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L'Epap presenta ricorso al Tar contro il Ministero del lavoro

L'ente previdenziale si appella contro il parere opposto all'aumento dei contributi previdenziali a carico dei committenti pubblici

08/03/2013
Il Ministero del lavoro ha opposto il proprio no alla richiesta di aumentare i contributi previdenziali a carico dei committenti pubblici che era stata avanzata dall'Epap, l'ente previdenziale di geologi, chimici, agronomi, forestali e attuari. Contro questa decisione, l'ente ha deciso di presentare un ricorso presso il Tar del Lazio.

La richiesta dell'Epap è relativa all'articolo 4, che prevede l'aumento del contributo integrativo dall'attuale 2% al 4% ai sensi della legge n. 133/2011 (nota come legge Lo Presti). Secondo il Ministero. l'incremento del 2% (che porterebbe appunto l'aliquota al 4%) può valere per i committenti privati ma non per le amministrazioni pubbliche, cui si dovrebbe continuare ad applicare il 2%. L'Epap sostiene che la legge Lo Presti, preveda che non ci siano costi per la finanza pubblica" soltanto per la sostenibilità degli enti.

Al ricorso presentato presso il Tar hanno aderito, per sostenerne le ragioni, anche la Cassa dei Ragionieri e l'Adepp, l'associazione degli Enti di previdenza dei liberi professionisti.

"La legge Lo Presti - ha sottolineato il presidente dell'Epap Arcangelo Pirrello - è stata la prima legge a venire incontro alla primaria esigenza di permettere agli Enti previdenziali privati dei liberi professionisti di elargire pensioni quantomeno dignitose. Il sistema contributivo puro infatti - prosegue Pirrello - se da un lato è in grado di garantire la sostenibilità a lungo termine, dall'altro produce un inevitabile disagio nell'ammontare delle pensioni che sono attualmente caratterizzate da un tasso di sostituzione del 20%: questo significa - osserva il presidente dell'Epap - che con 37 anni di contribuzione si percepirà una pensione pari ad appena il 20% dell'ultimo reddito".

La legge Lo Presti permette l'aumento della contribuzione integrativa che, di fatto, produce un trascinamento della contribuzione soggettiva (dal 10% al 15% secondo la riforma Epap) e quindi montanti più corposi e pensioni meno mortificanti. "Con una interpretazione a dir poco 'libera'" - spiega ancora Pirrello - "il Ministero ritiene che l'aumento della contribuzione integrativa debba essere esclusivamente sulle prestazioni professionali verso i privati". Secondo il presidente dell'Epap, in questo modo si verrebbe a creare anche una grave disparità tra le pensioni di professionisti che lavorano con committenti pubblici e le pensioni di professionisti che lavorano prevalentemente con committenti privati. "Lo Stato, che è chiamato a vigilare sulla adeguatezza e sull'equità delle pensioni - conclude Pirrello - in base all'articolo 38 della Costituzione, non può permettere una simile interpretazione, iniqua e ingiusta".

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