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Terremoto

La seconda parte di questo excursus sugli eventi sismici si concentra sugli aspetti assicurativi, passando in rassegna il funzionamento delle polizze e gli esperimenti di pool assicurativi e riassicurativi nei principali mercati esteri, dagli Stati Uniti al Giappone, dalla Turchia alla Francia - SECONDA PARTE

Terremoto hp_vert_img
Un elemento interessante delle clausole per la copertura degli eventi sismici è costituito dalla definizione di evento assicurato in base a una delimitazione temporale dello stesso. 
In genere, le clausole per l’assicurazione del terremoto considerano le scosse registrate nelle 72 ore successive a ciascun evento sismico come attribuibili al medesimo episodio tellurico. Ciò vuol dire che tutti i danni registrati in tale lasso di tempo sono considerati quale singolo sinistro. 
Poiché i fenomeni sismici sono spesso caratterizzati dal verificarsi di una serie di avvenimenti successivi, a volte anche molto ravvicinati (come le scosse di assestamento), è necessario delimitare con la maggior precisione possibile ciascun evento dannoso. 
In pratica, quindi, avremo un singolo evento sismico della durata di circa 72 ore e a esso verranno applicati il limite di risarcimento e la franchigia o scoperto previsti in polizza.
Se prendiamo come esempio il terremoto che ha colpito l’Emilia nel 2012, dobbiamo tener conto del fatto che furono registrate numerose scosse con magnitudo variabile, ma sempre piuttosto elevata, le più forti delle quali il 20 maggio e poi ancora il 29 e il 31 maggio successivi. Sul piano assicurativo, in base alla definizione temporale della garanzia, furono così individuati due distinti eventi dannosi che impegnarono per due volte il limite di risarcimento previsto dalla clausola e per i quali furono applicate due volte le franchigie stabilite. Per questo terremoto, dunque, gli eventi assicurati furono due e non uno solo.
Resta ora da vedere come gli assicuratori classificheranno l’evento che ha colpito Turchia e Siria, per il quale è stata registrata una magnitudo di grado 7.8, mille volte più forte di quello di Amatrice del 2016. 
L’evento è stato seguito ed è tuttora interessato da centinaia di scosse di assestamento, a distanza di ben oltre 72 ore, e una prima e molto approssimativa stima di Fitch parla di danni complessivi per un importo compreso tra due e quattro miliardi di dollari, di cui solo un quarto sarebbe assicurato.

COME SONO ORGANIZZATE LE COPERTURE TERREMOTO
Ma, a parte il ruolo dei riassicuratori globali al quale abbiamo accennato, come funzionano e come sono organizzate le coperture del rischio terremoto?
Per quanto riguarda le spese coperte, le polizze proposte dalle imprese del settore assicurativo rimborsano i danni causati dal terremoto e i costi necessari per riparare o ricostruire l’immobile colpito. È poi possibile assicurare il contenuto e le attrezzature e possono rientrare nella copertura anche i danni da incendio direttamente causati dal sisma e quelli arrecati da furto a opera degli sciacalli.
Date le caratteristiche fisiche del nostro paese e a causa della forte esposizione al terremoto, si è discusso a lungo sull’eventualità di prevedere una copertura obbligatoria per questo tipo di evento, per lo meno per quanto attiene ai fabbricati civili. 
Secondo uno studio dell’Ania, all’indomani del sisma che ha colpito il centro Italia nel 2016, risultavano assicurate contro il rischio del terremoto poco più del 2% delle abitazioni italiane e, in genere, l’assicurazione contro le calamità naturali era praticamente inesistente per il 95% delle abitazioni, per quanto si sia stimato che proprio tale evento abbia prodotto danni a fabbricati (residenziali e non) per circa 5,7 miliardi di euro, di cui solo 200 milioni risultarono assicurati.
Di fronte al potenziale distruttivo e alla frequenza dei terremoti (più o meno gravi) che colpiscono il nostro territorio, la soluzione preferibile sarebbe quella di ricorrere a un pool dedicato. In alcuni mercati esistono consorzi di imprese assicuratrici locali, o pool di assicuratori e riassicuratori, che coprono i danni derivanti da terremoto e dagli altri eventi catastrofali, come il CatNat (Catastrophes Naturelles) in Francia o il Consorcio de Compensacion in Spagna. 
Per quanto si sia manifestata a più riprese la volontà di organizzarne uno in Italia, però, non si è mai trovato un accordo e l’assicurazione delle ormai frequenti catastrofi che interessano il nostro paese resta ancora un problema aperto, i cui costi rimangono esclusivamente a carico dei privati. 
Il Governo sembra avere dunque abbandonato ancora una volta l’idea di costituire un consorzio e di rendere obbligatorio questo tipo di copertura, preferendo concentrarsi soprattutto sulla prevenzione, attraverso la concessione di bonus fiscali per i lavori di messa in sicurezza antisismica, le ben note agevolazioni del 110%, la cui validità è stata recentemente rinnovata per il 2023.
Un’occhiata al funzionamento dei consorzi esistenti in altri mercati può comunque essere utile per comprendere la portata delle soluzioni offerte in altri paesi, in molti dei quali questo tipo di catastrofi determina ogni anno tragiche perdite umane e ingenti danni economici, difficili da gestire per le singole compagnie. Com’è noto, in mancanza di un trattato di riassicurazione in grado di assorbire questo tipo di catastrofi, un evento sismico potrebbe facilmente prosciugare le risorse di una società assicurativa e per tale motivo tutte le compagnie dedicano grande attenzione alla gestione dei rischi catastrofali in genere e dei terremoti in particolare.

NORD AMERICA, COSA ACCADE IN CALIFORNIA E IN CANADA
Negli Stati Uniti, nello Stato della California, dopo il terremoto che colpì il territorio di Northridge nel 1994, gli assicuratori cessarono di coprire i rischi civili, perché la cosiddetta Legge sull’offerta obbligatoria imponeva a tutte le società che offrivano assicurazione per i proprietari di case di estendere la copertura anche ai terremoti.
Fu così che il legislatore ideò una sorta di mini-polizza che tutti gli assicuratori potevano offrire per ottemperare agli obblighi della legge, che prevedeva che fossero coperti solo i danni strutturali ai fabbricati, con una franchigia del 15%, e limitava gli eventuali danni consequenziali e da “perdita d’uso”. 
Fu poi creata un’agenzia, finanziata privatamente ma gestita a livello pubblico, denominata California Earthquake Authority (Cea).
L’adesione al Cea da parte degli assicuratori è volontaria e le aziende associate sono in grado di soddisfare i requisiti della Legge sull’offerta obbligatoria vendendo la mini-polizza cui si accennava. 
I relativi premi vengono pagati agli assicuratori e quindi ceduti al Cea, che opera come una sorta di pool riassicurativo per tutte le società che ne fanno parte. 
Lo Stato della California rimane comunque estraneo alla gestione del consorzio e non può mai essere coinvolto, qualora le richieste di risarcimento per un terremoto di una certa entità dovessero esaurire i fondi del Cea o in caso di insolvenza degli assicuratori.
In Canada si verificano circa 4.000 eventi sismici all’anno. Eppure, i danni causati dai terremoti non sono coperti dalle polizze assicurative che coprono i rischi civili, per quanto si stimi che vi sia il 30% di possibilità che nei prossimi 50 anni si verifichi un sisma di magnitudo significativa nell’area della Columbia Britannica. L’atteggiamento del mercato e delle Autorità, insomma, non sembra essere molto lontano da quanto osserviamo in Italia.

ASIA, I PROGRAMMI ASSICURATIVI IN GIAPPONE E TURCHIA
In Giappone, il governo ha creato un consorzio denominato Japanese Earthquake Reinsurance (Jer) nel lontano 1966 e tale schema è stato poi rivisto e riorganizzato a più riprese. Tutti i proprietari di abitazioni civili possono acquistare una copertura assicurativa per il rischio del terremoto, come estensione facoltativa alla polizza incendio. 
Le compagnie assicurative iscritte al Jer condividono il rischio tra loro e con lo Stato, che partecipa al pool, pagando una percentuale molto maggiore dei danni risarcibili, qualora un singolo evento provochi danni complessivi superiori a un trilione di yen, equivalenti a 8,75 miliardi di dollari. Il massimo indennizzo complessivamente pagabile dal Jer è pari a 5,5 trilioni di yen (circa 39,4 miliardi di dollari). Se il danno totale dovesse superare tale importo, l’eccedenza verrebbe ripartita proporzionalmente tra tutti i danneggiati.
Come si è accennato, in Turchia, il programma Turkish Catastrophe Insurance Pool (Tcip) è stato varano nel 2000, dopo il terremoto di Izmit del 1999. 
Si tratta di una copertura obbligatoria, il cui premio è proporzionale al livello di rischio e dipende dalla posizione geografica e dalla tipologia di costruzione. 
Le polizze vengono vendute dalle compagnie che trasferiscono premi e sinistri al Tcip. Questo è a sua volta riassicurato sul mercato internazionale, il che spiega come mai si parli tanto in questi giorni del costo che i riassicuratori globali sosterranno per l’evento dello scorso 6 febbraio 2023. La copertura è obbligatoria, ma si stima che la penetrazione del programma raggiunga a malapena il 26%. La bassa percentuale di adesione è giustificata con l’assenza di sanzioni per chi non si assicura e con gli alti costi che le popolazioni più povere sono chiamate a sostenere nelle zone più a rischio. 
Anche in questo caso, un po’ come accade in Italia, la convinzione di un intervento statale in seguito alle catastrofi e la scarsa educazione assicurativa sembrano fare la differenza con quanto accade in altri paesi. 

IL CONSORZIO FRANCESE CATNAT
La Francia è esposta a una vasta gamma di catastrofi naturali. La parte continentale è circondata da lunghe coste ed è caratterizzata da grandi bacini fluviali, come la Senna e il Rodano. Le più alte catene montuose d’Europa, come i Pirenei e le Alpi, sono anch’esse presenti sul territorio francese. Ma c’è da tener conto anche dei dipartimenti d’oltremare: le Régions d’outre-mer (Rom) e i Départements d’outre-mer (Dom), caratterizzati dal clima tropicale e in alcuni casi sede di vulcani attivi, come le Antille francesi e la Réunion.
Anche se non così frequenti come possono essere le inondazioni e gli uragani, i terremoti rappresentano una minaccia significativa per questo paese. Sebbene negli ultimi anni non si siano verificati terremoti di rilievo, il rischio sismico nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra è considerato dagli esperti come elevato. Sulla base di un periodo di ritorno di 500 anni, la massima perdita è stata stimata intorno a 20 miliardi di dollari.
Il consorzio assicurativo pubblico-privato denominato Catastrophes Naturelles (CatNat) è stato istituito nel 1982 per compensare le carenze del mercato assicurativo, che non era più in grado di coprire rischi ormai considerati come non assicurabili, tra cui le inondazioni e i terremoti.
Il CatNat è finanziato da un premio aggiuntivo a tasso fisso, uniforme e obbligatorio per tutte le polizze che assicurino i rischi privati, le aziende e i veicoli a motore, indipendentemente dalla loro esposizione ai rischi naturali coperti. 
In pratica, è come un’imposta sui premi assicurativi, che era fissata inizialmente al 5,5% ed è ora salita al 12% per le assicurazioni delle case e delle aziende e al 6% per quelle auto. 
Tutto il ricavato costituisce una riserva premi dedicata. Nel caso in cui una grave catastrofe provochi esborsi superiori alle riserve disponibili, il governo francese fornisce una garanzia finanziata dal bilancio generale dello Stato. In pratica, se i sinistri superano il 90% della riserva speciale e delle riserve di perequazione definite annualmente, lo Stato è tenuto a intervenire.
Dalla sua creazione, il consorzio ha pagato in media 1,2 miliardi di dollari per compensare i danni da calamità verificatisi sul territorio e il governo è dovuto intervenire solo una volta, nel 2000, contribuendo con circa 250 milioni di dollari ai danni causati dagli uragani Martin e Lothar dell’anno precedente.
La spiccata propensione all’assistenza pubblico-sociale che caratterizza questo paese determina inoltre lo stanziamento di fondi, in aggiunta a quanto previsto dal CatNat, destinati agli aiuti per le popolazioni colpite dai disastri naturali, come ad esempio il Fonds de secours pour l’Outre-mer, attivo anche per finanziare i problemi di disoccupazione che dovessero derivare dall’evento.

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