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Recepimento Idd, un successo comune

Recepimento Idd, un successo comune hp_vert_img
Il decreto di recepimento della Idd è stato approvato lo scorso 16 maggio. A chiusura di un periodo caratterizzato da pesanti preoccupazioni per il destino della categoria, il risultato ottenuto si presenta come un traguardo, un colpo messo a segno per tutelare la tenuta dell’intermediazione assicurativa nel nostro Paese. 
La richiesta di modificare un impianto legislativo ritenuto pericoloso da tutti gli intermediari, broker, agenti e subagenti (senza distinzione di rappresentanza sindacale o associativa), è stata dunque accolta. 
Il Consiglio dei ministri ha tenuto conto dei pareri espressi dalle commissioni speciali della Camera e del Senato, accogliendo l’opposizione all’obbligo per gli intermediari di comunicare al cliente la natura del compenso, le provvigioni e gli incentivi ricevuti per ogni contratto venduto. È stata inoltre reintrodotta la previsione di incasso dei premi sul conto corrente separato degli intermediari, eliminando, con sollievo delle rappresentanze, una delle misure ritenute più rischiose per l’autonomia degli agenti. 
Ma i fronti su cui il legislatore è intervenuto riguardano anche l’istituzione dell’organismo di registrazione degli intermediari assicurativi e riassicurativi, la risoluzione stragiudiziale delle controversie, i prodotti di investimento al dettaglio e i prodotti assicurativi preassemblati. 
Tra gli aspetti più delicati restano i contenuti della modifica dell’impianto sanzionatorio per imprese e distributori.
Una materia fondamentale che sarà certamente al centro del prossimo passaggio istituzionale, a cui gli intermediari si stanno preparando: la messa a punto della regolamentazione di secondo livello con l’Ivass. 
È pertanto naturale ritenere che si aprirà presto una nuova fase in cui si moltiplicheranno gli annunci di meriti acquisiti, di rivendicazione di successi, oggi auspicabili, raggiunti grazie alle sole azioni di una delle rappresentanze piuttosto che di un’altra. 
Senza però dimenticare che, al di là degli indirizzi politici, gridati o meno, ciò che può fare la differenza è un comune denominatore, vale a dire quell’insieme di motivazioni oggettive di cui un sistema, legislativo o regolatorio, non può non tener conto per garantire il funzionamento di una professione che resta centrale per la tutela del consumatore. 
Gli esempi concreti su cui condurre un dialogo costruttivo con le istituzioni, del resto, non mancano. L’ultimo, eclatante, proviene dall’impatto mediatico scatenato dalla recente pronuncia n. 10333/2018 della corte di Cassazione cui prodotti vita di ramo III. L’Ania, come noto, ha immediatamente spiegato che tale sentenza si riferisce a un caso specifico e che non mette in dubbio la connotazione di prodotto assicurativo con riferimento alle polizze con contenuto finanziario. 
Anche in questo caso estremo spetterà all’intermediario, come accaduto in altre occasioni in passato, dimostrare al cliente la sua professionalità, spiegandogli, all’insegna dell’adeguatezza e della trasparenza, quale valore hanno le polizze in portafoglio e come continuare a investire per il futuro. Parliamo di un valore che nessun interlocutore potrà ignorare, se rivendicato da tutta la categoria degli intermediari per un interesse condiviso: l’importanza, e la qualità, di una professione che viene quotidianamente svolta nell’interesse del cliente. 

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