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Assicurazioni, una marcia in più nella gestione del personale

L'editoriale di Maria Rosa Alaggio, dal numero di marzo-aprile 2026 di Insurance Review

Assicurazioni, una marcia in più nella gestione del personale hp_vert_img
Sono molti i fattori che dovrebbero rendere il settore assicurativo molto più appealing di quanto in realtà sia nell’opinione comune, nelle valutazioni di chi ricerca prospettive di carriera o nei desiderata dei giovani che si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro.
Partiamo dai numeri: nel 2024 le compagnie di assicurazioni impiegavano 46.981 risorse, tra dirigenti, dipendenti, produttori e contact center. Sebbene il numero risulti stabile negli anni (nel 2015 il totale si attestava a 46.754 risorse), nel tempo il costo pro capite ha raggiunto i 101.686 euro, contro gli 85.493 euro del periodo pre pandemia. 
Quest’ultimo dato dovrebbe aiutare a rendere interessante un impiego nel settore, ma non è l’aspetto economico a fare la differenza nella gestione delle risorse umane in una compagnia di assicurazioni. 
Per chi basa il proprio business anche sull’offerta di soluzioni di welfare aziendale, sembra infatti del tutto naturale riuscire a guadagnare in questo ambito un significativo vantaggio competitivo rispetto ad altri settori aziendali. A dimostrarlo sono gli innumerevoli programmi di welfare che le compagnie mettono a disposizione del personale per supportarne le esigenze a seconda delle età, con soluzioni previdenziali o di protezione per la famiglia, per la salute e la prevenzione, fino alle componenti di assistenza in caso di non autosufficienza di familiari o genitori anziani, con relativo supporto ai caregiver. 
Ma questa attenzione non è frutto solo di una affinità tra business assicurativo ed esigenze dei lavoratori, soprattutto quando il welfare aziendale diventa uno dei motori che muovono la cultura aziendale e organizzativa, con l’obiettivo di mettere al centro le persone. 
Prova ne sia che con sempre più concretezza le compagnie affiancano al concetto di reward anche l’importanza del wellbeing sviluppando iniziative mirate a creare un ambiente di lavoro accogliente e confortevole, oppure offrendo alle risorse umane spazi dedicati alla cura del corpo e della mente. 
L’attenzione alle tematiche della sostenibilità, e quindi all’ambiente, all’inclusione e all’empowerment femminile, si esprime in programmi per bilanciare lavoro e vita privata, in asili inseriti nell’ambiente di lavoro e soprattutto in regole chiare per le condizioni contrattuali sullo smart working. Le donne possono anche ricevere supporto al rientro dalla maternità: laddove una volta una donna temeva di vedersi demansionata dopo i mesi di congedo, oggi può usufruire, come accade in qualche compagnia, di una serie di corsi di wellness o avvalersi di specifica consulenza su come affrontare i mesi di gestazione o la difficile fase del post parto. 
Capitolo a parte, infine, va dedicato alla formazione. Nel vasto panorama dei progetti che le compagnie lanciano a favore della formazione dei dipendenti, dell’acquisizione di soft skills o di altre competenze specialistiche, a fare la differenza sono due fattori: la necessità di avvicinare il personale alla tecnologia, in particolare all’intelligenza artificiale, e la consapevolezza di dover offrire percorsi formativi per attrarre o fidelizzare i talenti. 
Questa breve sintesi, nata dalla voce delle compagnie e anche dalle testimonianze di molti che ci lavorano, rappresenta solo una cornice per descrivere benefit e vantaggi di un settore che punta a porre al centro le persone. Un settore a cui forse inizialmente non si sceglie di appartenere con piena consapevolezza, ma che ben presto si impara ad amare. 

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