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Decreto Sanità, il giudizio dell’Ania

Ancora lontani dal risolvere i problemi della medicina difensiva e dell’assicurabilità delle strutture

Decreto Sanità, il giudizio dell’Ania hp_stnd_img
Buone le intenzioni, ma sostanzialmente inefficace. Questo il giudizio dell'Ania sul Decreto Sanità che nei giorni scorsi, incassata la fiducia del Senato e in attesa della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, è divenuto legge. In particolare, a margine di un'audizione in commissione errori sanitari, il direttore Vita e Danni non auto dell'Ania, Roberto Manzato, ha espresso più di una perplessità sia rispetto alle misure volte a migliorare il funzionamento del mercato assicurativo sia in merito alle azioni di contrasto al fenomeno della medicina difensiva.
Tutti d'accordo sull'istituzione di una tabella per la valutazione dei danni ma stiamo ancora aspettando, dopo sei anni, quelle per l'Rc auto" fa notare Manzato, sottolineando come siano proprio queste le "buone intenzioni" a cui non viene data concreta attuazione.

Diverse criticità sono state sottolineate anche a seguito della presentazione in commissione dell'indagine Ania su un campione di primarie imprese di assicurazione operanti nel settore sanitario. Dalla ricerca è emerso che lo scorso anno le strutture che hanno rinnovato le coperture assicurative sono l'85% e che le disdette sono da imputare per il 5% alle compagnie, mentre nel 10% dei casi i contratti non sono stati rinnovati per scelta della struttura stessa. Nel 2010 la stima del numero di sinistri denunciati alle assicurazione relativi a strutture sanitarie è stato pari a 21.353, circa i due terzi di quelli complessivamente denunciati per il totale del settore. Il trend "di nuovo in crescita dopo il decremento del 30% registrato nel periodo 2000-2003 suscita una certa preoccupazione - sottolinea l'Ania - considerando anche che il numero di aziende assicurate è andato progressivamente riducendosi". Le strutture in genere e soprattutto quelle pubbliche, ha spiegato Manzato, disdicono la polizza "perché la considerano troppo costosa e seguono la strada dell'auto-assicurazione".

Pur mantenendo un profilo critico, l'Ania ha anche sottolineato alcuni provvedimenti utili a mitigare il rischio di malpractice e aumentare la disponibilità di coperture assicurative, a cominciare dalla "costituzione di organismi indipendenti che rilevino e analizzino gli errori medici", o ancora "l'implementazione di approcci integrati di risk management" o la "costituzione di fondi pubblici o pubblico-privati che aumentino la capacità del settore assicurativo" per particolari categorie di rischio. Tuttavia si tratta, secondo l'associazione delle imprese, di strumenti parziali e complessivamente non sufficienti ad arginare il problema della medicina difensiva e rasserenare il rapporto medico-paziente. Più incisivo sarebbe il passaggio al sistema, adottato nei paesi scandinavi, "no fault" in cui per determinate casistiche di eventi, è previsto "un risarcimento standardizzato senza la ricerca e l'attribuzione della colpa".

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