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Generali, utile semestrale 2022 a oltre 1,4 miliardi di euro

Risultato in calo rispetto al 2021 a causa delle svalutazioni in Russia. Intanto nel cda si sblocca lo stallo con l’ingresso dei consiglieri di minoranza nei comitati interni. Moody’s conferma il rating

Generali, utile semestrale 2022 a oltre 1,4 miliardi di euro hp_wide_img
Generali ha chiuso il primo semestre 2022 con un utile di 1.402 milioni, in calo rispetto ai 1.540 milioni registrati nello stesso periodo dello scorso anno a causa delle svalutazioni in Russia senza le quali il risultato sarebbe rimasto pressoché invariato.
La performance è comunque sopra le attese degli analisti così come l’utile operativo che continua a crescere e arriva a 3,1 miliardi (+4,8%), grazie allo sviluppo positivo dei segmenti vita, danni e holding e altre attività.

I premi lordi salgono a 41,9 miliardi (+2,4%), grazie al danni (+8,5%), in particolare nel segmento non auto, mentre restano quasi stabili nel vita (-0,5%). In entrambi i comparti migliora l'utile operativo con la profittabilità tecnica del comparto danni, anche se aumenta il combined ratio, al 92,5% (+2,8 punti) per la maggiore sinistralità e per l'effetto dell'iperinflazione in Argentina; nel vita, invece, il new business margin sale al 5,23% (+0,59 punti).

La riunione del cda che ha approvato la semestrale ha anche dato il via al buyback, in esecuzione della delibera dell'assemblea del 29 aprile scorso, con un esborso massimo di 500 milioni di euro per il riacquisto di azioni proprie fino al 3% del capitale.

Completati i comitati interni nel cda

“Siamo stati in grado di raggiungere questi risultati in un contesto di crescente incertezza geopolitica e macroeconomica” ha osservato il group ceo Philippe Donnet, il quale ha confermato gli obiettivi del piano al 2024. Durante la presentazione dei conti, Donnet ha preferito non fare commenti invece sui lavori del cda che è tornato a riunirsi nel pomeriggio della stessa giornata ed è riuscito a completare i comitati interni dove sono entrati i consiglieri di minoranza: Marina Brogi, Flavio Cattaneo (il quale ha assunto la presidenza del comitato sulle operazioni con parti correlate) e Stefano Marsaglia, la cui nomina come consigliere al posto di Francesco Gaetano Caltagirone ha contribuito a sbloccare lo stallo in cda.

Non si ferma la battaglia di Caltagirone

La battaglia portata avanti dall’ingegnere romano in seno alla governance non sembra tuttavia essere terminata. Dalle pagine della relazione finanziaria emerge infatti che Caltagirone, attraverso VM 2006, lo scorso 25 luglio ha impugnato davanti al tribunale di Trieste la delibera dell'assemblea di Generali sulla nomina del cda. Il gruppo assicurativo ha replicato che “la società conferma la piena legittimità della nomina”, e ricordando che il 19 luglio il tribunale aveva rigettato la richiesta di VM 21006 di nominare un procuratore speciale per la compagnia, “appurata l'assenza di conflitto di interessi tra la società e gli organi che ne hanno rappresentanza”.

Donnet attento ma non preoccupato dal contesto

Secondo Donnet, le tensioni degli ultimi mesi nell'azionariato del Leone non hanno avuto effetti sulla gestione del gruppo. “Le discussioni fra gli azionisti non ci hanno fatto cambiare idea sulla validità del nostro piano. E confermo che siamo completamente impegnati a realizzarlo”, ha assicurato il ceo pur ammettendo che il contesto macroeconomico e internazionale è diventato ancora più sfidante. E non c'è solo la partecipazione nella russa Ingosstrakh, che è stata svalutata del 70%. Sul rischio Italia, per un gruppo che ha in portafoglio 52,8 miliardi di titoli di Stato, pur calati rispetto ai 63 miliardi di fine 2021, il group ceo di Generali si è detto attento ma non preoccupato per l'attuale incertezza che non piace al mercato, convinto che si andrà a risolvere con le prossime elezioni politiche. “Sono molto fiducioso – ha detto – delle capacità della politica e delle istituzioni italiane a mettere su in piedi un governo responsabile e che continui la strada delle riforme". Non è peraltro l'allargamento dello spread Btp-Bund ad aver fatto peggiorare l'indicatore di solidità di capitale, Il solvency ratio, che al 29 luglio è sceso al 223% rispetto al dato di fine giugno, quando era pari a 233%. La variazione è in gran parte dovuta all'acquisizione de La Medicale.

Moody’s conferma il giudizio di solidità finanziaria

In questo contesto, l’agenzia di rating Moody’s ha comunicato di aver confermato il giudizio sulla solidità finanziaria (insurer financial strength - Ifs) di Generali ad A3 con outlook stabile. Tale giudizio, spiega una nota, fa seguito al cambio dell’outlook, da parte dell'agenzia di rating, del Governo italiano (Baa3) da stabile a negativo.
Secondo Moody’s, il giudizio riflette la forte diversificazione geografica del Gruppo e il continuo miglioramento del suo profilo finanziario. L’agenzia di rating ha inoltre affermato che il rating Ifs di Generali si posiziona al di sopra del rating sovrano grazie alla capacità della Compagnia di sostenere uno scenario di crisi dei titoli di stato italiani.

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