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Due sindacati a singolar tenzone

L’intermediazione assicurativa gode della tutela di due sindacati.
Credo sia utile prendere coscienza degli umori e delle valutazioni che aleggiano attorno a essi. La via politica tracciata da Sna, dopo l’uscita di Tristano Ghironi, non è facile da comprendere ed è anche in salita. C’è stata una scissione più di tre anni fa, conclusasi con la fondazione dell’altra associazione di categoria, Anapa. Analizzare la diffusa disaffezione degli agenti italiani nei confronti delle due associazioni è oggettivamente difficile. Se ne evince un quadro articolato.

Ferme e impregiudicate le singole persone che presiedono i due sindacati, non è questo l’argomento trattato, non è mia intenzione farlo, desidero solo mettere in luce e comprendere il perché, almeno due terzi della categoria agenziale resta indifferente verso un obiettivo che dovrebbe essere scontato: quello dell’unità.
Negli ultimi anni, la carriera politica dei presidenti sembrerebbe incline a non concentrarsi nella costruzione di una comunità coesa. La stessa carriera parrebbe proiettata ad acuire un clima di assurdo diverbio nelle relazioni pubbliche, sempre proiettato verso “vinca il migliore”. Un circolo vizioso nel quale ambedue le associazioni si sono chiuse dimostrando, oggi, difficoltà a uscirne. Tra i dirigenti dei vari esecutivi, c’è stato qualcuno che non ha condiviso questo modus operandi, lasciando l’incarico a persone più disponibili. Sia su un fronte sia sull’altro.
I loro recenti continui scambi di lettere e articoli sugli organi di stampa specializzati, spesso non garbati, sono ritenuti demotivanti per chi legge e per chi subisce. Né si può dire che il “fuoco amico” sia venuto da una sola parte.

Quest’atteggiamento che si perpetua in una escalation davvero incredibile sta assumendo un carattere quasi antropologico: il rancore personale che trapela tra i due presidente si cala nelle rispettive passioni politiche, creando un gorgo di risentimento.
Si tratta di un passaggio non repentino, dovuto, forse, all’insofferenza personale e alle rispettive gestioni strategiche che li differenziano, prendendo forma anche come contenuto alle stesse.
Sono tentata di ricondurre l’esplosione di tante passioni negative alle oggettive difficoltà che gli agenti italiani stanno attraversando. Costi in continua salita, ricavi in discesa libera, concorrenza non sempre leale. Quindi problemi oggettivi e di non facile soluzione.

Sono state perse per strada molte ideologie che avevano la capacità di essere condivise da un numero enorme di agenti: ancora oggi manca la capacità di elaborarne la perdita, che andava sostituita con strategie condivise dai più, senza poi buttare le ipotetiche responsabilità su coloro che le hanno cancellate, o che sono state cancellate da una società diversa.
Nulla è rimasto delle vecchie gestioni sindacali messe in liquidazione dai tempi odierni, sostituite solo dalle  singole strategie dei nuovi vertici.  
Uomini eletti ambedue democraticamente alla guida delle associazioni che però, con il loro atteggiamento ostico e quasi ossessivo nei confronti dell’altro, vanno a ledere alcuni interessi generali ma, soprattutto, il circuito politico e strategico dell’intera categoria agenziale.  
Ahimè, non siamo più in grado di individuare chi ha fatto la prima mossa. Alla fine neanche questo è di grande importanza.

Il vero problema sarebbe quello di ricondurre tale conflitto, che ammorba l’aria e ne distrugge la credibilità, malgrado gli sforzi profusi da molti, nei canali di un convivere civile ed etico della stessa politica sindacale.
Non possiamo immaginare di azzerare il concetto in una difficile concordia di facciata, che pur sarebbe meno dannosa dello status quo.
Da tutto quanto sopra detto proviene la vera disaffezione di molti agenti che non è solo figlia di una battaglia politica degenerata in scontro personale.
La situazione attuale nasce, forse, da strategie non di rado miopi e differenti, sempre peraltro ostacolate dalle stesse due parti in causa.
Al netto delle animosità personali, che sono evidenti ma non possono ricadere su un’intera categoria, questo clima copre i veri obiettivi, che si auspicano  intuibili e utili, anche per stemperare il clima, rendendo chiare strategie e programmi futuri che dovrebbero, questi sì, essere comuni, perché comuni sono gli interessi di iscritti e non iscritti. Entrambe le sigle sindacali trattano problemi d’interesse nazionale, quindi per tutti e di tutti, che non possono entrare in conflitto fra di loro. Rammentiamo che gli agenti, pur estremamente eterogenei, hanno i medesimi problemi di sempre, che avanzano alla velocità della luce, unitamente  alla cosiddetta innovazione tecnologica ma anche normativa.
È su questo che va spostata l’attenzione, se non si vuole ridurre il mercato dell’intermediazione a un assurdo ring.
L’attuale stagione politica italiana, che si presenta agli occhi dei cittadini con sindacati e partiti personali, deve far riflettere i due presidenti, che ne hanno tutte le possibilità intellettive. Andrebbero posizionati in un quadro di larghe intese, nell’interesse comune.

È evidente che questa fragile situazione mette alle corde la democrazia rappresentativa che si cala su tutto il territorio nazionale, creando danni. Tenendo anche presente che esiste un fronte esterno, stanco di assistere a continue diatribe verbali. Quindi, è così che s’indebolisce la fiducia della cosiddetta base, o si acuisce la sfiducia.
 
Anche i rispettivi esecutivi, per sottrarsi a possibili derive, dovrebbero attivarsi e mettere in campo progetti chiari d’intervento, per aiutare a stemperare gli animi grazie alla loro esperienza e riportare tutti agli obiettivi che erano stati scelti e approvati dagli elettori con la loro nomina: trasparenza, operosità costruttiva, unità, imponendo al vertice di abbandonare il pregresso clima, scegliendo una strategia mirata a ridurre le diseguaglianze tra agenzie piccole, medie e grandi, costruendo un rinnovato clima di solidarietà che è insita in un’associazione di comuni interessi.
Solo con una convinta unità d’intenti, che dovrà essere ricercata a tutti i costi, e abbandonando vecchi conflitti personali e politici, si potrà acquisire un comportamento comprensibile e alla portata intellettuale dei molti agenti, iscritti e non, ai quali sfugge questa logica conflittuale.
L’errore più grave, il danno maggiore per gli intermediari, sarebbe accettare che il futuro proseguisse con lo stesso schema.

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