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Formazione a distanza e tecniche esperenziali agiscono dove non arrivano altre soluzioni formative, contribuendo alla creazione di valore per l’individuo e le l’organizzazione

26/06/2018
Nel 1996 il Center for Creative Leadership di Greensboro, nella Carolina del Nord, pubblica un studio mirato a comprendere i fattori di successo che hanno caratterizzato la crescita professionale di dirigenti di azienda.

Morgan McCall e i suoi colleghi Michael M. Lombardo e Robert W. Eichinger intervistano 191 top leader ed executives chiedendo loro quali esperienze fossero state tra le più formative della loro vita.

Le evidenze raccolte permettono loro di elaborare il modello 70:20:10, ovvero la proporzione del curriculum formativo di ciascuno:
  • il 70% della formazione è esperienziale, attraverso il learning by doing, con problemi da risolvere, obiettivi da raggiungere;
  • il 20% è sociale tramite gli input provenienti dalla propria rete professionale, grazie allo scambio tra pari e attraverso esperienze di coaching, mentoring;
  • il 10% è formale, laddove si impara attraverso una formazione più strutturata e predefinita: corsi in aula e i tradizionali Wbt (Web based training) per l’elearning.
Al di là delle percentuali e dell’unico campione intervistato, è utile ragionare sui pesi attribuiti alle tre componenti della formazione.

Nuova linfa dalle elearning e dalle tecnologie
Tutto quello che impariamo al di fuori di progetti pensati o di momenti dedicati abita lo spazio dell’informalità. Uno spazio in cui non contano i ruoli, le gerarchie, ma solo il coinvolgimento della persona e la propria soddisfazione nell’avere appreso qualcosa di nuovo e auto-diretto.

La formazione esperienziale agisce dove non arrivano altre soluzioni formative, rendendo l’apprendimento più coinvolgente e producendo un valore enorme per l’individuo e l’organizzazione.

Codificare questi momenti di apprendimento, oltre a essere di difficile realizzazione, snaturerebbe la natura stessa della formazione informale. Come può aiutarci l’elearning che per natura ricade al 10% del modello?

La content curation, il focus sulla definizione degli obiettivi, le esercitazioni e i tutorial volti all’applicazione di competenze, le simulazioni, il microlearning con i suoi contenuti in pillole. Ma anche la gamification, il social learning e le comunità di pratica, il mobile learning, il monitoraggio della performance, fino ad arrivare alle ultime frontiere del augmented e virtual learning e allo standard xAPI, che sta per Experience API.

Quest’ultimo è una nuova tecnologia in grado di raccogliere dati su una gamma di esperienze molto più ampia di quanto consentito dal tradizionale Scorm. Il nuovo standard rompe i classici confini del Lms (Learning management systems) e consente di raccogliere dati provenienti da diversi ambienti, anche eterogenei tra di loro (come la lettura di un eBook e la visione di un video su Youtube), facendoli convergere in un unico sistema LRS (Learning Record Store).

Le nuove tecnologie e le tecniche esperienziali della formazione a distanza danno nuova linfa vitale al modello 70:20:10 e ci permettono di affermare, insieme a Leo Longanesi: “Tutto quello che non so, l’ho imparato a scuola”.

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