L’intelligenza artificiale accelera lo sviluppo umano o le diseguaglianze?
È la sfida attorno a cui si concentra lo Human Development Report, report promosso da Generali e Undp (Programma Onu per lo sviluppo), presentato oggi in Bocconi
L’intelligenza artificiale rappresenterà sempre di più un acceleratore dello sviluppo umano, oppure rischia di accentuare le disuguaglianze esistenti? È questa la sfida che si propone di affrontare l'edizione 2025 dello Human Development Report intitolata A matter of choice: People and possibilities in the age of AI.
Il rapporto, promosso dal gruppo Generali e dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) è stato presentato il 10 febbraio all’Università Bocconi di Milano, ateneo che offre il proprio supporto scientifico a questo studio, e si inserisce nella partnership tra il Leone di Trieste e l’Undp, che mira a ridurre il divario di protezione per le comunità vulnerabili di tutto il mondo attraverso l’ampliamento dell’accesso a soluzioni innovative di assicurazione e finanziamento del rischio.
Come accennato, il report affronta le implicazioni per lo sviluppo umano della crescente adozione di soluzioni e strumenti basati sull’intelligenza artificiale, concentrandosi in particolare, sul contributo che l’AI potrà fornire per ampliare le capacità umane, sostenere il benessere e promuovere un progresso inclusivo. Al centro del documento ci sono le persone: come questa tecnologia incide sulla vita a livello globale e come influenza i sistemi in cui viviamo. L’obiettivo è esplorare come le decisioni attuali possano fare dell’AI una forza capace di ampliare le libertà umane, invece di limitarle.
La presentazione ha visto gli interventi di Pedro Conceição, director dello Human Development Report Office di Undp, del professore Francesco Billari, rettore dell’Università Bocconi, della professoressa Paola Profeta, prorettrice per la diversità, inclusione e sostenibilità e full professor of public economics dell’Università Bocconi e di Anna Chiara Lucchini, group head of leadership development and academy di Generali, con i saluti conclusivi di Andrea Sironi, presidente di Generali e dell’Università Bocconi.
Il contributo dell’AI dipende dalle scelte collettive
L’analisi dell’impatto dell’intelligenza artificiale arriva in un momento in cui i progressi nello sviluppo umano stanno rallentando e le disuguaglianze tornano ad ampliarsi. L’AI è ormai parte della vita quotidiana e può ampliare o ridurre le opportunità delle persone a seconda di come viene progettata, regolata e utilizzata. In un contesto globale segnato da crisi economiche, conflitti e modelli di crescita in affanno, la tecnologia diventa un elemento decisivo ma non neutrale: il suo contributo dipende dalle scelte collettive.
Il report propone tre direzioni essenziali. La prima è costruire un’economia in cui persone e AI collaborino, evitando un uso che sostituisca il lavoro umano senza reali benefici. La seconda è guidare l’innovazione con intenzionalità, orientando ricerca e applicazioni verso obiettivi sociali e non solo di mercato, ampliando anche la partecipazione dei Paesi meno sviluppati alla filiera dell’AI. La terza è investire nelle capacità umane, dall’istruzione al sistema sanitario, affinché l’AI rafforzi competenze e servizi invece di indebolirli.Pensiero critico, creatività e capacità di giudizio
Le conclusioni richiamano l’urgenza di preparare le persone a vivere e lavorare in un mondo dove l’AI sarà onnipresente. Ciò significa rafforzare il pensiero critico, la creatività, la capacità di giudizio e l’alfabetizzazione digitale, affinché l’AI non diventi una scorciatoia cognitiva ma un alleato nello sviluppo delle competenze. Significa anche introdurre la tecnologia nella sanità e nell’educazione in modo trasparente, monitorato e attento all’equità, così da colmare le lacune dove le risorse sono scarse. In una prospettiva più ampia, il report invita a vedere l’AI come una possibile direttrice verso nuovi orizzonti di sviluppo, soprattutto per i Paesi più fragili, purché accompagnata da istituzioni solide, accesso equo e scelte consapevoli. La tecnologia, ricordano gli autori, non determina il futuro: lo determinano le persone. E solo mettendo al centro capacità umane, libertà e immaginazione sarà possibile fare dell’AI una leva per ampliare le opportunità di tutti.
In uno scenario globale caratterizzato da un impulso senza precedenti negli investimenti in intelligenza artificiale, nessun paese o istituzione può permettersi di restare spettatore, ha osservato il presidente di Generali, Andrea Sironi. “È essenziale – ha detto – partecipare in modo proattivo per garantire che la trasformazione tecnologica diventi un’opportunità e non un fattore di divisione”. Ciò richiede l’integrazione di prospettive diverse all’interno dell’ecosistema: “combinare le capacità strategiche delle grandi imprese con le conoscenze scientifiche del mondo accademico – ha aggiunto Sironi – e la visione di lungo periodo del settore pubblico, così da costruire un modello di governance capace di guidare il cambiamento attraverso una crescita sostenibile e tutelare gli interessi della società nel suo complesso”.
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