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L’importanza dei beni comuni e il ruolo dell’assicuratore

Materiali, immateriali o digitali, questi beni sono funzionali al benessere individuale e collettivo. L’assicurazione può svolgere una funzione importante di prevenzione dei rischi nelle iniziative di collaborazione tra ente pubblico e cittadini, soprattutto in materia di cura e rigenerazione degli spazi

L’importanza dei beni comuni e il ruolo dell’assicuratore hp_vert_img
L’emergenza sanitaria da Covid-19, le catastrofi naturali e il cambiamento climatico hanno riaperto una riflessione tra gli studiosi di diritto civile e di diritto pubblico sull’importanza dei principi costituzionali di solidarietà (art. 2), tutela del paesaggio, dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi (art. 9) nell’ambito dell’istituto della proprietà.
Una proprietà, però, che non deve essere considerata solo nella prospettiva tradizionale del diritto soggettivo assoluto, ma in una visione più estesa che tenga conto della natura di determinati beni che devono essere protetti in chiave solidaristica anche nell’interesse delle generazioni future, come avevano già prefigurato i costituenti nell’articolo 43 della Costituzione.
In particolare, come era accaduto negli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso grazie alle riflessioni di alcuni grandi giuristi (Stefano Rodotà, Nicolò Rosario), e soprattutto nel 2007 quando venne istituita la Commissione Rodotà, ha riacquistato un nuovo interesse il tema dei beni comuni da affiancare ai beni privati e pubblici.

LA DEFINIZIONE DI BENI COMUNI
Ma che cosa sono i beni comuni secondo la definizione della Commissione Rodotà e di molti regolamenti comunali? Sono quelle cose (in senso atecnico) che esprimono utilità funzionali all’esercizio di diritti fondamentali delle persone come la vita, la salute e la conoscenza. Ecco qualche esempio: beni materiali come fiumi, torrenti, laghi e le altre acque, i parchi, le foreste, le zone montane di alta quota, i ghiacciai, i beni archeologici e ambientali, i farmaci salvavita e i vaccini. Ma rientrano nel concetto di beni comuni anche beni immateriali come la conoscenza in rete, i saperi tradizionali di una comunità, la memoria storica di luoghi o di persone famose. Questi beni, che possono appartenere allo Stato, alle Regioni o ai Comuni o ai privati, devono essere fruibili da tutti, devono godere di una tutela speciale e devono essere protetti anche nell’interesse delle generazioni future.
Uno dei pregi di questa nozione di beni comuni è proprio quello di riconoscere un nuovo soggetto sconosciuto al nostro ordinamento (almeno sino alla riforma dell’articolo 9 della Costituzione), che è l’interesse delle generazioni future. Dalla tradizione romanistica noi abbiamo ricavato sempre una visione del diritto del qui ed ora, di un conflitto tra attore e convenuto, e il grande assente è stato sempre quello dell’interesse di chi verrà dopo di noi.
Se la proposta della Commissione Rodotà fosse stata recepita nel nostro codice civile, giudici e avvocati avrebbero dovuto fare i conti nei loro atti e nelle loro sentenze con questo nuovo interesse.
Sarebbe stata una vera e propria rivoluzione culturale per i giuristi, che sono tradizionalmente poco inclini ai cambiamenti, ma avrebbe permesso, ad esempio, ai cittadini della Lombardia di promuovere un giudizio per la tutela di un bene ambientale o architettonico anche se questo bene si trova in altre Regioni.

LA DEFINIZIONE DI LABSUS
Un’altra importante definizione di beni comuni è quella che l’associazione Labsus (Laboratorio per la sussidiarietà, ente del terzo settore) e il Comune di Bologna hanno elaborato nel 2014. 
I beni comuni sono quei beni, materiali, immateriali e digitali, che i cittadini e l’Amministrazione, anche attraverso procedure partecipative, riconoscono essere funzionali al benessere individuale e collettivo, attivandosi nei loro confronti ai sensi dell’articolo 118, ultimo comma della Costituzione per condividere la responsabilità della loro cura o rigenerazione per migliorarne la fruizione collettiva. Questa definizione è stata recepita con qualche modifica da centinaia di comuni nell’emanazione di regolamenti comunali e ha permesso così ai cittadini di proporre all’Amministrazione pubblica dei patti di collaborazione per la cura, la gestione e la rigenerazione di molti beni comuni urbani tra i quali giardini, parchi, orti, fontane, piazze e quartieri, scuole e alcuni beni immobili abbandonati o confiscati alla mafia.

IL RUOLO DEGLI ASSICURATORI
Ma qual è il ruolo degli assicuratori nella tutela dei beni comuni? È proprio in quest’ultimo ambito che gli assicuratori possono offrire un importante contributo alla gestione e rigenerazione dei beni comuni urbani. Questi patti tra cittadini e comuni infatti comportano dei rischi per l’ente pubblico e per i cittadini nei confronti dei terzi ai sensi dell’articolo 2051 c.c. e in relazione all’articolo 2043 c.c. Inoltre vi è il rischio di infortuni patiti dai cittadini che utilizzano il bene comune urbano oggetto del patto di collaborazione (il parco, la fontana, il quartiere la scuola, l’immobile ecc.). 
L’esigenza di governare questi rischi apre spazi alle imprese assicuratrici, che dovranno mettere a disposizione di enti pubblici e cittadini adeguate coperture assicurative. Tra l’altro, una copertura assicurativa adeguata ha un grande beneficio. Incentiva l’azione dei cittadini, i quali potranno attivarsi con maggiore serenità nei confronti di un bene comune e del conseguente patto di collaborazione da proporre all’Amministrazione pubblica.
Vi è, dunque, uno spazio esteso per gli assicuratori di svolgere un ruolo importante anche sotto il profilo della prevenzione dei rischi nelle iniziative che hanno per oggetto patti di collaborazione tra ente pubblico e i cittadini nella cura e rigenerazione di beni comuni urbani.

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