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Redditività, tra sostenibilità e prudenza

Il periodo post crisi insegna che solo un intervento macroeconomico integrato sarà in grado di riequilibrare le leve della profittabiltà. Per questo, le istituzioni europee devono sostenere il sistema finanziario, anche attraverso l’applicazione di una rigorosa gestione dei rischi e il rafforzamento delle misure macroprudenziali

12/03/2015
La crisi finanziaria ha raggiunto il suo culmine sette anni fa, ma le ricadute si fanno sentire ancora oggi. Se è vero che le ferite del settore bancario si sono in parte rimarginate, alcune criticità, quali il risanamento dei bilanci e la sostenibilità del livello di indebitamento, permangono e sono più che mai attuali, anche a fronte di un tangibile rafforzamento della situazione patrimoniale aggregata, principalmente mediante la capitalizzazione di utili.
Negli anni, la tendenza ad adottare un atteggiamento via via più prudenziale è stata l’ancora di salvezza degli istituti di credito, che così, pur a fronte di una contrazione dell’operatività sui mercati di capitali, sono stati in grado di garantire una certa stabilità sugli utili.
Parlare oggi di redditività, in questo contesto economico-finanziario, significa soprattutto focalizzarsi sul concetto di sostenibilità: il futuro del settore bancario e assicurativo dipenderà, in prima battuta, dalla capacità di evolversi nella scelta dei modelli operativi e nella gestione del rischio.
Ancora oggi, la vulnerabilità del sistema bancario è proporzionale al livello di indebitamento: l’eccesso di debito è uno dei principali freni alla ripresa economica, specialmente in Europa, pur nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi anni.
In questo contesto giocano un ruolo sempre più rilevante le società finanziarie non bancarie, parallelamente all’intermediazione di mercato. I tassi ufficiali e la continua ricerca di reddittività hanno comportato un aumento di obbligazioni private, proprio nel momento in cui le banche si sono scontrate con un persistente svantaggio in termini di costi rispetto alla loro clientela di imprese.
Altro dato significativo viene dall’ampliamento dei portafogli delle società di asset management, cresciuti esponenzialmente, negli ultimi anni, rendendo queste realtà un’importante fonte di credito. Un trend di questo tipo, sviluppatosi in parallelo alla concentrazione dimensionale del settore del risparmio gestito, potrebbe comportare una revisione delle dinamiche dei mercati obbligazionari con impatti considerevoli per il costo e la disponibilità di finanziamento di imprese e famiglie.

Lo scenario post crisi
A livello aggregato, il settore finanziario si sta adeguando al nuovo contesto economico e regolamentare. Le società assicurative, al pari delle banche, si stanno riprendendo dalla crisi, dopo una significativa diminuzione del valore degli investimenti e un calo nell’andamento dei premi. Le società che hanno venduto strumenti di protezione mediante derivati su crediti hanno accumulato passività.
Lo scenario è considerevolmente diverso nei rami danni e vita, anche in relazione alla composizione iniziale dell’attivo delle imprese. Le compagnie di assicurazioni del ramo danni hanno beneficiato delle ampie riserve patrimoniali, assorbendo la riduzione di valore dell’attivo dovuta alla crisi e ricostituendo tali polmoni attraverso l’aumento dei premi che stanno registrando andamenti positivi nell’ultimo biennio.

Puntare sugli strumenti anticiclici
Per poter parlare nuovamente di redditività, sul medio-lungo periodo, è necessario focalizzarsi su politiche di risanamento macrofinanziario e soprattutto su una prospettiva di sistema volta ad attenuare i rischi legati ai cicli finanziari. Negli ultimi anni, si è rafforzato, a livello globale, l’orientamento sistemico dei rispettivi assetti prudenziali, ridisegnando gli strumenti preesistenti e studiandone di nuovi, anche a livello di standard internazionali. E’ sicuramente prematuro formulare giudizi e conclusioni sull’efficacia di strumenti quali i buffer patrimoniali anticiclici, ma, andando ad esaminare l’esperienza storica di alcune giurisdizioni con strumenti simili, si possono trarre alcuni spunti di riflessione.
Il parametro di riferimento per valutare la solidità dei singoli strumenti è come sempre collegato all’obiettivo ricercato. Nel caso degli strumenti anticiclici esistono due scopi complementari: da un lato difendere le istituzioni finanziarie dagli effetti del ciclo; dall’altro mitigare il ciclo finanziario stesso.
Volendo portare esempi concreti ad arricchire la riflessione, alcune giurisdizioni hanno introdotto un requisito patrimoniale anticiclico, volto ad aumentare la resilienza delle banche a fronte del rischio accumulato durante i boom creditizi. La Svizzera ha attivato, nel 2013, uno strumento di questo tipo per tutelare il mercato ipotecario interno. Dall’andamento economico, sembra tuttavia che lo strumento sia più efficace nel rafforzare i bilanci bancari che non nel frenare la crescita dei mutui ipotecari o inciderne sul costo. Esperienza analoga, in Spagna, con gli accantonamenti dinamici: un volume maggiore di accantonamenti ha sicuramente contribuito a sostenere le banche spagnole, riducendo parzialmente la bolla immobiliare, ma non ha tuttavia impedito la formazione della bolla stessa.

Una gestione dei rischi rigorosa
In linea di massima, l’insegnamento del periodo post crisi è che solo un intervento macroeconomico integrato sarà in grado di riequilibrare le leve della redditività. Per questo, le istituzioni europee devono sostenere il sistema finanziario, anche attraverso l’applicazione di una rigorosa gestione dei rischi e il rafforzamento delle misure macroprudenziali.
Vi è un presupposto alla base della precedente affermazione, ovvero che il deterioramento delle prospettive di crescita nelle economie mature impone, in maniera rigorosa, una revisione al ribasso delle previsioni sugli utili.
Parallelamente, le autorità dei mercati emergenti dovranno affrontare le conseguenze del progressivo grado di accomodamento monetario nelle economie avanzate. Le tensioni di mercato connesse a tale rientro hanno sottolineato l’importanza di una gestione lungimirante del rischio di interesse e del rischio di cambio. Più in generale, l’accumulo di vulnerabilità finanziarie sottolinea come sia necessario non lasciarsi guidare da un falso senso di sicurezza e riesaminare con occhio critico gli strumenti macroprudenziali già utilizzati in passato. Va detto che è proprio dalle economie emergenti, fra le prime ad adottare tali strumenti, che si possono trarre best practice per l’affinamento e l’ulteriore miglioramento della politica macroprudenziale.

Alessia de Falco, head of marketing and communication risk-governance, Politecnico di Milano

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