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Le proposte di Aiba a tutela di medici e infermieri

L’associazione chiede che per il periodo dell’emergenza coronavirus la responsabilità degli operatori sanitari sia limitata alle sole condotte dolose

25/03/2020
Sancire che per tutto il tempo di durata dello stato d'emergenza epidemiologica da Covid-19, la responsabilità di chi esercita la professione sanitaria e delle strutture sanitarie, pubbliche e private, sia straordinariamente limitata alle sole condotte dolose. È questo il cuore della proposta di legge avanzata da Aiba e rivolta alla Presidenza del Consiglio. La pressione cui è sottoposto il Sistema sanitario nazionale “rende necessarie alcune misure, anche drastiche, come l'adozione di soluzioni logistiche insolite e procedure di acquisto di dispositivi e macchinari essenziali semplificate”, osserva Aiba in una nota. Questo scenario, nell’attuale contesto normativo in cui opera l’Rc del personale e strutture sanitarie, “fa presagire il rischio concreto di un'incontrollabile crescita di contenziosi” che travolgerebbe il sistema sanitario, con inevitabili impatti su quello giudiziario, oltre a quello assicurativo.
“Pensiamo – ha detto il presidente dell’associazione, Luca Franzi De Luca – sia corretto ristabilire il punto di equilibrio tra la responsabilità e la necessità di consentire al professionista e alle strutture di affrontare con coraggio, e senza timori, le sfide connesse agli incarichi più difficili, e perciò stesso forieri di rischi di insuccesso”. Per attuare questa proposta, sottolinea il numero uno di Aiba, “non è necessario lo stanziamento di fondi pubblici, è sufficiente una modifica normativa”.

Restringere l’applicazione delle esclusioni

L’associazione si è inoltre rivolta anche all’Ania per inoltrare un appello alle compagnie assicurative: non considerare “aggravamento del rischio” la pandemia in corso. Per la loro tutela, Aiba chiede alle imprese di “garantire, anche in deroga alle disposizioni specifiche del codice civile, la piena efficacia delle coperture assicurative per le strutture e gli esercenti anche alla luce delle modifiche organizzative imposte dalla gestione dell'emergenza pandemica”, si legge in una nota dell’associazione.
Tutto il Servizio sanitario nazionale, sottolinea Aiba, “sta facendo uno sforzo straordinario” in questi momenti di drammatica crisi, in cui medici, operatori della sanità e direzioni strategiche operano “in un costante stato emergenziale, in cui è impossibile rispondere a tutti i criteri normalmente assicurati nella pratica medico-sanitaria”. Secondo Franzi De Luca, è importante che il perdurante stato emergenziale in cui operano strutture ed esercenti la professione sanitaria non venga considerato come un fattore di “aggravamento del rischio” dalle compagnie. “Diversamente – spiega – si raggiungerebbe il poco auspicabile risultato di escludere dalle coperture assicurative tutte le condotte professionali svolte durante questa terribile crisi. Si penalizzerebbero così i soggetti e le strutture che più contribuiscono al contenimento e alla risoluzione della pandemia”.


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