come i prodotti di puro rischio, che hanno realizzato un +55%, in totale controtendenza con il mercato che segna un calo del 51%. La bancassicurazione nel 2012 ha raggiunto una raccolta netta vita positiva, in controtendenza rispetto al mercato.

"La macchina è pronta per affrontare il 2013 con fiducia - ha commentato Buso -. Ci concentreremo sul miglioramento dei servizi per i nostri clienti, puntando sull'innovazione. Proseguiremo sul lavoro di riequilibrio del nostro portafoglio auto e non auto, esaltando i prodotti più redditizi. Aumenteremo l'importanza del canale bancassicurazione sia vita che danni, continuando naturalmente a investire sulla nostra rete di agenzie". Il margine di solvibilità si attesta oltre il 140%, in miglioramento rispetto al 2011, quando si fermava al 130%.

Tornando alla situazione del consolidato, c'è da considerare il grande lavoro di ristrutturazione fatto dal management francese nel 2012. Sono state effettuate operazioni di cessione e ristrutturazione, con l'obiettivo di rafforzare la situazione patrimoniale. Le dismissioni hanno avuto un impatto negativo per 334 milioni, da sommare ai 298 milioni conseguenti alla svalutazione degli asset in Est e Centro Europa. Il margine di solvibilità, infine, è salito dal 107% del 31 dicembre 2011 al 179%: oltre il target fissato al 120%.

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