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Ue, gli Stati pensino a previdenza integrativa obbligatoria

E' l'ipotesi prospettata da Laszlo Andor, commissario europeo agli affari sociali

25/02/2013
Assicurazioni integrative per la pensione da rendere obbligatorie. Una proposta, o più che altro un auspicio, che all'interno dell'Unione europa trova un autorevole portavoce in Laszlo Andor (foto), commissario europeo agli affari sociali. Andor, parlando alla platea dell'Emerging Challenges in the Impact of Taxes on Pensions, organizzato presso gli spazi della Commissione europea a Bruxelles, ha sostenuto che nonostante le riforme delle pensioni adottate in molti Stati membri abbiano migliorato la sostenibilità del sistema sul medio-lungo termine, resta comunque il nodo dell'adeguatezza degli assegni, che potrebbe essere risolto con assicurazioni integrative da rendere obbligatorie.

Il punto, ha sottolineato il ministro del welfare dell'Unione europea, è proprio quanto le casse pubbliche, oltre a poter sostenere un sistema previdenziale, possano garantire un reddito adeguato. Le variabili che condizioneranno il buon esito delle riforme delle pensioni che in questi anni hanno trasformato il welfare dei Paesi europei sono la lunghezza della vita lavorativa e la continuità nell'erogazione dei contributi da parte del lavoratore. Le riforme portate a termine, ha detto Andor, "hanno migliorato la sostenibilità sul medio e lungo termine della spesa pubblica. Ma gli effetti sull'adeguatezza delle pensioni sono incerti e dipenderanno da una vita lavorativa più lunga con meno interruzioni, così come da ulteriori risparmi pensionistici". Da qui la necessità che le autorità pubbliche "valutino l'idea di pensioni private obbligatorie".

Andor ha constatato che in tutti i Paesi dell'Unione europea si accetta senza problemi l'obbligo di assicurazioni per i veicoli a motore. Ecco perché, propone, "non si potrebbe considerare anche di rendere obbligatorio per i cittadini sottoscrivere assicurazioni pensionistiche sul posto di lavoro o schemi integrativi di terze parti per migliorare l'ammontare dei loro assegni?". Recentemente alcuni player europei attivi in Italia, tra cui per esempio Allianz, per agevolare la penetrazione finalmente decisa della pensione integrativa nel Belpaese, hanno proposto incentivi fiscali fino ad arrivare a "tassazione zero". L'Ue, a proposito di fiscalità, offre un'ipotesi che Andor ha ancora l'occasione per ribadire: "rendere le pensioni integrative obbligatorie - ha proseguito - non significa necessariamente abolire o ridurre gli incentivi fiscali, ma avere più margine di manovra per considerare l'ammontare dei sussidi e la loro allocazione".

Questa ipotesi, come altre, ha voluto poi precisare il commissario "sono solo dei suggerimenti per gli Stati membri". La Commissione europea, del resto non ha i poteri per intervenire direttamente sulle norme che regolano i sistemi di welfare dei singoli Stati. L'Ue "non sostiene ufficialmente nessuna delle ipotesi" elencate da Andor nel suo intervento, "ma invitiamo tutti gli stakeholder - ha concluso il commissario per gli affare sociali - a valutare e discutere i modi in cui possiamo meglio promuovere il risparmio pensionistico limitandone il costo per i bilanci pubblici".

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