Insurance Trade

Come controllare i rischi reali e quelli virtuali

Presenti oltre 260 partecipanti all'evento organizzato da Insurance Connect, ormai diventato un appuntamento fisso che coinvolge ogni anno aziende di svariati settori industriali. Dare risposte concrete è la sfida dell'industry assicurativa

08/06/2017
La tempesta perfetta delle minacce del mondo reale e della realtà virtuale ha creato in pochi anni uno scenario di rischi difficilmente controllabile. La continuità del business per le aziende si trasforma in una sfida da giocare sui due campi: nell’epoca dell’industria 4.0, la tecnologia cambia il modo di fare impresa e amplifica anche i nuovi rischi. Dare risposte concrete è anche la sfida dell’industria assicurativa, di fronte alla possibilità che pagare il sinistro sarà sempre di più residuale nelle proprie pratiche aziendali. 
Gli oltre 260 partecipanti al convegno, "Gestire i rischi dal territorio al mondo virtuale", organizzato a Milano da Insurance Connect e moderato da Maria Rosa Alaggio, direttore di questa testata, hanno potuto assistere a un’intensa giornata dedicata totalmente al mondo dei rischi: un evento ormai diventato un appuntamento fisso che coinvolge ogni anno aziende di svariati settori produttivi e ovviamente il mondo assicurativo nel suo complesso (compagnie, periti, intermediari, fondazioni e centri studi). 

A differenza dell’anno scorso, forse solo il rischio rappresentato dalla condizione dell’economia si è in parte affievolito, grazie ai buoni dati e alle previsioni che appaiono più incoraggianti, persino per l’Europa. Per il resto, sembra che le minacce chiedano a tutti ancora più impegno. Tra le tavole rotonde e gli interventi, ampio spazio è stato dato soprattutto a tre ambiti: rischi climatici, cyber crime e terrorismo. Ci si è chiesti fino a che punto questi fenomeni possano essere compresi, e quanto le attività di prevenzione e gestione possano essere efficaci.

DRONI LETTORI E MUCCHE CONNESSE 
Il convegno ha proposto, in apertura, un’analisi di diversi scenari che interessano le aziende, cercando d’individuare le iniziative in atto per comprendere il rischio e gestirlo. Alessandro De Felice, in qualità di presidente di Anra, ha aperto la giornata parlando della sfida principale della cosiddetta Industria 4.0: ovvero gestire i processi in totale autonomia, in un mondo che nel 2020 sarà popolato da 26 miliardi di device interconnessi in rete. Il tema non è più saper prendere le decisioni giuste, ma creare un framework in cui i processi siano automatici: non solo gestione del rischio ma anche prevenzione e controllo, da effettuarsi non più a valle della filiera, ma al livello della produzione.
Nel suo keynote speech, De Felice ha citato gli esempi di un mondo che cambia: l’utilizzo di droni che, nottetempo, leggono i codici a barre dei prodotti nei magazzini di stoccaggio, oppure le mandrie di mucche interconnesse per un controllo preventivo della qualità del latte. Non è pensabile, in questo contesto, che il settore assicurativo sia impermeabile alla velocità del cambiamento, perché altrimenti arriveranno altri player a fare le cose al posto suo.

STANDARDIZZAZIONE NEMICA DELL'INNOVAZIONE 
L’innovazione nella gestione dei rischi nel settore assicurativo è stato il tema centrale della prima tavola rotonda che ha coinvolto Adolfo Bertani, il presidente di Cineas; Luca Franzi De Luca, numero uno di Aiba; Luigi Viganotti, presidente di Acb; Bruno Giuffré, managing partner di Dla Piper e Marco Giorgino, ordinario di gestione dei rischi finanziari presso il Politecnico di Milano. Secondo quest’ultimo, l’innovazione tra le compagnie può svilupparsi solo nel confronto con altri settori: il tema della tecnologia non riguarda solo gli investimenti, che pure le compagnie stanno facendo, ma la cultura d’impresa. Le competenze da ricercare hanno a che fare con l’uso delle informazioni: sono quindi di natura tecnica, e per questo la standardizzazione che sta interessando il settore è molto pericolosa. 
Dal punto di vista dei broker, il mercato assicurativo ha sempre lamentato la carenza di interlocutori validi sotto il profilo della gestione dei rischi aziendali: ora che le imprese hanno invece più consapevolezza, il mercato tende alla standardizzazione. Ma dal lato giuridico, ha fatto notare Giuffré, la standardizzazione dei contratti non è un male in sé: a volte sembra che gli accordi assicurativi siano fatti per essere complicati, in un contesto in cui anche il contratto sta diventando una commodity.

IL PROGETTO DERRIS 
Eppure i segnali positivi ci sono. Cineas ne ha elencati quattro: Casa Italia, un primo passo verso una gestione seria del rischio sismico da parte del governo in carica; l’Asvis, l’alleanza per lo sviluppo sostenibile, che fa parte dell’agenda 2030 dell’Onu; l’Ania, che ha cambiato la mission della sua fondazione, e infine il progetto Derris (Disaster risk reduction insurance) sui cambiamenti climatici. 
Proprio su quest’ultimo è stata incentrata la seconda tavola rotonda, un approfondimento con i protagonisti del progetto. Derris è un’iniziativa che ha visto collaborare settore pubblico, privati e mondo della formazione. Aldo Blandino, responsabile tecnico dell’area ambiente del Comune di Torino; Marjorie Breyton, project manager di Derris del gruppo Unipol, ed Elisabetta Ferlini, direttore di Cineas, hanno spiegato come sia stato possibile fare partnership e offrire alle Pmi strumenti per prevenire e gestire meglio le emergenze legate ai cambiamenti climatici. 
Quello di Torino è stato scelto come progetto pilota: l’obiettivo è l’esportazione dell’iniziativa in 10 città, per coinvolgere fino a 200 aziende. Derris prevede un piano di azione per le aziende cui sono dati formazione e strumenti per migliorare la gestione dei rischi e delle emergenze. Un progetto importante, e una grande sfida, che richiede un convinto supporto da parte della pubblica amministrazione e di tutti gli attori coinvolti.

CYBER CRIME NASCOSTO E TERRORISMO PALESE
Brutte notizie, invece, dal fronte del cyber crime. Un rischio che si acuisce ogni anno, e che sembra difficilmente arginabile con gli strumenti classici. Stimolati dalle domande di Maria Rosa Alaggio, ne hanno discusso Alvise Biffi, coordinatore per la cyber security di Assolombarda e vice presidente della piccola industria di Confindustria; Tomaso Mansutti, broker e ad della società omonima e Umberto Rapetto, già generale della Guardia di finanza, oggi cyber security advisor e pioniere nel contrasto al crimine informatico. 
Il fishing nell’ultimo anno è incrementato di oltre 1000%, un dato difficile anche da pensare; le aziende italiane hanno speso oltre un miliardo di euro in sicurezza informatica (+5% anno su anno) ma di questo il 40% non è stato per scopi preventivi ma per riparare ai danni (spesso non riparabili) dopo un attacco subito. Ma questi dati, come noto, sono aleatori perché le aziende colpite sono reticenti a denunciare questi fatti per questione di reputazione: il cyber crime, nonostante i suoi numeri già elevati, è un fenomeno ancora nascosto. 
Molto presente e palese, purtroppo, è invece il terrorismo. Negli ultimi anni, l’Europa ha scoperto un’escalation del fenomeno difficilmente ignorabile. Tuttavia, c’è davvero molta confusione intorno al problema: a livello comunicativo, ha sottolineato Barbara Lucini, ricercatrice presso il centro di ricerca sul terrorismo dell’Università Cattolica di Milano, è saltato il patto tra istituzioni e media, per cui le notizie che escono durante i momenti di crisi sono spesso incomplete e fuorvianti, e non riescono a restituire le sfumature e le differenze tra gli attacchi.
Manca quindi, anche in questo settore, un’analisi dei rischi approfondita, mentre i modi per gestirli, da parte delle aziende, sono ancora poco sofisticati, come hanno raccontato Marco Araldi, general manager di Marsh e Carlo Cosimi, head of insurance and risk financing di Saipem.

I MONDI A CONFRONTO E LA TERRA DI MEZZO 
L’ultima tavola rotonda di una giornata intensa ha visto, come di consueto, assicuratori, gestori dei rischi, periti e aziende confrontarsi sulle cose concrete: richieste, necessità, problemi, successi. Il mondo dell’imprenditoria si rivolge a quello assicurativo palesando il proprio bisogno di protezione, ma quest’ultimo non sembra seguire adeguatamente l’evoluzione delle minacce. 
Al tavolo si sono seduti Giorgio Basile, presidente di Isagro; Gabriella Fraire, responsabile dell’ufficio assicurazioni di Fiera Milano; Simone Parravicini, corporate Ict director del gruppo Fontana; Giovanni Pizzagalli, risk manager di Foppapedretti; Giorgio Curta dell’azienda familiare omonima; insieme a Nicola Cattabeni, il presidente di Ugari e Francesco Cincotti, il numero uno di Aipai. 
Le esperienze, diverse per ogni azienda, andavano dalle fasi preliminari del rapporto con l’assicurazione fino alla gestione del sinistro: una certa delusione è trapelata per l’offerta (soprattutto sul cyber risk) e per la poca specializzazione, per esempio sul tema della logistica in una realtà complessa come Fiera Milano. 
È emerso che una polizza prodotti è spesso un involucro vuoto che l’intermediario deve saper riempire facendo emergere le reali necessità di chi vuole sottoscriverla: in questi casi, l’esperienza dei periti potrebbe essere utile anche in fase assuntiva. 

Come sempre, il convegno è stato reso possibile anche grazie all’aiuto degli sponsor, alcuni dei quali hanno presentato le proprie case history durante la giornata. Un ringraziamento per la presenza e il contributo va quindi a Cerved, intervenuta con Gabriele Antonelli; Vittorio Scala, country manager e rappresentante generale dei Lloyd’s per l’Italia; Stefano Sala, amministratore delegato del gruppo per; Chubb, intervenuta con Paolo Tassetti e Gian Luigi Lercari, amministratore delegato del gruppo Lercari. Grazie infine ad Acb, Qbe ed XL Catlin.

IL CONVEGNO SOCIAL CLUB 
Il convegno è stato anche vissuto sui social network: molti sponsor e partecipanti hanno utilizzando l’hashtag, fatto foto e commentato. Ecco alcuni numeri: 

Twitter: #Rischi2017 
  • @InsuranceTrade: 30 tweet, 3.900 visualizzazioni, 69 interazioni (click o retweet), 14 nuovi follower acquisiti
  • @InsurancReview: 24 tweet, 3.800 visualizzazioni, 76 interazioni (click o retweet), 19 nuovi follower acquisiti
Facebook: 
  • Insurance Connect: 18 post (video, foto, live), 3.998 visualizzazioni 
LinkedIn: 
  • 4 post, 840 visualizzazioni, 8 volte "consigliato", 14 click

Tutti i video del convegno e le presentazioni dei relatori saranno pubblicati nelle prossime settimane su www.insurancetrade.it, mentre sul numero di luglio di Insurance Review ci sarà un ampio resoconto di tutti gli interventi e delle tavole rotonde.

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