Il ruolo dell’assicuratore nella Giornata nazionale della sanità universale
Per Relyens, operatore specializzato nella copertura delle strutture sanitarie, la qualità delle cure passa da una governance responsabile del rischio
I servizi sanitari pubblici sicuri e di qualità rappresentano un presidio irrinunciabile in un contesto come quello italiano, segnato dall'inverno demografico, dall'aumento delle cronicità e da sempre più ampie disuguaglianze di reddito. “Il nostro Ssn, pur nelle difficoltà, resta uno dei migliori al mondo grazie al suo carattere universalistico. Ma questa conquista non è mai definitiva: va rafforzata ogni giorno attraverso organizzazione, competenze e un uso attento delle risorse”. Ad affermarlo è Adriana Modaudo (nella foto), direttrice esecutiva di Relyens Italia, in occasione della Giornata internazionale della copertura sanitaria universale, che si celebra oggi.
Il sistema è sotto pressione, ricorda Modaudo, e le aziende sanitarie “hanno bisogno di strumenti che le mettano nelle condizioni di programmare, prevenire e gestire in modo efficace il rischio clinico. Nonostante l'importante evoluzione del risk management negli ultimi anni, un livello di rischio residuale continuerà sempre a esistere, dunque la sua governance è un tema centrale nella sostenibilità del sistema”.
In questo quadro si inserisce l'obbligo per le strutture, previsto dalla Legge Gelli-Bianco e dal relativo decreto attuativo 232, di dotarsi entro marzo dei necessari presidi organizzativi e di assumere una decisione consapevole sulla modalità con cui coprire il rischio: ricorrendo al modello assicurativo oppure a forme di auto-ritenzione.Secondo Modaudo, ad ogni modo, non è utile contrapporre i modelli: “assicurazione e autoritenzione – precisa – rispondono a logiche diverse, fondate su presupposti organizzativi e tecnici molto distanti tra loro”. L'autoritenzione, in particolare, richiede che la struttura sanitaria disponga internamente di una combinazione di competenze specialistiche (attuariali, legali, gestionali e di risk management) oltre a risorse economiche dedicate e a un presidio costante dei processi di valutazione, monitoraggio e gestione dei sinistri. “Si tratta di condizioni che, nella realtà operativa del nostro sistema sanitario, sono presenti solo in casi limitati. Per la maggior parte delle aziende, infatti, è raro poter contare su tutti gli elementi necessari per governare integralmente il rischio in autonomia”, commenta Modaudo.
Il modello assicurativo offre invece un presidio strutturato: trasferisce una parte significativa del rischio economico e, soprattutto, mette a disposizione competenze tecniche, capacità di gestione dei sinistri, strumenti di prevenzione e supporto nell'organizzazione dei presidi richiesti dalla norma. “La scelta tra i due modelli – riflette Modaudo – non può dunque basarsi esclusivamente su valutazioni finanziarie, ma deve tener conto della reale maturità organizzativa della struttura, della sua capacità di gestione e della sostenibilità di lungo periodo del modello adottato”.
In questo scenario, l'assicuratore non assume un ruolo meramente compensativo, ma strategico. La differenza, secondo la direttrice esecutiva di Relyens, la fa il modo in cui l'assicuratore interpreta il proprio ruolo. Un partner realmente competente porta valore prima, durante e dopo l'evento avverso. Affianca le strutture nello sviluppo di sistemi di prevenzione, nella governance dei processi, nella gestione tecnica dei sinistri e nella costruzione dei presidi richiesti dalla norma. Questo supporto aumenta la resilienza organizzativa e riduce l'esposizione a rischi che potrebbero compromettere la qualità delle cure e, a lungo termine, la sostenibilità del sistema”.
La sicurezza delle cure “non è un elemento accessorio, ma la condizione necessaria per rendere effettivo il principio di universalità sancito da questa giornata. Solo un sistema capace di governare il rischio in modo strutturato, integrando prevenzione, competenze tecniche e responsabilità nella gestione dei processi, può garantire continuità, equità e sostenibilità nel tempo al nostro Ssn”, conclude Modaudo.
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