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L’Italia morale ai minimi storici

Il termine finanza, per varie ragioni mi fa venire in mente il famoso “Miracolo italiano”. Bei tempi.
Come fare a discutere di economia in modo comprensibile, nel nostro Paese dove l’indifferenza impera sovrana quasi su tutto?
Sappiamo che l’Italia economicamente non sta crescendo o cresce pochino, quel tanto che basta per non andare in rosso. E quando le cose vanno un tantino meglio, il nostro Pil cresce meno delle altre economie.

Nel 1960 la nostra economia correva veloce. Siamo arrivati, col tempo, a essere la quinta potenza industrializzata del mondo. Da anni, invece, ci trasciniamo pesanti zavorre.
Negli ultimi due lustri ci sono stati grossi cambiamenti che hanno modificato (e non poco) la nostra economia. La globalizzazione, ad esempio, ha lanciato molte imprese italiane in una sorta di bolgia, dove si affrontano e si scontrano non solo le singole aziende ma interi sistemi-Paese. Non è stata offerta un’efficace concorrenza ai Paesi a basso costo, che si è rivelata essere una condanna per tutti i settori della nostra economia: il nostro sistema-Paese non è stato in grado di facilitare il passaggio di risorse da settori in declino a settori in espansione. Lo Stato italiano ha speso sempre molto di più di quanto incassava da tasse e balzelli vari. Un vizietto non trascurabile, di cui molte Procure italiane si sono interessate ma senza grande successo.
Gli elementi più vistosi della crisi economica, quelli che possiamo ritenere i più gravi, sono la mancanza di posti di lavoro, e l’impossibilità di costruire tutte le infrastrutture “indispensabili”, come ha fatto notare in questi giorni il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Perché siamo quasi fermi?
Basta riflettere su quanto già scritto, senza mai dimenticare il debito pubblico, che è come un grosso masso al piede del nostro stivale. Soldi? Lo Stato, inseguito dai debitori, dichiara di non averne (bisogna salvare le banche…). I creditori sono anche quelli cui lo Stato ha venduto i titoli pubblici e, questi, o prima o dopo dovranno essere restituiti. Quante volte l’Ania ha teso le mano, nell’ultimo mezzo secolo, alla nostra Italia, acquistando miliardi di titoli di Stato? Anche per aiutare le infrastrutture.
Perché tutto questo debito? Lascio la risposta ai lettori...

Forse grazie alla generosità di uno Stato megalomane, negli anni d’oro, sono state omaggiate a destra e a sinistra pensioni baby, ed è stato permesso a falsi ciechi, sordi, paralitici di ottenere indennità d’invalidità, depauperando contemporaneamente gli interventi economici per malati di Sla, Alzheimer e altre malattie totalmente invalidanti: una vergogna.
Spendiamo, malgrado tutto, per quanto riguarda il welfare, di più di altri Paesi. Siamo incapaci? Sciuponi? Poeti, navigatori e....
È come il cane che si morde la coda. Nei primi anni settanta, si è incominciato ad accumulare un modesto debito, emettendo titoli e indebitandosi con i risparmiatori. Avranno pensato che gli interessi (volte a due cifre) andavano pagati, con un’inflazione così alta? Il debito cresce sino a diventare, oggi, tra i più alti del continente europeo.
Negli ultimi vent’anni tutto è cambiato in peggio. Le nostre industrie più prestigiose sono state acquistate dagli stranieri e quelle che ancora ci appartengono non si sa per quanto ancora resteranno italiane.

Abbiamo perso l’etica, il decoro e, tristemente, il coraggio di vergognarsi davanti agli scandali quasi giornalieri, con inghippi indegni subiti dall’intera collettività. Nulla ci turba più: l’opinione di un’Italia morale è ai minimi storici.
C'è un capitale umano demotivato, al quale sono stati strappati i sogni. Manca la concorrenza che stimola l’ingegno. Mancano studenti realmente formati anche sulla finanza e preparati per difendere il loro futuro dagli squali della società cosiddetta civile.
A molti giovani, delusi, provati e poveri manca la volontà e l’entusiasmo di combattere quello che sembra una terribile commistione tra la società civile e politica non trasparente.
Un gran numero di adolescenti danno segnali confortevoli e pare abbiano ancora la voglia e la volontà di costruire un mondo migliore.
Ci possiamo sperare?



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