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Air France, un caso emblematico del disagio sociale

Non nascondo di aver provato un certo disagio nel vedere, sulle prime pagine dei maggiori quotidiani, sui talk-show e vari social, l’immagine scomposta dei due manager con ruoli di primissimo piano all’interno di Air France mentre scappavano dalla furia dei dipendenti, tanto inferociti quanto disperati,  malmenati fino a quasi denudarli, incuranti della polizia francese che faceva da scudo ai due malcapitati dirigenti, difendendoli come potevano. 

Quegli abiti in brandelli mi hanno riportato indietro negli anni:  come una  vecchia moviola,  che andava a ritroso nel tempo, non più nel XXI secolo... un  “ 8mm “  …    già visto a ridosso degli anni '70,  epoca delle movimentate assemblee universitarie, dei cortei che infiammavano facilmente gli animi, frutto di ideologie oggi quasi del tutto superate, ed altri drammatici ricordi.

Tutto ciò ci appare come tanti fotogrammi di una martoriata società, che brilla per le sue diseguaglianze dovute a un capitalismo sfrenato, a una disoccupazione giovanile e non, con punte mai toccate in Europa.
Queste immagini sono il frutto di una trattativa sindacale mal condotta, che ha cercato di imporre i 2.900 esuberi?
Ci si trova di fronte ad una parte padronale, seppur in crisi, incapace di mediare i termini dell’uscita,  con modi e mezzi meno drastici e più accettabili? 
O sono il frutto, vero, di una disperazione generalizzata, che la collettività, al di là del settore al quale appartiene,  non tollera più?

Potrebbe anche essere che la classe dirigente di Air France e coloro che hanno dato gli input alla trattativa, non si siano resi conto, non abbiano saputo ipotizzare le  possibili reazioni di migliaia di famiglie che potrebbero finire sul lastrico, con la minaccia di privarli di un futuro e del suo difficile ricomponimento.

Credo vada fatta una disamina più attenta, vuoi sul piano industriale che sociale.
Anche il trasporto aereo sta subendo trasformazioni veloci e profonde. Non è l’unico settore coinvolto in nuove fasi di cambiamento.
Anche nel comparto assicurativo esiste la stessa fase di trasformazione: liberalizzazioni,  incorporazioni di interi pacchetti azionari  e di piccole aziende, con  la “sparizione” dei relativi brand, con agenti vuoi assicurativi o di viaggio, trasferiti da un modus operandi all’altro, compreso gli “affetti” alle proprie abitudini, al vecchio marchio, agli uomini con i quali avevano creato un’empatia particolare.   
Certamente non sono mancati neanche ai grandi Gruppi i problemi. L’unico vantaggio, si dice,  lo hanno incassato i consumatori: noi tutti.
E’ un po’ il gatto che si mangia la coda.

A tutto ciò va aggiunta la concorrenza, che sta lasciando morti e feriti nei “servizi”.
Basti pensare alla nostra Alitalia, rifinanziata da investitori esteri, dopo tutti i tentativi  di salvataggio dei vari Governi  (andati male), per tenerla attiva. La tratta, ad esempio, tra Linate e Fiumicino è stata di molto impoverita dalla concorrenza delle FF.SS  (da Italo,  dall’Alta Velocità in generale),  che la fa da padrona!
Sulle tratte intercontinentali, emergono sovrane le Compagnie del Golfo.

Questo mondo globalizzato e indifferente a tutto ha creato un enorme impatto sul sociale. Le piccole aziende che non riescono a stare al passo con l’innovazione e la tecnologia,  indipendentemente dal settore merceologico nel quale operano, sono destinate a sparire.  A discapito, ancora una volta, dell’occupazione.
I consumatori odierni sono aggiornati, abili e sanno come risparmiare: si muovono all’unisono e la possibilità di intercettarne i desideri  dipende, ancora una volta,  dalla competenza che si riesce a trasmettere all’interlocutore.
Le multinazionali corrono e hanno un unico vero obiettivo: il business.
Senza voler riesumare  le differenze di “classe”, ormai sopite da anni,  va però tenuta in considerazione l’idea di una relativa omogeneità di  “interessi” tra i dipendenti: tutti individualisti o quasi. Questa percezione consolidata, si stacca dal caso Air France, che ha visto una straordinaria unità e coesione che poggia, forse, sulla semplice disperazione: non credo possa definirsi un cambio di marcia....
Ovviamente conta anche l’età del lavoratore: i giovani attaccano gli anziani in quanto, spesso, non godono di alcuni privilegi acquisiti  dai “vecchi” contratti,  dai quali rischiano di restare esclusi.
Essendo gli ultimi arrivati, sono convinti che la “crisi” gravi soprattutto sulle loro spalle.
Il discorso si potrebbe ampliare. La vera concorrenza del mercato aereo sono le compagnie low-cost, un po' simili ai c.d. “canali alternativi” del comparto assicurativo.
L’Air France pare avesse predisposto con i sindacati, oggi furibondi, un piano di  “espansione”  che, si dice,  sarebbe fallito per responsabilità dei piloti.
Vero, falso? Lo si vedrà in seguito.

Ritornando alle fotografie che hanno immortalato i due dirigenti in fuga,  esse  imprimono al lettore un “che” di sinistro.
L’atto di violenza fisica è certamente deprecabile:  la rabbia  e la storia dei 2.900 esuberi non possono essere elevate a “sistema”, pur tenendo in debita considerazione la paura della mancanza di reddito  per proseguire, decorosamente,  la propria esistenza e quelle delle loro famiglie. Senza mai dimenticare la caduta verticale della dignità del singolo uomo-dipendente, che viene privato “anche” delle proprie speranze.
Queste “ foto “ sono come se in esse vi fosse racchiusa la disperazione e l’impotenza di una intera società civile, globalizzata,  che attende modifiche, che, ove non si concretizzassero  velocemente, potrebbero diventare il manifesto delle “diversità” del XXI secolo!


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