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Un ruolo nell'affrontare l'emergenza siccità

L'editoriale di Maria Rosa Alaggio, dal numero di marzo 2023 di Insurance Review

Un ruolo nell'affrontare l'emergenza siccità hp_vert_img
Secondo il Cnr una percentuale tra il 6% e il 15% della popolazione italiana vive in territori esposti a una siccità estrema o severa. E, come ha di recente evidenziato Francesco Vincenzi, presidente di Anbi, associazione nazionale dei consorzi di bacino, “per tre milioni e mezzo di italiani oggi l’acqua dal rubinetto non può più essere data per scontata”. Si tratta di un allarme che il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha accolto con preoccupazione, consapevole dell’emergenza che coinvolgerà l’Italia nei prossimi mesi, con tutta probabilità anche più pesantemente rispetto allo scorso anno quando a causa della siccità si era registrata una perdita nei raccolti di almeno 6 miliardi di euro. 
La gravità della situazione impone ragionamenti sul ruolo e sui poteri di una figura come quella di un Commissario per la siccità. Ciò significherebbe l’istituzione di una regia che possa aiutare il nostro paese, tra l’altro messo alla prova nei mesi scorsi anche dall’incubo del razionamento dell’energia, ad affrontare una vera e propria calamità che mette a rischio la sopravvivenza del territorio, la produzione di cibo, l’attività produttiva e la competitività di interi settori, primo tra tutti quello alimentare. 
Molti infatti i fronti che richiedono azioni efficaci, considerando che l’acqua è un bene essenziale per la nostra vita quotidiana, per bere, lavarsi e cucinare, ma rappresenta soprattutto il motore per la produzione di energia elettrica, l’industria e l’agricoltura. 
Impossibile elencare qui tutti gli ambiti colpiti dalla prolungata assenza di precipitazioni. Basti però pensare che dal bacino del Po dipende un terzo del Made in Italy alimentare e la metà dell’allevamento nazionale. 
E andando al di là delle emergenze alimentari, c’è poi chi richiama l’attenzione persino alla già nota e devastante invasione di cinghiali che, a causa dell’assenza di acqua, verrebbero ulteriormente costretti a spostarsi verso i centri urbani in cerca di sostentamento. 
Questo scenario non può che chiamare all’azione anche il settore assicurativo, coinvolto in prima battuta nella necessità di rivalutare il livello di rischio della clientela appartenente al mondo agricolo e produttivo. Ma oggi l’attenzione all’evoluzione di fenomeni estremi è tanto alta da sollecitare a più livelli, pubblico e privato, iniziative che favoriscano la capacità di monitorare il rischio, la collaborazione tra istituzioni e rappresentanze di categoria, la ricerca di soluzioni per gli imprenditori e di azioni di raccordo a sostegno dell’economia italiana. Un richiamo per il mondo assicurativo affinché aggiunga ai più noti ecosistemi del welfare e della mobilità anche la costruzione di un ecosistema dell’agricoltura, come già qualche compagnia sta facendo. Ma, soprattutto, i prossimi mesi rappresenteranno per l’assicurazione una importante occasione per porsi come protagonista in una cabina di regia dove esperienza, know how e capacità di gestione del rischio vengono riconosciuti, oggi più che mai, come un bene prezioso da mettere a fattore comune.

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