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La regolamentazione per le agenzie di rating

I negoziati sono stati lunghi, dialoghi approfonditi per mesi tra i componenti della Commissione preposta e, finalmente, dopo tanto impegno, è arrivato l’atteso  epilogo il 16 gennaio 2013 a Strasburgo: il parlamento europeo ha legiferato il nuovo “modus operandi” per le agenzie di rating. L’obiettivo primario è apparso quello di calmierare il grave rischio, ormai quasi un  “vezzo”, di pubblicare le  ben note opinioni sulla solidità creditizia dei molti paesi europei; molti di questi hanno avuto la non gradita   percezione di essere stati presi di mira. Diciamo puntati!  Questa realtà, che molti hanno potuto verificare, ha creato non poche polemiche, tensioni ed incertezze sui mercati finanziari internazionali. 

Alcune società di rating sono  state accusate di creare, volutamente, maggiori turbolenze alla già pesante crisi debitoria. Il testo legislativo ha goduto di ampio consenso parlamentare, ed è passato a grande maggioranza con ben 579 si, 58 no e 60 astenuti. Il relatore, il deputato italiano Leonardo Domenici, del PD, sottolinea le molte novità che reputa coerenti con il desiderio, comune a tutti i paesi, di voler favorire un rating interno, per ottenere una pluralità di opinioni affidabili e di tentare di mettere in sordina l’oligopolio che, ad oggi, ha  sempre caratterizzato l’offerta di rating.  Un grosso freno è stato inserito nella riforma, giustamente,  a favore di un maggiore equilibrio: sono solo tre i periodi nei quali le “agenzie” potranno pubblicizzare i rapporti sui debiti sovrani   e    s e m p r e  dopo la chiusura dei mercati europei. 

Pena essere trascinate in tribunale, ove emergesse seria negligenza o – peggio – dolo.   Fino all’approvazione di questa legge, questo iter era previsto solo per ordinamenti nazionali. Va sottolineato che l’On. Domenici aveva anche azzardato la proposta di costituire un’agenzia europea di rating,  “indipendente”, idea che è stata bocciata in quanto, forse, troppo radicale.  Il costo della gestione della stessa sarebbe stato molto alto. Ciò detto, l’Esecutivo comunitario dovrà comunque studiare soluzioni ad hoc, entro il 20 giugno 2013. Importanti saranno i controlli e limiti sul rating sovrano. 

Un ragionevole dubbio: la meno soddisfatta sulle evidenziate novità del parlamento europeo, potrebbe essere “Capital World Investors“, una delle maggiori società di gestione del risparmio americane, grande  simpatizzante e  “ socia”  di alcune primarie agenzie di rating, come Standard & Poor’s (10,93%)  e con Moody’s (6,80%).  E’ presumibile ipotizzare come  Capital World rischi di trasformarsi in una spina nel fianco dei due colossi di rating, anche perché pare detenga   oltre il 5% di entrambe le agenzie. La sua partecipazione, potrebbe correre il serio rischio di essere espulsa dal sistema perché contro la  legge teste emanata dal parlamento europeo. 

Cosa succederà adesso? Domanda da due milioni di dollari, alla quale potrebbe rispondere solo l’ESMA (autorità di vigilanza), alla quale spetta il non semplice compito di stilare il regolamento europeo. L’obiettivo principe di questa riforma è che la stessa vada a ridurre, a sminuire, l’enorme conflitto di interessi che nasce dalle partecipazioni, sempre incrociate, tra chi valuta, chi viene valutato e chi utilizza il rating. E’ opinione di molti osservatori che la causa primaria della grande crisi sia da attribuire al sistema, miope e distorto. Sleale e pericolosissimo per l’economia di molti paesi.   Sarebbe sufficiente indirizzare uno sguardo, anche distratto, sugli azionisti di Moody’s e Standard & Poor’s, i giganti del rating: ci renderemmo subito conto quanto siano gravi gli intrecci. A mio parere, sarebbe stato sufficiente “volerli”  vedere.  Ma sono troppi gli interessi in gioco. 

Senza volersi poi soffermare sui più importanti  fondi di investimento del mondo, che agiscono, quasi sempre,  in doppia veste: da un lato soci importanti e dall’altro utilizzatori degli stessi, quando agiscono sui mercati obbligazionari. E’ palese il rischio di influenzare i mercati, tutti indistintamente. La normativa finalmente approvata pochi giorni fa, tenta di spezzare, almeno per gli azionisti maggiori, questo discutibile doppio ruolo.  Resta sempre la paura, ampiamente giustificata, che l’ESMA, con la stesura dei regolamenti attuativi, possa andare a depotenziare la portata del provvedimento. Cosa succederebbe ai signori azionisti, se non si adeguassero alla legge europea? E’ difficile ipotizzare reazioni e conseguenze; molto dipenderà, come già detto, dall’Esma. 

L’On. Domenici afferma, convinto, che ove si superassero i limiti imposti dalla nuova disposizione legislativa europea, si potrebbe anche ipotizzare un sistema efficace, che vada addirittura a sospendere l’attività delle agenzie di rating in Europa. Sogno? Per i signori delle “pagelle”, mala tempora currunt…. Ma è solo l’alba! 

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