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Carla Barin, al di là delle espulsioni esemplari

Dopo 51 anni di partecipazione alla vita sindacale, che hanno prodotto risultati come la sottoscrizione dell’Ana 2003, la storica sindacalista dello Sna volta pagina con amarezza. Ma anche, e ancora, con la voglia di rivendicare i diritti di lavoratori e pensionati

05/02/2020
Ho appreso dell’espulsione di Carla Barin con una certa sorpresa. L’impulso è stato quello di chiamarla per conoscere i dettagli di una notizia che, per chi conosce almeno una parte della sua lunga storia vissuta nel Sindacato Nazionale Agenti (Sna), ha del clamoroso, se non dell’incredibile. Ma incredibile è stato rendermi conto di parlare, appena ascoltato il suo saluto al telefono, con una persona completamente ignara di ciò che le stavo annunciando. 
In questa intervista, la storica sindacalista dello Sna, conosciuta come “pasionaria” per l’indole rivoluzionaria e tenace, spiega il suo punto di vista e i motivi della scelta, per alcuni versi dettata da una certa sottovalutazione delle (ovvie) conseguenze politiche di presentarsi a 81 anni nella lista pensionati di Anapa Rete ImpresAgenzia per il Fondo pensione agenti.   
Lo spazio in queste pagine dedicato alla vicenda non può che lasciare, anche a fronte di possibili opinioni contrastanti, una grande amarezza tra la categoria degli agenti (a meno che non si ritenga, con un po’ di approssimazione, che questa espulsione possa essere apprezzata come una punizione esemplare). Perché nelle risposte qui di seguito emerge un senso che supera il concetto di “punizione”, giusta o sbagliata che sia, toccando valori che spaziano dalla democrazia alla richiesta di confronto, dalla rivendicazione dei diritti del singolo fino al bisogno di tutela da parte di chi, dopo aver tanto difeso gli altri, è stato infine pesantemente penalizzato nel percepire la sua pensione di agente. Fino alla voglia, mai sopita - come sottolinea Carla Barin – di continuare a operare, in buona fede sì, ma sempre nell’interesse dei colleghi agenti.

Lo Sna definisce la scelta di candidarti nella lista pensionati presentata da Anapa per le elezioni dei rappresentanti al Fonage come inopportuna e inconciliabile con le logiche e gli obiettivi del sindacato. Quali sono i motivi che ti hanno condotta a questa scelta, dopo anni di lotte e rivendicazioni all’interno dello Sna?
 Ho avuto da persone esterne allo Sna la notizia della mia espulsione che, oltre ad amareggiarmi, mi ha sorpreso per le modalità attraverso cui si è giunti a tale decisione. Dopo 51 anni di partecipazione alla vita sindacale, partecipazione sempre portata avanti con tanto entusiasmo, dedizione e amore per la categoria, con contributi concreti, lo ricordo, che hanno portato, per esempio, alla stesura dell’Ana 2003 (come presidente con delega da parte di Tristano Ghironi), trovo irrispettoso che nessuno si sia voluto prendere la briga nemmeno di informarmi del deferimento al collegio dei probiviri. E, soprattutto, che nessuno si sia sentito in dovere di capire perché Carla Barin avesse fatto questa scelta, quali i motivi e i processi mentali che hanno condotto una “vecchia sindacalista” a intraprendere questa strada. In sostanza un processo senza contraddittorio e i diritti di difesa calpestati.
Dopo l’audizione, se ci fosse stata, il collegio avrebbe potuto assumere qualunque decisione, ma lo avrebbe fatto nel rispetto delle regole democratiche e, soprattutto, nel rispetto della dignità della persona.
Avevo telefonato al presidente Claudio Demozzi per rappresentargli il mio desiderio, che tutti conoscevano, di mettere a disposizione la mia esperienza, ma non mi ha richiamato. Ho sollecitato un contatto, ma è stato vano: nessuno ha ritenuto di chiamarmi.
Appreso che Anapa apriva la propria lista di Fonage a tutti coloro che volevano dare la propria disponibilità, indipendentemente che fossero iscritti o meno, ho pensato di candidarmi. È stato, checché se ne possa pensare, un atto di amore verso i colleghi che hanno diritto a veder tutelati i propri interessi, a prescindere dalla appartenenza o meno a un organismo di rappresentanza. Alla mia età, 81 anni, non ho certo bisogno di visibilità, né di una “poltrona” che, giova ripeterlo per i disinformati, non prevede compenso alcuno se non il rimborso delle spese di trasferta. Non immaginavo di creare un casus belli politico. Fonage è il fondo previdenziale di tutti gli agenti, non degli iscritti di Sna o di Anapa, ed è un organismo totalmente svincolato dalla politica di ogni istituto di rappresentanza.
Mio unico obiettivo era quello di offrire al Fonage il mio pensiero di pensionata. Se, assieme agli altri colleghi, si riuscisse a produrre qualcosa di utile, ciò andrebbe a vantaggio dell’intera categoria degli intermediari: non degli iscritti di Sna o Anapa, ma anche di tutti quei colleghi che non si riconoscono in alcuno dei due organismi di rappresentanza. 

Il fatto di non sentirti rappresentata dallo Sna, nella tua personale esperienza di questi ultimi anni, è stato condiviso all’interno del sindacato? Con quali contenuti e con quali risultati?
 Non mi sono sentita rappresentata né, tantomeno, tutelata come ho già avuto modo di spiegare in altra intervista, su altro organo di informazione, nel 2017. 
Come detto, tempo addietro ho cercato telefonicamente il presidente dello Sna per condividere con lui i miei progetti riguardo alla mia presenza come delegata nel Fonage, ma senza fortuna. 
Ho chiamato più volte la segreteria di Via Lanzone pregando di farmi richiamare, ma anche qui... il nulla. 
Avevo un solo obiettivo: essere utile, quale che fosse il “fronte” (sempre più diviso). Non ho immaginato le conseguenze che, per la verità, mi sembrano esagerate.
Nonostante ciò, lo ribadisco, mai ho pensato di dimettermi dallo Sna, né di tenere un piede in due scarpe. L’unico mio errore, se si può definire errore, è stato il desiderio di dare il mio contributo, ancora una volta, al miglioramento delle condizioni di vita dei colleghi, in particolare nel momento dell’entrata in quiescenza, per garantire loro un trattamento equo e in linea con le aspettative.
Non voglio qui tornare sulle vicende che hanno coinvolto il Fonage negli ultimi anni, ma una cosa mi è parsa stonata: per esempio, che nella revisione del “quantum” da tagliare, sia stata chiesta la restituzione di parte delle pensioni già percepite per reversibilità, anche ai familiari, come me, di coloro che nel frattempo erano venuti a mancare.
Persone come Roberto Ulissi, Rolando Martorelli, Corrado Calvo, Gino Catania e tanti altri. 
Persone che, lo ricordo a chi in questa vicenda mostra di avere memoria corta, hanno contribuito a rendere possibili i recenti festeggiamenti in pompa magna per il centenario (non il quinquennio o il decennio) dello Sna, da cui l’attuale dirigenza sembra oggi trarre così tanto lustro. Ma a nulla è valsa una vita di militanza. Così è... se vi pare...
Neanche Equitalia chiede restituzioni, con prelievo fisso dagli accrediti sui conti correnti delle vedove! Mah! Forse, forse c’è qualcosa che non va. 
Non si è guardato, come aveva suggerito il commissario, alle singole situazioni economiche, alle eventuali invalidità di coloro che avevano diritto alla reversibilità, ecc.
Non entro in altri particolari, non è poi così importante e a nessuno, forse, interessa veramente. 
Riconosco quanto tempo Demozzi dedica alla categoria, seppur con risultati alterni e non sempre condivisibili.
Ma questo vale per tutti coloro che ci rappresentano oggi e ci hanno rappresentato in passato.
A un certo punto si volta pagina, si cambia vita e si fanno scelte diverse, come ha fatto Tristano Ghironi, che però non devono cancellare una storia e i risultati conseguiti in tante battaglie.
Si possono non condividere certe scelte ma, democraticamente, vanno sempre rispettate.

Come hai appreso, hai vissuto e stai vivendo, la notizia della tua espulsione dallo Sna? 
Nessuno del collegio giudicante ha seguito ciò che recita lo statuto (sacra Bibbia della categoria), così come scritto all’art. 34. 
Ciò ha dell’incredibile e da giorni mi sto chiedendo “perché?”, senza riuscire a darmi una spiegazione.
Non una lettera, una e-mail, un sms: da nessuno! 
Dal direttore di Insurance Daily ho appreso della mia espulsione e, fino a questo momento, nulla è arrivato ufficialmente dallo Sna. Come la vivo? Male! 
Avrei gradito un “vis à vis” franco e diretto, ma così non è stato. Chissà perché? Nel mio precedente incarico come delegata ho fatto apertamente delle critiche? 
Questo ma non solo, credo, può aver contribuito alla mia esclusione dalla lista dei delegati, senza neanche una comunicazione da parte dello Sna, che mi aveva inserita nella lista delle precedenti elezioni.

La tua passione per lo Sna è nota a tutti e ancor più a chi ti conosce e ha vissuto con te passaggi cruciali per la rappresentanza della categoria degli agenti. Ma a fronte della tua insoddisfazione, e nel momento della scelta di candidarti per la lista presentata da Anapa, quali motivi ti hanno fatto ritenere che tale scelta non fosse politicamente inconciliabile con gli interessi dello Sna? Non sarebbe stata più opportuna una rottura definitiva?
Proprio perché stiamo parlando di Fonage, che rappresenta la previdenza di tutti, anche dei non iscritti ad Anapa e Sna, ho pensato che non potesse essere considerato inconciliabile la candidatura nella lista di Anapa con la mia iscrizione a Sna. 
Certamente ho valutato male la situazione; o meglio, ho sottovalutato le conseguenze che tale mia decisione avrebbero potuto avere. 
Comunque vadano le cose, lavorerò senza partigianerie. 

Resta la tua presenza nella lista di Anapa: quali obiettivi ti poni a favore degli interessi di tutti i tuoi colleghi?
La mia presenza nella lista di Anapa che, ripeto, mi ha candidato su mia richiesta, ha un unico obiettivo: valutare gli odierni problemi, vigilare sul corretto utilizzo dei contributi dei colleghi, valutare le nuove circostanze. E, soprattutto, essere sempre me stessa, senza inopportuni e non graditi suggeritori.

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