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L’Rc auto tra leggi, emendamenti e modifiche

Il 18 ottobre 2015 abbiamo dato l’addio  al contrassegno assicurativo, decisione che dovrebbe in qualche modo rendere la vita più difficile e creare maggiori difficoltà a coloro che erano/sono avvezzi  ad ingegnarsi nelle frodi assicurative.
Salutiamo definitivamente il vecchio contrassegno cartaceo, della quale decisione, si spera,  ne beneficeranno natura ed alberi.
All’interno  del ddl concorrenza sono inserite molte novità per la Rca, alcune, peraltro, ancora in via di decisione, tra un emendamento e l’altro e il passaggio da Camera e Senato.
L’Ania è anche questa volta sul piede di guerra per le diverse modifiche apportate strada facendo,  a causa dei vari emendamenti presentati nell’iter parlamentare. Come, ad esempio, gli sconti obbligatori  imposti alle  imprese che detengono in portafoglio clientela che non ha sinistri da almeno cinque anni. In effetti, bisogna ammettere che il malumore della Confindustria assicurativa non è errato: si entra nella “gestione”,  nel vivo delle stesse compagnie, senza mai dimenticare  che si tratta di  aziende private,  e non si capisce proprio a che titolo  si intervenga all’interno delle strategie gestionali di un’impresa.
Temo si stia ripetendo l’errore del D.L. Bersani, sui guidatori conviventi.... Un disastro!
Resta anche il grande problema, reale, dei circa quattro  milioni di autoveicoli che girano indisturbati per il territorio nazionale, senza essere assicurati. Abbiamo toccato questa cifra enorme, malgrado le possibilità, ieri come oggi, di poter intervenire in questo  grave  malcostume, incrociando i dati tra il Pubblico Registro Automobilistico e la banca dati Ania.  E’ mancata sicuramente la volontà di voler intervenire, anche se ne resta abbastanza incomprensibile la ragione.
Troppe possibili vertenze da incanalare sul piano giudiziario, viste le lungaggini della nostra giustizia? Un alibi per dire che il settore Rca non rende ?
Mistero e bugie...!
La dematerializzazione del contrassegno ha finalmente reso inutile la sua contraffazione. Ed è un bene. Si va a togliere alla malavita organizzata una ulteriore possibilità di imbroglio.
Per motocicli e ciclomotori, resta e va solo portato con sé.
I controlli saranno più pressanti e con nuovi sistemi, più specifici e non ancora in vigore. Oggi vi sono gli apparecchi di rilevazione per altre infrazioni (i detestati Autovelox), in grado di risalire attraverso la targa se il mezzo è, o meno, assicurato.
A questo proposito è stato modificato, con emendamento approvato dalla Camera dei Deputati, l’Art. 1 – comma 1Bis – del Codice della Strada, aggiungendo l’elevazione del settore Rca alle infrazioni accertabili. Dopo di che,  si attende che il Ministero delle Infrastrutture omologhi gli apparecchi esistenti o in costruzione (tanti), e per questo traguardo non credo sia possibile arrivarci prima di un semestre,  a voler essere ottimisti. Tecnicamente il procedimento è in funzione, giuridicamente bisogna attendere che il ddl concorrenza diventi legge.
E' obbligatorio, comunque, come lo è sempre stato, tenere in auto il certificato di assicurazione.
Torniamo al malcontento della Confindustria assicurativa sul succitato ddl, che è palese. Lo stesso è stato stravolto dalla sua primaria versione di partenza, licenziata dal Governo a febbraio.
Molti incontri, molte parole, decisioni concordate e poi... rendersi conto che diversi assunti sono stati modificati. Colpa delle lobby? ...Vedasi  la scatola nera, la modifica ai risarcimenti alle persone, le scelte dell’officina a cui far riparare la macchina sinistrata (l’Ania mirava a spingere verso  carrozzerie convenzionate), e tante altre disposizioni, oggi  ancora in ballottaggio.
Dovendo il ddl passare nuovamente e in via definitiva, considerata la delicatezza degli interessi toccati, non sorprenderebbe nessuno che altre modifiche vengano apportate al testo.
Va tenuto sempre presente come le novità per la categoria “automobilisti” (quasi sempre gravose), arrivino in continuazione, ma che ognuna di esse richieda vere riforme attuative.
Fanno riflettere queste nuove norme, a volte in rotta di collisione tra di loro,  che lasciano nel cittadino un certo sconforto nello scoprire che si è appena “varata” una nuova procedura (smaterializzazione “anche” del Certificato di Proprietà del mezzo) che è andato in vigore il 5 ottobre, per poi scoprire che mesi or sono la riforma del Ministro Madia aveva disposto l'abolizione del PRA, giusto l'Ente che emette il predetto certificato.
Operazione che era stata tentata, illo tempore, dai diversi Governi che si sono succeduti nell’ultimo ventennio, ma mai riuscita.
Reputo che per l’ACI sia un’amara decisione, visto che l’Automobile Club Italia gestisce il PRA, ricavandone ottime risorse.
Staremo a vedere il proseguo di questa bagarre: se la retromarcia del Governo è il frutto di pressioni, se si teme una vertenza giudiziaria, a mio parere già persa in partenza, o se il costo di assorbire tutti i dipendenti del PRA sia troppo oneroso.
Certo, preoccupa non poco la sua abolizione anche perché, il PRA era un supporto indispensabile alla collettività automobilistica che ha sempre funzionato come un orologio svizzero. Incassi del bollo, smarrimenti di documentazione varia e altre incombenze riferite all'auto.
Per ora, l’unica cosa sicura  è che ci sarà un “solo” documento, al posto della carta di circolazione e certificato di proprietà.
Questo modus operandi non facilita il singolo cittadino. Si continua a proseguire con modifiche estemporanee come il contratto (dettato da un emendamento durante la discussione ddl Concorrenza), che sblocca i controlli automatici sull’obbligo della Rca.   Cui prodest? Sarebbe interessante saperlo!
Si sono poi susseguite “due” nuove norme,  che dovevano andare a modificare quello che è stato definito un “errore” (sblocco dei controlli), con  modifiche  deliberatamente  ancora “errate”. Nella sostanza sono passati ben tre anni, in cui tutti sapevano come rimediare al cosiddetto “errore”, ma nessuno vi ha più messo mano!
Perchè?

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