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Covip, tornano a correre i fondi pensione nel primo trimestre 2023

L’ultimo report statistico dell’Autorità mostra una crescita degli iscritti (+1,2%), delle risorse del settore (211 miliardi di euro) e dei rendimenti

Covip, tornano a correre i fondi pensione nel primo trimestre 2023 hp_wide_img
L’ultimo rapporto statistico della Covip, rileva che al 31 marzo di quest’anno, le posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari sono state 10,4 milioni, in crescita di 119mila unità (+1,2%) rispetto alla fine del 2022. A tali posizioni, che includono anche quelle di coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, corrisponde un totale degli iscritti di 9,3 milioni (+1,2%). Nei fondi negoziali si registrano 67mila posizioni in più rispetto alla fine dell’anno precedente (+1,8%), per un totale di 3,8 milioni. Quasi metà dell’incremento delle posizioni registrato nel trimestre (circa 30mila unità), deriva da adesioni contrattuali del settore edile. Per le forme pensionistiche di mercato, la Covip rileva 29mila posizioni in più nei fondi aperti (+1,6%) e 18mila posizioni in più nei Pip (+0,5%); alla fine di marzo, il totale delle posizioni in essere in tali forme risulta pari, rispettivamente, a 1,871 milioni e 3,716 milioni di unità.

Le risorse destinate alle prestazioni sono, a fine marzo 2023, pari a 211 miliardi di euro, rispetto ai 205 miliardi di dicembre 2022.
L’aumento, spiega la Covip, “è dovuto per circa due terzi al miglioramento dei corsi dei titoli in portafoglio e per il rimanente terzo ai flussi contributivi al netto delle uscite”. Nei fondi negoziali, l’attivo netto è di 63,3 miliardi di euro, crescendo del 3,7% rispetto a dicembre; esso totalizza 29,4 miliardi nei fondi aperti e 46,5 miliardi nei Pip, rispettivamente, il 5 e il 2,1% in più nel confronto con la fine dell’anno precedente.

Più risorse per il settore

Dal report della Covip emerge in particolare che le risorse destinate alle prestazioni sono, a fine marzo 2023, pari a 211 miliardi di euro, rispetto ai 205 miliardi di dicembre 2022. L’aumento, spiega l’Autorità, “è dovuto per circa due terzi al miglioramento dei corsi dei titoli in portafoglio e per il rimanente terzo ai flussi contributivi al netto delle uscite”. Nei fondi negoziali, l’attivo netto è di 63,3 miliardi di euro, crescendo del 3,7% rispetto a dicembre; esso totalizza 29,4 miliardi nei fondi aperti e 46,5 miliardi nei Pip, rispettivamente, il 5 e il 2,1% in più nel confronto con la fine dell’anno precedente.
Nel corso dei primi tre mesi del 2023 i contributi incassati da fondi negoziali, fondi aperti e Pip sono stati pari a 3,6 miliardi di euro, con una crescita del 7,8% rispetto al corrispondente periodo del 2022. L’incremento si riscontra in tutte le forme pensionistiche, variando dal 9,2% nei fondi negoziali e nei fondi aperti, al 4,7% nei Pip.

Il settore recupera le perdite del 2022

Nei primi tre mesi del 2023 in tutte le tipologie di forme pensionistiche e in tutti i comparti si sono registrati in media risultati positivi, in particolare nelle gestioni con una maggiore esposizione azionaria, “recuperando in parte le perdite in conto capitale rilevate nel 2022”, si legge nel report. I comparti azionari hanno, infatti, registrato guadagni in media pari al 3,6% nei fondi negoziali, al 4,4 nei fondi aperti e al 3,4 nei Pip. Rialzi anche per le linee bilanciate, con rendimenti medi del 2,4% nei fondi negoziali, 3,3 nei fondi aperti e 2% nei Pip; più contenuti, ma ora tornati positivi, sono i rendimenti dei comparti obbligazionari e garantiti.

Valutando i rendimenti su orizzonti temporali più coerenti con le finalità del risparmio previdenziale, nel periodo che ai dieci anni da inizio 2013 a fine 2022 aggiunge anche i primi tre mesi del 2023, i rendimenti medi annui composti delle linee a maggiore contenuto azionario si collocano, per tutte le tipologie di forme pensionistiche, tra il 4,9 e il 5,2%; per le linee bilanciate, i rendimenti medi vanno dall’1,9% dei Pip di ramo III, al 2,8 dei fondi negoziali e al 3,1 dei fondi aperti. Viceversa, le linee garantite e quelle obbligazionarie pure mostrano rendimenti medi vicini allo zero o di poco superiori; le gestioni separate di ramo I dei Pip, che contabilizzano le attività al costo storico e non al valore di mercato, ottengono un rendimento dell’1,9 per cento. Nello stesso periodo, la rivalutazione del Tfr è risultata pari al 2,4%.

Osservando la distribuzione dei risultati dei singoli comparti tra le diverse tipologie di forma pensionistica e le diverse linee di investimento, la Covip spiega che gran parte dei comparti azionari e bilanciati mostrano rendimenti più elevati rispetto agli altri e al Tfr. Essi mostrano anche una maggiore dispersione dei risultati rispetto alle altre tipologie di comparto per i fondi aperti e per i Pip di ramo III, ma non per i fondi negoziali.

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