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Generali, lo strappo di Caltagirone

Secondo quanto riportato oggi da Repubblica, il socio di peso del Leone di Trieste avrebbe deciso di non depositare le sue azioni in vista dell’assemblea di domani

Generali, lo strappo di Caltagirone hp_wide_img
Secondo quanto riportato oggi dal quotidiano La Repubblica, Francesco Gaetano Caltagirone, secondo socio (con una quota del 5,63%) e vice presidente vicario del gruppo Generali, avrebbe deciso di non depositare le sue azioni in vista dell’assemblea che si terrà domani in videoconferenza. Uno strappo che sarebbe clamoroso visto che, salvo sorprese dell’ultima ora (le azioni possono essere depositate fino a poco prima dell’assemblea), si vedrà Caltagirone azionista non votare per l’approvazione del bilancio 2020 che lui stesso, in quanto consigliere, ha invece approvato in cda.

La tensione in seno ai grandi azionisti del Leone di Trieste (in particolare Mediobanca, Caltagirone e Del Vecchio), del resto, va avanti da tempo. Caltagirone, in particolare, è assai critico con l’operato del group ceo Philippe Donnet, non apprezzando né l’operazione di partnership con Cattolica (e il relativo ingresso nell’azionariato di quest’ultima) né, più recentemente, l’interesse di Generali per acquistare gli asset ceduti da Axa in Malesia (un’operazione da 300 milioni di euro).

Stando così le cose, sembrano evidenti i propositi di Caltagirone (la sostituzione di Donnet), che potrebbero concretizzarsi già il prossimo anno, quando sarà rinnovato il consiglio di amministrazione di Generali.

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