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Il futuro della responsabilità civile dopo la pandemia

Alcune posizioni giuridiche e l’introduzione nella medicina delle nuove tecnologie portano verso una nuova espansione dell’istituto, con il rischio però di intaccare la sostenibilità del sistema

15/01/2021
La tragedia della pandemia ha aperto un dibattito tra gli studiosi di diritto civile in generale, e della responsabilità sanitaria in particolare, sul futuro della responsabilità civile. Bisognerà aumentare il fatturato della responsabilità civile, come è accaduto negli Anni ‘80 e ‘90 del secolo scorso, oppure sollevare finalmente la questione della sostenibilità del sistema assicurativo e sociale?
L’interrogativo non è di poco conto se si parte dal seguente presupposto: nel prossimo futuro assisteremo sicuramente a una pandemia giuridica, ovvero a un incremento del contenzioso nei confronti delle strutture sanitarie e dei medici (in barba alla solidarietà che almeno nella prima ondata dell’epidemia è stata espressa nei confronti di quest’ultima categoria).
L’incremento del contenzioso sarà legato anche alle nuove tecnologie che stanno trasformando il mondo del lavoro e delle relazioni sociali e che impatteranno fortemente sul settore sanitario. Pensiamo, ad esempio alla robotica e alle nano-tecnologie.
Ebbene, di fronte a questo scenario futuro, la dottrina si è divisa (come sempre accade nel nostro Paese) in due fazioni.

La prospettiva di una maggiore necessità di tutela…
Da una parte ci sono i giuristi che propugnano un nuovo rinascimento della responsabilità civile, con un legislatore che dovrà emanare normative a tutela dei diritti dei pazienti e con una giurisprudenza che dovrà ampliare le ipotesi di responsabilità civile e incrementare il risarcimento del danno non patrimoniale.
Dall’altra parte ci sono quelli che, invece, si chiedono se il sistema assicurativo e sociale sarà in grado di far fronte ai nuovi costi legati all’aumento della litigation e, dunque, si pongono un problema di sostenibilità del sistema della responsabilità civile. Esaminiamo le ragioni di entrambi.
Qual è, in sintesi, il ragionamento che fanno i sostenitori della crescita della responsabilità civile? Che in futuro, come ho rilevato, soprattutto per effetto dell’applicazione delle nuove tecnologie nell’ambito sanitario, i pazienti avranno bisogno di maggiori tutele sia sul piano normativo sia da parte della giurisprudenza.
Ebbene, per tutelare adeguatamente i pazienti, la responsabilità civile dovrà fare un ulteriore passo in avanti ed estendere il suo “fatturato” senza porsi limiti che non siano quelli dettati dal legislatore.
C’è chi ha perfino proposto che l’Osservatorio sulla Giustizia Civile del Tribunale di Milano aumenti i valori monetari per la liquidazione del danno non patrimoniale da lesione alla salute che, come è noto, sono già i più alti in Europa.
Insomma, per questa dottrina, la parabola della responsabilità civile è destinata ancora a crescere in funzione dei nuovi rischi sanitari legati al progresso tecnologico.

… O il rischio di costi non sostenibili?
Dall’altra parte, invece, i fautori di una responsabilità civile più equilibrata e sostenibile. Qual è il ragionamento seguito da questa dottrina? Che i costi della responsabilità civile in ambito sanitario sono già troppo elevati nel nostro Paese, sicché è necessario porre dei limiti all’espansione della responsabilità civile e dei danni per evitare che questi costi, anche in termini sociali, siano superiori rispetto ai vantaggi.
Non dimentichiamo quanto sia importante nella legge Gelli/Bianco sia la leva assicurativa sia l’autoritenzione del rischio per le strutture sanitarie, per i medici e, indirettamente, per i pazienti che reclamano un risarcimento.
Ebbene, aumentare in futuro il peso dei risarcimenti significa gravare il sistema sanitario di ulteriori costi, che sottrarrebbero risorse fondamentali a favore degli utenti del servizio sanitario stesso. Pensiamo al peso che hanno avuto in passato i risarcimenti liquidati nelle sentenze per danni da medmal. Se solo una parte di questi risarcimenti fossero stati destinati al servizio sanitario pubblico in un’ottica solidarista, forse le conseguenze della pandemia sarebbero state meno tragiche.

Una risorsa da gestire
Ebbene, proprio la pandemia ci deve far riflettere sul tema della sostenibilità del sistema assicurativo e sociale.
Se vogliamo che il sistema assicurativo e sociale possa far fronte ai nuovi costi legati all’incremento del contenzioso in ambito sanitario, proprio a tutela dei pazienti, occorre porre dei limiti all’espansione dell’istituto della responsabilità civile e del risarcimento del danno non patrimoniale.
A me piace sempre fare una similitudine filosofica tra la crescita senza limiti della responsabilità civile e del risarcimento del danno non patrimoniale che parte della dottrina propugna e il rapporto dell’uomo con la natura, che considera una risorsa da sfruttare senza alcun limite e, come direbbe Bacone, “da dominare”.
Ebbene, se il mito dello sfruttamento della natura ha portato all’attuale catastrofe ambientale, dopo la pandemia è necessario uno sforzo culturale ed etico da parte di tutti i giuristi (ma non solo) che porti a concepire l’istituto della responsabilità civile come una risorsa limitata.
Per semplificare il discorso, occorre evitare in futuro sentenze bellissime che liquidano risarcimenti elevati e strutture sanitarie o assicuratori che poi non saranno in grado di adempiere a tali sentenze per mancanza di risorse.

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