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Piano Juncker, servono regole certe e incentivi

In mancanza di un quadro chiaro e affidabile e della leva fiscale, le compagnie potrebbero rinunciare a investire nelle categorie di progetti previste dal progetto del presidente della Commissione Europea. A ribadirlo, l’Ania nel corso di un’audizione congiunta con Febaf e Abi, alla Camera dei deputati

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Il Piano di investimento per l’Europa (Piano Juncker), evidenziano le tre associazioni, Ania, Febaf e Abi, dinanzi alla commissione bilancio, tesoro e programmazione della camera, rappresenta un significativo cambiamento di impostazione e di prospettive: il rilancio degli investimenti è riconosciuto come priorità di policy dell’Unione, per una più accentuata focalizzazione sugli obiettivi di crescita dell’economia europea e la ricerca di un migliore equilibrio tra risanamento e sviluppo. In particolare, il settore assicurativo accoglie con favore il piano realizzato dalla Commissione e condivide quanto espresso nella proposta di regolamento del Feis (Fondo europeo per gli investimenti strategici), in merito all’utilizzo del fondo stesso e in particolare “soltanto quando non sono disponibili, a condizioni ragionevoli, finanziamenti da altre fonti”.

Ritiene fondamentale, inoltre, per una piena riuscita degli obiettivi dell’iniziativa, che per tutti i progetti contenuti nel programma sia data la priorità ai finanziamenti interamente provenienti dal privato. Un fattore di criticità di cui tener conto, oltre alla carenza di finanziamenti, è la sensazione della mancanza di progetti validi. In molti casi, gli investitori privati non conoscono il potenziale di questi progetti e sono poco propensi a investire da soli. Ciò vale soprattutto per i grandi piani di investimento a lungo termine nelle infrastrutture. Il settore assicurativo accoglie, quindi, con favore l’iniziativa della Commissione europea di costituire, da un lato, una “riserva di progetti di investimento” idonei a essere finanziati, che sia trasparente, periodica e strutturata, affinché gli investitori possano disporre di dati attendibili sui quali fondare le decisioni d’investimento; dall’altro un “polo di consulenza sugli investimenti”, con l’obiettivo di potenziare l’assistenza tecnica, sui progetti stessi, sia per i promotori che per gli investitori e le autorità di gestione pubbliche. 

TRE CRITICITÀ DA RISOLVERE 
Tuttavia, sono evidenziate tre criticità che, se non affrontate in maniera adeguata, ridurrebbero il potenziale apporto positivo del settore all’iniziativa comunitaria. La prima riguarda l’adeguatezza dei criteri di selezione dei progetti: ad oggi, sono stati individuati 2.000 progetti in tutto il Continente, per un valore complessivo potenziale attorno ai 1.300 miliardi di euro. Non sono chiari, però, i criteri in base a cui è stata effettuata la selezione e, anzi, molti dei criteri utilizzati non sono coerenti con quelli del settore. 

La seconda criticità riguarda la chiarezza sulle modalità di contribuzione del settore privato e sulla governance del fondo: Ania ritiene che non ci sia sufficiente chiarezza né sulle modalità tecniche di contribuzione del settore privato né sulla definizione di “piattaforme di investimento”; senza dire che una piena partecipazione del privato all’iniziativa non può prescindere dall’inserimento di rappresentanti del settore privato stesso all’interno della governance del fondo.

La terza criticità riguarda l’eliminazione delle barriere agli investimenti a lungo termine: allo stato attuale, la stessa regolamentazione assicurativa europea disincentiva l’investimento in strumenti con le caratteristiche previste dal Piano Juncker, a causa dell’assenza di una asset class specifica per gli investimenti infrastrutturali e alla conseguente attribuzione di un requisito di capitale non sempre adeguato all’effettivo livello di rischio del progetto. Una possibile soluzione è quella di definire una asset class ad hoc e inserire le infrastrutture in un nuovo sottomodulo di rischio nell’ambito del rischio di mercato. 

Per evitare che il Piano non diventi un’occasione sprecata, nei prossimi mesi l’Italia dovrà riuscire a convogliare, in modo mirato e verso le imprese nazionali, le risorse messe a disposizione. Una parte significativa della capacità di finanziamenti privati potrebbe proprio giungere dal settore assicurativo, ma in mancanza di un quadro certo e affidabile, le compagnie potrebbero rinunciare a intervenire o decidere di finanziare progetti in altre aree del Continente, dove le condizioni d’investimento risultino più favorevoli. È auspicabile, quindi, incentivare, anche dal punto di vista fiscale, per i risparmiatori l’investimento nelle categorie di progetti proposte dal Piano Juncker. 

Per questo motivo, Ania ha proposto innanzitutto di applicare le categorie del Piano Juncker al decreto previsto dall’articolo 1, commi 91 e 92, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di Stabilità 2015). Occorrerà poi ragionare su come estendere l’incentivo fiscale, per ora garantito agli aderenti dei fondi pensione, anche ai risparmiatori che tramite polizze di assicurazione o altri strumenti finanziari decidessero di investire a medio e lungo termine nell’economia italiana. Così facendo, conclude l’Ania, sarà più facile raggiungere quell’effetto leva necessario per raggiungere gli obiettivi del Piano e assicurare all’Italia una consistente quota di investimenti.

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