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Quale peso per le energie rinnovabili?

Secondo uno studio di Coface, la crisi da Covid-19 ha avuto un impatto negativo sul settore nel breve periodo con evidenti difficoltà nel medio-lungo periodo, con un evidente rallentamento dopo vent’anni di crescita in tutto il mondo

15/09/2020
Sulla spinta di una diversa sensibilità aziendale e della ricerca di una maggiore indipendenza dai paesi produttori di idrocarburi, negli ultimi venti anni il consumo di energie rinnovabili è rapidamente aumentato, guadagnando crescenti quote di mercato rispetto alle fonti tradizionali come carbone, petrolio e nucleare. Come per gli altri settori economici, anche la produzione di energie rinnovabili ha subìto un rallentamento durante i mesi di chiusura per la pandemia. Ne dà conto Coface in un report dal titolo “Global renewable energies: continued ascension despite the Covid-19 pandemic”, che offre anche una panoramica sul settore a livello globale. 
I lockdown nei diversi paesi hanno quasi interrotto le catene di approvvigionamento e numerosi impianti sono stati chiusi per motivi di sicurezza, in particolare in Cina, paese che ha assunto un ruolo di attore globale nella generazione di energia rinnovabile. Sulla contrazione del settore hanno influito anche la carenza di manodopera, per la chiusura dei confini ai lavoratori stranieri, e la difficoltà di accesso ai finanziamenti. Secondo Coface, tali difficoltà andranno dissolvendosi gradualmente verso fine anno con la riapertura degli impianti, anche se l'impatto sarà ancora visibile per molti progetti in corso. Durante il periodo di lockdown, il calo della domanda e l’eccesso di offerta in tutto il mondo hanno spinto al ribasso i prezzi dell’elettricità. Il risultato è stato un calo della capacità produttiva nel 2020 pari al 13%, dopo dieci anni di crescita costante.

La Cina guida la crescita del settore
Il settore delle energie rinnovabili è in forte crescita, ed è passato dal 21,8% della capacità elettrica totale installata a livello globale nel 2000 al 34,7% nel 2019. Ma anche le fonti sono aumentate e si stanno diversificando: se nel 2000 il 93% della capacità rinnovabile totale era rappresentato dell’energia idroelettrica, lo scorso anno la sua quota è scesa al 47% per la crescita soprattutto di energia solare ed eolica. 
La Cina è il principale produttore di energia rinnovabile e in pochi anni si è posta alla guida nella transizione energetica globale: per comprenderne il peso, nel totale degli investimenti in energie rinnovabili la Cina nel 2017 raccoglieva il 45%, con 126 miliardi di dollari su 279 miliardi totali.
Anche l’America Latina si muove rapidamente verso l’integrazione delle rinnovabili nella rete elettrica, partendo comunque da una tradizione di utilizzo di fonti idroelettriche che nel 2000 rappresentavano il 54% della produzione locale totale. Nei tre maggiori mercati energetici dell'America Latina - Brasile, Cile e Messico - la capacità elettrica rinnovabile ha registrato una crescita relativamente forte tra il 2000 e il 2019, in particolare in Brasile dove l’idroelettrica rappresenta il 64% della produzione elettrica totale.

L’Europa attende il Green New Deal
La riduzione attesa della capacità rinnovabile nel 2020 sarà maggiore in Europa, a causa dei rigidi lockdown in diversi paesi e di una minore propensione all'asta da parte degli investitori. Attualmente rappresenta la seconda area per produzione di rinnovabili dopo la Cina, e la crescita del settore costituisce uno degli obiettivi della Commissione Europea, finalizzato alla riduzione dell’inquinamento. Al proposito, la Commissione ha emanato nei mesi pre-pandemia il cosiddetto Green New Deal, un piano europeo per integrare maggiormente le energie rinnovabili nelle reti elettriche e finanziare ricerca e sviluppo, con l’obiettivo di supportare i paesi – in particolare quelli del centro Europa - nell’uscita dalla produzione di energia fossile.
La crescita del settore passa anche per un maggiore utilizzo delle energie rinnovabili in tutti gli ambiti economici, con particolare rilievo per la chimica e i metalli, caratterizzati da attività molto inquinanti e - per questo – soggetti a normative più severe. 

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