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Solvency II, il volatility adjustment va rivisto

Alla conferenza annuale dell’Ivass, Salvatore Rossi ha invocato una revisione del meccanismo. Gabriel Bernardino ha chiesto che Eiopa abbia più poteri per monitorare le attività cross-border

01/10/2018
Solvency II, a meno di due anni dalla sua entrata in vigore è già sottoposta a un processo di revisione: un percorso marcato da due passaggi, nel 2019 e 2020, che dovrebbe concludersi nel 2021. Cosa funziona e cosa, invece, va cambiato nel regime prudenziale europeo? Se ne è parlato, il 1° ottobre a Roma, nel corso della terza conferenza annuale su Solvency II, organizzata dall'Ivass. Un evento di respiro internazionale che ha visto la partecipazione di un prestigioso panel, con la presenza, tra gli altri, di Gabriel Bernardino, presidente dell’Eiopa, e Nathalie Berger, head of insurance and pension unit presso la Commissione Europea.
Solvency II funziona, ma potrebbe funzionare meglio. Lo stesso Ivass ha più volte avanzato diverse critiche, a partire dall’eccessiva complessità della misurazione del requisito di capitale, soprattutto per le piccole compagnie. Nel suo intervento di apertura, il presidente Salvatore Rossi ha detto di aspettarsi che vengano attenuati “alcuni oneri normativi eccessivamente gravosi” per gli investimenti in particolari classi di attivi, come ad esempio le obbligazioni prive di rating o i titoli azionari non quotati. Ma le maggiori criticità sono rilevate nel funzionamento del volatility adjustment. “I rapporti annuali dell’Eiopa – ha affermato Rossi – dimostrano chiaramente che, sebbene queste misure siano state ampiamente utilizzate in tutta Europa, hanno avuto sulla situazione di solvibilità un impatto assai variabile a seconda del Paese in cui sono state applicate”. L’Ivass lo dice senza girarci intorno: il volatility adjustment non sta funzionando come dovrebbe. “L’evidenza da noi raccolta – ha evidenziato Rossi – ne ha messo in luce i limiti, ed è nostra intenzione collaborare attivamente con l’Eiopa e la Commissione Europea per un loro superamento”. Ad ogni modo, è già in calendario un intervento sul Va, nel 2020, nell’ambito di una più ampia rivisitazione delle garanzie di lungo termine (Ltg). Tuttavia l’Ivass è critico anche su un altro fronte: l’operatività trans-frontaliera delle compagnie europee, che viene trattata in modo diverso a seconda delle varie autorità di vigilanza nazionali, “con livelli differenti di tutela degli assicurati”.

EIOPA CHIEDE PIÙ POTERI

Il fronte dell’operatività cross-border è uno degli aspetti su cui si è concentrato anche l’intervento di Gabriel Bernardino. Il numero uno dell’Eiopa ha definito Solvency II come “il più grande cambiamento degli ultimi anni in ambito assicurativo, e come tutti i grandi cambiamenti deve essere monitorato in maniera adeguata”. Ciò diventa possibile solo con la convergenza della supervisione, che l’Autorità europea ha messo in cima alle sue priorità. In Europa, ci si è mossi sulla base del convincimento che la libera concorrenza condotta senza distorsioni avrebbe portato benefici, anche per i consumatori. “Per questo – ha detto Bernardino – dobbiamo impegnarci sull’armonizzazione della vigilanza e sugli accantonamenti a tutela dei consumatori”. Nel quadro regolamentare attuale esistono delle limitazioni sui poteri della vigilanza comune: su questo aspetto Bernardino ha ribadito che “i poteri dell’Eiopa vanno rafforzati, ad esempio con strumenti pratici di intervento sulle attività transfrontaliere, in modo tale da garantire una vigilanza coerente. Dobbiamo impegnarci – ha aggiunto – per l’armonizzazione della vigilanza e sugli accantonamenti a tutela dei consumatori”.


INVESTIMENTI, TROPPE ASPETTATIVE DALLA REVISIONE NORMATIVA

Nathalie Berger è poi intervenuta sul tema degli investimenti, che “vanno incentivati, ma con un approccio graduale, privilegiando la finanza sostenibile”. Secondo Bernardino, intervenuto nel corso della discussione, “non esistono asset perfetti o asset reietti su cui investire. Non si tratta di un mondo in bianco e nero, ma con varie sfumature di grigio. Tuttavia in questa fase – ha avvertito – dobbiamo evitare shock che minano la stabilità del sistema. Non si può investire su attività illiquide di lungo termine e al tempo stesso avere disponibili liquidità come se si avesse acquistato strumenti scambiabili sul mercato”. Secondo Bernardino però si possono bilanciare meglio i portafogli e favorire gli investimenti di lungo termine, ma allora, ha insistito “ci sarà meno liquidità”. Il numero uno di Eiopa ha poi voluto sottolineare che “le compagnie di assicurazioni investono già pesantemente nelle nostre società, finanziano debiti pubblici e obbligazioni societarie. L’idea che arriverà un miracolo dalla revisione normativa, mi spiace – ha detto Bernardino – ma non è la realtà”.

INEFFICACE E TROPPO LENTO

Di investimenti si è parlato anche nella successiva tavola rotonda focalizzata sul mercato italiano. La presidente dell’Ania, Maria Bianca Farina, ha invocato una maggiore proporzionalità in Solvency II, ha criticato il volatility adjustment. “Si parla di rivedere questo meccanismo entro il 2020, ma non possiamo aspettare – ha detto Farina – perché al momento questo strumento è troppo basso e troppo lento”. Altrettanto netto il giudizio di Carlo Cimbri, ad del gruppo Unipol: “così com’è il volatiliy adjustment non coglie la finalità per cui è stato creato”. E poi c’è un tema di sostenibilità della regolamentazione, che a detta di Cimbri “schiaccia le compagnie”. Sarebbe necessario lavorare sulla semplificazione, perché “una regolamentazione che entra in modo pesante in ogni sinolo dettaglio non va a vantaggio del mercato”. Sulla stessa lunghezza d’onda è Alberto Minali, ad del gruppo Cattolica, che chiede una regolamentazione “chiara, senza ulteriori sovrastrutture, che rappresentano un significativo costo per le compagnie in termini di compliance”. Minali e Cimbri hanno mosso entrambi anche altri rilievi a Solvency II, ad esempio sul fatto che le coperture prudenziali sui sinistri catastrofali vadano effettuate sulla somma assicurata e non sull’effettivo massimale di indennizzo. Secondo Minali “questa è una norma che sembra prudenziale ma che in definitiva si scarica sui costi a carico dei consumatori”, mentre per Cimbri “ciò scoraggia la vendita dei prodotti catastrofali che, paradossalmente, diventano non convenienti da vendere”.


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