Insurance Trade

Tecnologia, il rischio dietro l’opportunità

Prima parte - La sempre più rapida trasformazione offre nuove opportunità alle assicurazioni: sullo sfondo restano tuttavia minacce che devono essere risolte per lasciare spazio allo sviluppo del settore. Si parte dai pericoli legati all’utilizzo di soluzioni tecnologiche

13/05/2019
La tecnologia evolve a ritmi sempre più rapidi, portando con sé opportunità ma anche nuovi rischi. Le grandi multinazionali investono ogni anno miliardi in ricerca e sviluppo: Samsung, Alphabet, Volkswagen, Microsoft e Huawei hanno investito oltre 73 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo nel 2017. Ogni giorno gli investimenti dei grandi fondi di venture capital finanziano lo sviluppo di nuove tecnologie da parte di grandi aziende tecnologiche e start-up: nel 2018 i fondi di venture capital hanno investito nei soli Stati Uniti circa 100 miliardi di dollari, di cui 28 miliardi in start-up early stage (1). 
È in atto una vera e propria corsa a occupare nuovi spazi di opportunità, nella quale i tempi di sviluppo delle nuove tecnologie e della loro introduzione nel mercato sono fattori determinanti per il successo. Questa riduzione dei tempi di sviluppo rappresenta sicuramente un fattore di miglioramento della società, ma porta con sé anche una serie di rischi. Molti prodotti e servizi innovativi si basano infatti su tecnologie di cui non si conoscono a fondo le potenziali applicazioni e vulnerabilità. Si pensi al caso di Facebook e Cambridge Analytica: una piattaforma tecnologica nata per mettere in contatto le persone è stata utilizzata da una società che faceva parte del suo ecosistema di sviluppatori per profilare gli utenti e influenzarne il voto e i comportamenti d’acquisto. 

Un modello in crisi
L’industria assicurativa non è estranea a queste dinamiche. Il ruolo delle assicurazioni è quello di offrire protezione a individui, aziende e organizzazioni, e le assicurazioni adempiono a questo ruolo offrendo di fatto un prodotto finanziario che paga un risarcimento al verificarsi di una determinata circostanza. Per svolgere questo ruolo le assicurazioni hanno la necessità di comprendere approfonditamente i rischi che minacciano gli interessi dei loro assicurati, e di disporre di una tale quantità e qualità di dati statistici da consentire loro di sviluppare dei modelli predittivi. Le assicurazioni hanno quindi bisogno di due fattori chiave: tempo e informazioni. 
La velocità dell’evoluzione tecnologica sta mettendo in crisi questo modello. I tempi di go to market tipici dell’industria assicurativa non sono compatibili con la rapidità dell’innovazione tecnologica. Si pensi ai rischi informatici: questi sono in costante evoluzione, con hacker e le società di cyber security che fanno a gara per essere sempre un passo avanti all’altro. La penetrazione nel mercato di massa di nuove tecnologie, come l’Internet of Things, moltiplica il numero dei device connessi, ma in questo modo si moltiplicano anche i punti di possibile penetrazione da parte degli hacker, nonché la velocità e la capillarità di propagazione degli attacchi informatici portati a queste reti. 
Queste e altre caratteristiche peculiari dei rischi informatici fanno sì che molti assicuratori siano estremamente cauti nell’assicurarli, e chi lo fa adotta una serie di cautele come prezzi elevati, ampie esclusioni e bassi limiti di indennizzo, che finiscono per disincentivare l’acquisto di queste coperture. 

Rischi anche per gli assicuratori
Il settore assicurativo ricorre sempre più frequentemente all’adozione di soluzioni innovative per rendere i processi interni più efficienti e per migliorare la qualità dei propri servizi. I rischi per gli assicuratori in questo modo si moltiplicano: ai rischi connessi all’utilizzo delle nuove tecnologie da parte degli utenti, si aggiungono quelli derivanti dai nuovi profili di responsabilità che gli assicuratori potrebbero trovarsi a dover affrontare in conseguenza di danni a terzi o malfunzionamenti dei servizi tecnologici abbinati alle coperture assicurative da loro vendute.
I rischi legati all’adozione della tecnologia nei servizi assicurativi possono essere raggruppati in due macro categorie: rischi legati all’utilizzo delle nuove soluzioni tecnologiche da parte degli utenti, e rischi legati all’impatto delle nuove tecnologie sul modello di business assicurativo. 

La minaccia della tecnologia
Alcune tecnologie offrono indubbiamente agli assicuratori l’opportunità di aumentare l’efficienza e di offrire ai propri clienti servizi ad elevato valore aggiunto. I droni dotati di telecamera, per esempio, consentono di ottenere preziose informazioni per valutare accuratamente un nuovo rischio o per analizzare lo scenario di un sinistro. I sistemi di smart home abbinati alle polizze abitazione offrono invece la possibilità di prevenire possibili sinistri grazie ai sensori di gas e fumo e ai sistemi per rilevare porte e finestre lasciate aperte o perdite d’acqua. Start up come la britannica Neos, di cui Aviva ha recentemente acquisito una quota di maggioranza, o come Vitality, hanno creato modelli di business basati su queste tecnologie. 
L’adozione di queste tecnologie espone però gli assicuratori a una serie di nuovi potenziali rischi.
Ci sono da un lato i rischi connessi al possibile fallimento della tecnologia, come ad esempio:
  • un difetto non conosciuto. Ha fatto molto discutere nel maggio del 2018 il caso di un bug nel sistema di smart home Alexa di Amazon, che ha provocato a una coppia di Portland, negli Stati Uniti, una sgradevole sorpresa: senza che ciò fosse stato da loro richiesto, Alexa ha registrato alcune delle loro conversazioni e le ha inviate ad alcuni dei loro contatti (2); 
  • una vulnerabilità che può consentire a un hacker di prendere il controllo di un device o di usarlo per accedere ai dati personali del possessore. Si pensi agli impatti che uno scenario di questo tipo può avere sulle auto a guida autonoma, e alle ricadute che ciò potrebbe avere per il produttore e l’assicuratore di quei veicoli; 
  • una performance inferiore alle aspettative. È di poco tempo fa la notizia che a un paziente di un ospedale californiano gravemente ammalato, è stato comunicato che il suo quadro clinico stava peggiorando e avrebbe quindi dovuto prepararsi al peggio, da parte di un robot al quale era collegato da remoto un medico (3). Quale impatto avrebbe su una compagnia di assicurazioni un chatbot che rifiutasse in modo ingiustificato il pagamento di un sinistro o la sottoscrizione di una polizza, o che comunicasse informazioni sensibili sul suo stato di salute al titolare di una polizza sanitaria?
C’è poi un’area di rischi connessi a un utilizzo della tecnologia diverso da quello per cui è stata pensata e progettata, sia esso accidentale o malevolo. Fece molto scalpore nel 2017 il caso del produttore di smart tv Vizio, che fu condannato a pagare una multa di 2,2 milioni di dollari per aver monitorato i programmi televisivi guardati dagli utilizzatori delle sue smart tv e aver venduto queste preziose informazioni a società pubblicitarie che le hanno poi usate per far pervenire agli ignari clienti di Vizio messaggi pubblicitari personalizzati (4). Si pensi a un possibile scenario in cui un produttore di black box monitorasse e usasse a fini di lucro le informazioni raccolte dalle black box installate nelle auto assicurate dalle compagnie a cui quel produttore fornisce i suoi device. Le ricadute negative, anche solo in termini di reputazione, per le compagnie coinvolte sarebbero molto pesanti.

Attenti alla privacy 
Le nuove tecnologie ruotano attorno ai dati generati dagli utenti, vanno pertanto tenuti in considerazione i rischi connessi alla privacy. La compagnia americana Travelers ha recentemente realizzato una partnership con Amazon per offrire ai suoi assicurati uno sconto sull’acquisto dei sistemi di smart home di Amazon. Come evidenziato da Seth Rachlin di Capgemini Insurance (5), un device come Amazon Echo potrebbe teoricamente offrire ad Amazon e Travelers una finestra in real time sui comportamenti dei clienti di Travelers che hanno installato il device nella loro casa. Questo potrebbe consentire a Travelers di offrire delle polizze con pricing personalizzati, basati ad esempio sul numero di ore in cui la casa è vuota, così come potrebbe consentire di offrire servizi a valore aggiunto come la chiamata automatica al servizio di emergenza nel caso in cui i device di smart home rilevassero una perdita d’acqua o di gas. 
Vi sono da fare però anche una serie di considerazioni sul tema della privacy: i clienti di Travelers sono disposti a concedere l’utilizzo di tali informazioni per ricevere in cambio uno sconto sull’acquisto dei device di Amazon o dei servizi di home security? Gli utenti oggi sono molto più attenti e informati sul tema della privacy rispetto a qualche anno fa, e le loro aspettative in materia di privacy e sicurezza dei dati sono molto più elevate nei confronti del loro assicuratore rispetto a quanto lo siano nei confronti delle società tecnologiche o dei social media (6). 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Articoli correlati

I più visti