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Il rischio di un obbligo a risarcire

Negli Usa il governo centrali e le amministrazioni statali chiamano in causa gli assicuratori per far fronte alla crisi economica provocata dal Covid-19, imponendo la non validità delle esclusioni

23/06/2020
Le amministrazioni locali statunitensi hanno espressamente chiamato in causa le imprese di assicurazione per l’emergenza coronavirus, introducendo una serie di provvedimenti per supportare le aziende le cui finanze fossero danneggiate dalla pandemia, con un forte intervento sulla portata delle esclusioni comunemente previste nelle polizze che coprono i danni da interruzione d’esercizio. 
Il 14 aprile scorso è stato introdotto in California il Business Interruption Insurance Coverage Act, una legge bipartisan, e dunque approvata da forze parlamentari di diversi schieramenti, che garantisce che alle aziende che abbiano acquistato un’assicurazione sulla perdita di profitto non venga negata la copertura, in base a esclusioni che riguardino eventi come la pandemia da coronavirus. Questo tipo di assicurazione coprirà d’ora in avanti, ma anche retroattivamente, la perdita di introiti per le aziende che fossero costrette a chiudere o limitare la loro attività, in seguito ai provvedimenti varati dal governo per contrastare la diffusione del virus. 

Le richieste sostenute dai politici
Il repubblicano Mike Thompson, delegato della California, ha dichiarato: “Le società che hanno acquistato in buona fede un’assicurazione per la perdita di profitto sono spesso costrette a chiudere a causa di certe esclusioni di copertura, ma meritano che la promessa degli assicuratori venga onorata. Ho sentito che in molte aziende del mio distretto la copertura è stata rifiutata e che le stesse non sono in grado di affrontare spese fisse, come gli emolumenti per i dipendenti o l’affitto dei locali, a causa della pandemia da coronavirus. Ecco perché ho voluto introdurre questa legge sull’assicurazione per l’interruzione dell’attività: una soluzione per le chiusure forzate, con lo scopo di aiutare i proprietari di piccole imprese e i loro dipendenti. Le chiusure imposte dall’autorità non dovrebbero significare la fine delle imprese locali, che sono il cuore pulsante della nostra economia”.
Ancora più diretto è stato l’intervento del presidente Donald Trump, il quale ha chiamato in causa senza mezzi termini le compagnie di assicurazione: “Ci sono persone che non hanno mai chiesto un indennizzo per interruzione dell’attività e hanno pagato un sacco di soldi per molti anni per il privilegio di poterne usufruire e quando finalmente ne hanno bisogno, e ora l’assicuratore glielo nega. Non possiamo permettere che ciò accada”.

Obbligo e potenziale conflitto costituzionale
Altre amministrazioni statali hanno preso in considerazione l’idea di imporre una copertura assicurativa per le perdite economiche sofferte dalle aziende a causa della pandemia, tra cui New Jersey, New York, Massachusetts, Ohio e Louisiana. 
Un disegno di legge nella Carolina del Sud andrebbe addirittura oltre, eliminando le esclusioni applicate dagli assicuratori per i danni direttamente o indirettamente conseguenti al Covid-19.
Si richiede che ogni polizza assicurativa in vigore nello stato fornisca copertura per qualsiasi perdita derivante dalla pandemia, per mancato utilizzo o interruzione dell’attività in genere. 
Il disegno di legge prevede che la normativa si applichi per ora solo alle polizze emesse per società con meno di 150 dipendenti a tempo pieno. Esso proibisce agli assicuratori di rifiutare il risarcimento per danni conseguenti alla diffusione di virus, per quanto il testo di polizza escluda chiaramente tale eventualità. Sarebbe inoltre vietato respingere sinistri per mancanza di danni materiali subiti dall’azienda stessa (il che è prassi, poiché queste polizze assicurano la perdita di profitto solo in conseguenza di un danno materiale ai beni assicurati). Sarebbero infine proibite le limitazioni dell’ammontare del risarcimento in seguito all’emissione di un ordine di chiusura da parte di un’autorità governativa (si tratta dell’estensione nota come “interruzione di attività imposta dall’autorità civile”). 
È previsto che il dipartimento delle assicurazioni della Carolina del Sud istituisca un fondo per rimborsare gli assicuratori che risarciscano danni conseguenti alla pandemia, che non sarebbero stati altrimenti coperti dalle loro polizze. Il disegno di legge prevede che il dipartimento sviluppi delle procedure atte alla verifica di tali richieste, e non è quindi chiaro quale sarà la procedura di rimborso. È tuttavia possibile che parte dei pagamenti effettuati dagli assicuratori per coprire tali perdite non venga mai rimborsata.
Il disegno di legge solleva alcune potenziali questioni costituzionali, giacché l’articolo 1, Sezione 10 della Costituzione degli Stati Uniti, proibisce agli Stati di approvare leggi “che compromettano la portata delle obbligazioni prestate nei contratti”. Dal momento che la nuova legge comprometterebbe in modo sostanziale i contratti già esistenti, vietando agli assicuratori di imporre i termini previsti nelle loro polizze, c’è il dubbio che essa possa essere considerata come ragionevolmente necessaria per raggiungere un legittimo scopo pubblico.

Chi copre i costi sociali
Che negli Stati Uniti si ricorra ai capitali dell’industria assicurativa privata per coprire buona parte dei cosiddetti costi sociali, è cosa nota. Quella che nel vecchio continente definiamo “la funzione sociale delle assicurazioni”, è qui interpretata in modo diverso. Negli Usa non si concepiscono sistemi di previdenza collettiva e non è presente, ad esempio, un apparato statale che garantisca la salute o l’istruzione pubblica, per lo meno come le intendiamo noi. La maggior parte della struttura economica e sociale del Paese è affidata all’iniziativa privata e la collettività non costituisce il centro nodale sul quale è permeata l’attività dello Stato, che ha invece nell’individuo il proprio giroscopio. Lo Stato, insomma, garantisce l’ossatura basilare dei servizi, mentre provvedere alla sovrastruttura è appannaggio di chi può permetterselo per censo. 
Dunque, pensare che la società si faccia carico dei costi che possono gravare sull’individuo, pur come conseguenza di provvedimenti varati dall’amministrazione centrale, è quasi inconcepibile. Ma è possibile che in questa circostanza gli americani stessi pensino che il governo stia cercando di andare troppo oltre.

Il rischio per il mercato riassicurativo
Secondo una recente analisi della società di ricerca Dowling & Partners, la pandemia potrebbe causare al settore americano delle assicurazioni, soprattutto casualty, una perdita tra i 40 e gli 80 miliardi di dollari e i danni per il mercato riassicurativo si attesterebbero su una somma superiore ai due miliardi. La stima è basata sul presupposto che vi sia una minore incidenza dei sinistri relativi ai rischi da interruzione di attività. Si è ipotizzato che il peso maggiore dei danni si concentrerà sulle azioni legali e dunque sui rischi di responsabilità che, per la loro caratteristica long tail, potrebbero richiedere anni per risolversi. Ciò vuol dire che per conoscere il danno complessivo causato dal Covid-19 al settore assicurativo dovremo aspettare per lungo tempo.
Si presume anche che l’esposizione a contratti di polizza che non prevedano adeguate misure contro il rischio della pandemia sia più elevata al di fuori degli Stati Uniti, dal momento che i testi di polizza sono fortemente monitorati all’interno di questo mercato. Ciò dovrebbe comportare una più alta esposizione per il mercato riassicurativo, piuttosto che per gli assicuratori.
In realtà, i trattati di riassicurazione presentano usualmente esclusioni per eventi quali le pandemie, ma tali esclusioni non sono mai state considerate come indispensabili per le compagnie assicurative, che non hanno quasi mai pensato di calarle all’interno dei wording di polizza adottati. Nessuno si è mai immaginato che una tragedia come questa colpisse il mondo intero, per quanto gli esperti mettessero in guardia i sottoscrittori dal rischio che il cosiddetto cigno nero, ovvero l’assoluto imprevedibile, si presentasse.
In mancanza di un’adeguata formula di esclusione nel testo delle polizze funzionanti su base all risks, saranno dunque i riassicuratori a prendersi carico di una maggiore esposizione e, secondo Dowling & Partners essi potrebbero assorbire dal 40% al 60% delle perdite, ovunque la formulazione dei testi di polizza non fosse cristallina.

Valutare una collaborazione pubblico-privato
Ma se il mercato assicurativo dovesse essere costretto ad accogliere anche le richieste di risarcimento provenienti da settori nei quali non era previsto un coinvolgimento, allora le perdite potrebbero diventare insostenibili.
Secondo il ceo di Chubb, Evan Greenberg, gli sforzi del governo per indurre gli assicuratori a pagare retroattivamente le perdite da interruzione di attività legate alla pandemia da coronavirus potrebbero far fallire un settore che rappresenta “una parte fondamentale dell’impianto idraulico” che regge il sistema economico e sociale degli Stati Uniti. “Non puoi semplicemente modificare retroattivamente un contratto. Ciò è chiaramente incostituzionale”, ha dichiarato in un’intervista all’emittente Cnbc. Greenberg ha sostenuto che, per la natura stessa della pandemia, l’unico organo in grado di assumersene ragionevolmente l’onere è il governo centrale. “Capisco la frustrazione dei legislatori, e capisco che si stia cercando un rimedio, ma questo sarebbe un grave infortunio autoinflitto, che creerebbe grande incertezza in un momento in cui si sta cercando di sostenere l’economia”.
Il ceo di Chubb ha osservato che il settore assicurativo ha a disposizione circa 800 miliardi di capitale per sostenere tutti i rischi che normalmente si assicurano in un anno, oltre agli eventi catastrofali: ora, secondo l’American Property Casualty Insurance Association, le sole piccole e medie imprese potrebbero subire perdite fino a oltre 400 miliardi di dollari, per ogni mese in cui fossero in vigore le misure di blocco previste dal governo. Greenberg ha quindi suggerito che una partnership tra pubblico e privato, che veda uniti assicuratori e governo, potrebbe rappresentare il modo più efficace per gestire il rischio di questa pandemia, così come accadde in passato con la legge sull’assicurazione del rischio terroristico.

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