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Salute mentale, cresce il ricorso all'autodiagnosi

Il Mind Health Report di Axa riporta l’attenzione sul problema: il 60% degli italiani ha dichiarato di aver affrontato almeno una difficoltà personale nell'ultimo anno

Salute mentale, cresce il ricorso all'autodiagnosi
La quarta edizione della ricerca di Axa dedicata alla salute mentale, il Mind Health Report, un’indagine condotta da Ipsos su un campione di 16mila interviste a persone tra i 18 e i 75 anni in 16 paesi (Italia, Francia, Regno Unito, Germania, Spagna, Irlanda, Belgio, Svizzera, Stati Uniti, Messico, Turchia, Cina, Hong Kong, Giappone, Tailandia, Filippine), riporta l’attenzione, anche del mondo assicurativo, sul problema. Una vera e propria piaga, secondo i dati, in un’epoca in cui la salute psicologica è (finalmente) finita sotto la lente d’ingrandimento. 

Nel report, si legge che il 32% della popolazione riporta “una forma di disturbo mentale”, vale a dire una percentuale in aumento di cinque punti rispetto al 2022. In Italia, dove la percentuale scende al 28%, cresce comunque rispetto allo scorso anno di ben sei punti percentuali. Ansia (14%) e depressione (12%) sono i disturbi più comuni. 
Nel 2023, il 60% degli italiani, soprattutto “le donne e i giovani”, ha dichiarato di aver affrontato “almeno una difficoltà personale”.  

All’aumento dei disturbi non corrisponde però un aumento della presa di coscienza: dalla nuova edizione del report emerge una “scarsa consapevolezza” sul tema del benessere mentale e soprattutto sull’importanza di un supporto professionale: ben nove italiani su dieci (l’88%) valutano la propria condizione mentale come “buona o media”, mentre, in realtà, il 26% della popolazione italiana manifesta sintomi riconducibili a “depressione, ansia o stress in forma grave o molto grave”

Preoccupante è il trend crescente relativo “all’autodiagnosi e alla gestione autonoma dei disturbi”. Rispetto al 2022, il numero di diagnosi effettuate da professionisti è in calo, mentre salgono dell’8% le diagnosi fatte in autonomia e grazie a internet. Anche sul fronte della gestione e della cura, il 44% degli italiani sceglie di “auto-gestire disturbi relativi al benessere mentale”, un trend in aumento di sette punti rispetto all’anno precedente, e ben quattro punti percentuali in più della media globale (40%).   

Il lavoro, uno su due vuole cambiarlo 

Sempre a livello globale, i disturbi mentali tendono a esser ricondotti principalmente a ragioni personali (33%) e riguardano meno la sfera professionale (23%). Tuttavia, in Italia, in linea con il dato del resto del mondo, il 76% dei lavoratori manifesta almeno “un disturbo collegabile al lavoro, tra cui stanchezza, perdita di energie e di interesse, disturbi del sonno, stress e ansia”. Il primo campanello d’allarme in ambito professionale è il disimpegno: il 62% degli italiani pianifica di dedicare meno energie al lavoro (rispetto al 69% a livello globale), mentre il 44% sta pensando di lasciare o cambiare impiego. 

Nei sedici paesi presi in considerazione, il 23% dei lavoratori ha preso un congedo per malattia a causa di “problemi di benessere mentale”, percentuale che arriva al 38% tra i giovani. In quest’ambito l’Italia è peraltro il paese con il minor numero di assenze per malattia (16%). 
Il 56% dei lavoratori italiani trova “aiuto e supporto” tra i contati stretti e la famiglia, da sempre il primo ammortizzatore sociale di questo paese. Solo una minoranza (25%) chiede aiuto alla propria azienda e il 32% a uno specialista.
 
Del resto, più della metà del campione (51%) dichiara che “l’azienda non si preoccupa della salute mentale dei propri collaboratori”, mentre un terzo si dice comunque “insoddisfatto delle azioni intraprese”, il dato più alto rispetto alla media globale. Al contrario, il supporto offerto, per chi lo utilizza, ha un impatto positivo sulla decisione di rimanere in azienda. 

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