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Cala in Italia l’aspettativa di vita

Recenti analisi definiscono gli italiani meno longevi, più poveri e delusi dalla sanità pubblica. Il calo del ricorso alle cure e l’inversione di tendenza sulla durata media della vita richiedono soluzioni immediate. Tra queste, un sistema sanitario integrativo digitale

23/12/2016
Nel corso degli ultimi mesi sono state effettuate numerose indagini statistiche da parte di società e osservatori accreditati  , con lo scopo di rappresentare, secondo prospettive e con approcci analitici eterogenei, trend di stile e qualità di vita degli italiani. Scopo del presente articolo è fornire una chiave di lettura unitaria dei principali fenomeni rilevati, al fine di dare evidenza della loro correlazione e del conseguente potenziamento concomitante. Da tale analisi sarà possibile trarre un’indicazione per incidere proattivamente e stabilmente sul preoccupante stato attuale. Le tematiche verranno riprese e approfondite nell’ambito della presente rubrica nel corso del 2017.

QUANTO INCIDE IL TENORE DI VITA?
Le sopra citate indagini statistiche hanno posto in evidenza la presenza di tre aspetti concomitanti e correlati:
il calo dell’aspettativa di vita
il persistere della vulnerabilità economica
la crescente inefficienza del Ssn
Il rapporto Osservasalute 2015, in primis, lancia un campanello di allarme da non sottovalutare: nonostante gli italiani si muovano di più e fumino di meno, per la prima volta in Italia l’aspettativa di vita è diminuita. Al di là del dato statistico, come sempre, è importante cercare di capire le cause e il contesto del fenomeno. I dati Istat sulla mortalità, riferita al medesimo anno 2015, distinta per livello di istruzione, confermano il trend e forniscono elementi per una possibile interpretazione. La differenza di speranza di vita alla nascita per un uomo senza titolo di studio o con licenza elementare è di ben 5,2 anni inferiore a quella di un uomo laureato o con titoli superiori, mentre la stessa differenza per una donna risulta pari a 2,7 anni (cfr. grafici). Una possibile spiegazione? Il livello di studio può essere in parte relazionato al tenore di vita, ed è verosimile che soggetti con maggiore disponibilità economica dedichino più risorse alla prevenzione e, più in generale, alla cura del proprio stile di vita. Il divario di mortalità tra i sessi potrebbe motivarsi con la generalizzata maggiore sensibilità del sesso femminile nei confronti dello stile di vita rispetto agli uomini.

L’IMPATTO DI UN SSN IN CRISI
Ciò non sorprende in un Paese dove non si arresta la riduzione dei fondi statali per la spesa sanitaria e, soprattutto, dove tale riduzione non corrisponde a una riorganizzazione del sistema. Questo ha portato a una progressiva e inesorabile perdita di efficienza del sistema sanitario pubblico (il 52% degli italiani considera inadeguato il servizio sanitario della propria regione). Paradossalmente, a fronte del degrado del servizio con liste di attesa crescenti (10 milioni di italiani ricorrono di più al privato e 7 milioni all’intramoenia perché non possono aspettare) si registra l’aumento del costo del ticket per fruire del servizio nell’ambito della ricerca Censis-Rbm Assicurazione Salute, il 45,4% degli intervistati che hanno fatto ricorso al sistema sanitario privato ha pagato tariffe nel privato uguali o di poco superiori al ticket che avrebbe pagato nel pubblico.
Inoltre, all’aumento della spesa sanitaria privata (+3,2% negli ultimi due anni) corrisponde, di contro, l’aumento della quota parte di italiani che non possono permettersi il lusso di curarsi: dai 9 milioni nel 2012, sono diventati 11 milioni nel 2016 gli italiani che hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie nell’ultimo anno a causa di difficoltà economiche, non riuscendo a pagare di tasca propria le prestazioni. Di più: il 31% degli italiani effettua solo le visite indispensabili, il 44% ha richiesto o richiederebbe un prestito per garantirsi determinate prestazioni e il 57% compra farmaci generici. Resta infatti confermata la vulnerabilità economica delle famiglie italiane.
Alla luce di un quadro preoccupante, è evidente l’urgenza di una risposta che garantisca nel brevissimo periodo agli italiani il diritto alla tutela della loro salute. La risposta politica per ridisegnare un Ssn moderno ed efficiente, o ancor più, per dare prospettive economiche concretamente positive a italiani ormai sfiduciati e spaventati, richiede tempi di realizzazione incompatibili con l’urgenza delle misure per tamponare il fenomeno.

I DIVERSI PIANI DEI SOGGETTI TERZI
Per questo, parallelamente all’azione politica che auspicabilmente produrrà risultati positivi di medio-lungo periodo, è necessario da subito l’ingresso massivo e coordinato di soggetti terzi rispetto al Ssn (compagnie di assicurazione, fondi sanitari integrativi del Ssn, enti casse e società di mutuo soccorso), che possano non contrapporsi, ma bensì coadiuvare il Ssn stesso nella prevenzione e, più in generale, nel tutelare il diritto alla salute e di accesso alle cure per tutti.
Nonostante i significativi passi avanti registrati nella creazione di un pilastro sanitario integrativo del Ssn, è purtroppo necessario dare evidenza di una serie di elementi che saranno oggetto di riesame e modifiche nei prossimi mesi. Soprattutto, il tanto evidente quanto stupefacente divario regolamentare esistente tra le compagnie di assicurazione e gli altri player. Se infatti le compagnie di assicurazione, in qualità di investitori istituzionali, sono vincolate da stingenti standard di gestione strategica, finanziaria, operativa e di trasparenza imposti (in primis) dalla normativa europea Solvency II, lo stesso non può dirsi per gli altri player sopra indicati. Questo introduce una discrezionalità significativa nella gestione operativa ed economico–strategica che si riflette in una forchetta estremamente ampia in termini di efficienza e solidità delle prestazioni integrative proposte. Tale aspetto, già al vaglio di tavoli di lavoro dedicati, dovrà necessariamente essere affrontato e sanato per dare coerenza e stabilità prospettica alle soluzioni proposte dai diversi player.
Seppur nell’ambito della discrezionalità sopra ricordata, va di contro menzionato che esistono casi di eccellenza pioneristica con player che si stanno dotando di modelli gestionali estremamente efficienti, anche introducendo l’uso di device medici che coadiuvano attività di life style management per gli assicurati e stimolano le strutture sanitarie convenzionate al potenziamento digitale–gestionale, fino a porre le basi per pratiche di telemedicina. Da non sottovalutare a questo proposito le ricadute positive di un management efficiente e digitalizzato delle strutture sanitarie nell’ottica della gestione del rischio sanitario/contenimento della medicina difensiva e allineamento alle novità introdotte dal ddl Gelli.
Il prossimo numero della presente rubrica sarà dedicato a un approfondimento dell’utilizzo di tali device tecnologici, alla rilevanza della loro governance e ai numerosi benefici che è possibile trarne.

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