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Truffe alle assicurazioni, quattro arresti a Reggio Calabria

Tra i destinatari delle misure cautelari anche medici e paramedici dell’ospedale metropolitano reggino

14/11/2019
Ancora una storia di truffe ai danni delle compagnie assicurative in cui risultano coinvolti medici e paramedici compiacenti. L’ultima vicenda emersa è stata smascherata dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria che ha arrestato quattro persone, tra cui un dirigente medico e un addetto paramedico del grande ospedale metropolitano della città calabrese. Nel corso dell’operazione denominata Assicurato, sono stati sequestrati oltre 50mila euro ottenuti illecitamente. Dieci in tutto gli indagati.
Le misure cautelari emesse nei confronti dei quattro accusati riguardano, a vario titolo e in concorso tra loro, i reati di falsità in atti pubblici, accesso abusivo a sistemi informatici, violenza privata, costrizione alla commissione di reati, fraudolento danneggiamento di beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona. Tra i soggetti destinatari della misura cautelare, uno dei quali già noto agli inquirenti perché coinvolto nell’ambito dell’operazione Game Over, figurano un dirigente medico e un addetto paramedico entrambi dipendenti dell’ospedale Bianchi-Melacrino-Morelli.

La modalità della truffa
Gli inquirenti reggini hanno trovato un estratto conto di una carta Postepay Evolution nella disponibilità di un uomo, il quale, nell’immediatezza dei fatti, aveva tentato invano di distruggere il documento rinvenuto dai militari. Da qui approfondimenti ben mirati da cui è emerso che l’uomo era stato indotto da due degli indagati a fornire propri documenti per l’accensione di una polizza assicurativa contro gli infortuni a suo nome. Nel corso delle indagini è stata accertata la produzione di una serie di documenti e certificazioni sanitarie false, utili per l’apertura della pratica relativa al sinistro che si era conclusa con l’erogazione di oltre 54mila euro. La somma finiva, di fatto, nelle tasche degli artefici della truffa e non dell’assicurato. Ulteriori approfondimenti investigativi hanno permesso di risalire anche ai medici e ai paramedici coinvolti, tutti impiegati nell’ospedale Bianchi-Melacrino-Morelli di Reggio Calabria.
Sono stati accertati la redazione di un falso verbale di accettazione di pronto soccorso; il rilascio di false certificazioni mediche relative a presunte visite di controllo; la predisposizione di una falsa perizia medico-legale; l’effettuazione di un accesso abusivo al sistema informatico dell’ospedale adibito alla gestione delle immagini radiologiche, in vista dell’inserimento a sistema di un falso referto, commesso mediante l’utilizzo delle credenziali di un ignaro collega della struttura sanitaria. La successiva attività investigativa, condotta attraverso sopralluoghi e appostamenti presso i luoghi potenzialmente interessati dalla vicenda; testimonianze raccolte; analisi della copiosa documentazione sanitaria e assicurativa; accertamenti bancari, ha consentito di smascherare, tramite l’incrocio di vari elementi indiziari, un consolidato sistema criminoso fraudolento, consentendo così di individuare i soggetti coinvolti.
A seguito di una denuncia/querela proposta da un cittadino ignaro, citato dinanzi al giudice di pace da parte di uno degli indagati per una richiesta di risarcimento danni non patrimoniali connessa a un presunto incidente stradale, la procura ha chiesto lo svolgimento di altri accertamenti, a seguito dei quali sarebbero emersi profili di responsabilita’ penali nei confronti di altre quattro persone, fra cui due vigili urbani in servizio nel comando di polizia locale di Reggio Calabria, oltre che del dirigente sanitario e del dipendente paramedico.
La seconda truffa, in vista del successivo giudizio civile teso al risarcimento anche del presunto danno non patrimoniale, in particolare, aveva consentito agli indagati di riscuotere un primo rimborso assicurativo per falsi danni patrimoniali all’automezzo pari a 4.700 euro. La Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha pertanto chiesto al Gip presso il locale Tribunale l’applicazione della misura cautelare personale degli arresti domiciliari, nonché il sequestro del profitto di reato pari a 54.250 euro. Durante l’esecuzione dei provvedimenti cautelari, nell’abitazione di uno degli indagati, è stato scoperto un vero e proprio laboratorio di produzione del falso. Sono stati rinvenuti e sottoposti a sequestro: numerosi timbri falsi di diverse amministrazioni pubbliche (tra cui alcuni della Regione Calabria e dell’ospedale) e di medici, oltre a documentazione sanitaria manomessa, cd relativi a referti ed esami sanitari strumentali e un fotocopiatore professionale.

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