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Famiglie in rete in cerca di sicurezza

“Questa casa non è un hashtag” di Alessandro Curioni racconta il difficile rapporto tra adulti e adolescenti nell’era dello smartphone

15/11/2017
Un cammino intergenerazionale nell’insidioso labirinto della sicurezza di internet. Questa casa non è un hashtag, il nuovo libro di Alessandro Curioni, mette in scena l’incontro/scontro tra genitori, diffidenti verso le innovazioni della rete, e i figli con lo smartphone sempre in mano e a volte un po’ saccenti verso gli adulti. Generazioni che Curioni definisce “diverse ma non troppo”, perché in fondo il desiderio di comunicare che c’era in passato è lo stesso che avvolge totalmente la vita dei ragazzi di oggi. Sono però cambiati gli strumenti e tutto si muove a grande velocità, per questo i genitori sembrano disorientati, persino incapaci di comprendere il corso dell’innovazione, con il grande rischio di lasciare i figli indifesi. Curioni smonta abilmente qualsiasi illusione che ci siano i buoni (gli adulti premurosi) e i cattivi (gli adolescenti iperconnessi). Con una scrittura agile, degna di un autore di commedie, l’autore ha l’abilità di non giudicare. Il passato va ricontestualizzato e il titolo del libro è la sintesi di questo tentativo: “Questa casa non è un Hashtag” non è altro che un riadattamento al nuovo millennio del classico “Questa casa non è un albergo”, abusato rimprovero dei genitori italiani verso figli troppo distaccati dalla vita di casa. Il passato è simile al presente: lo smartphone, “il migliore amico dell’uomo”, ha semplicemente sostituito e integrato gli strumenti di un tempo: la televisione, la macchina fotografica, la macchina da scrivere, il computer, le console di videogiochi, il telefono, i libri, le riviste. Così i figli sembrano dipendenti da rete, mentre i genitori sembrano persino timorosi di relazionarsi. “Se non sapete, fate domande. Sono più importanti le domande che le risposte”, invita l’autore. In tutto il libro emergono con eleganza le contraddizioni dei genitori che vorrebbero tutelare i figli ma allo stesso tempo non conoscono tutti i tranelli che si nascondono nella rete in cui spesso sono i primi a cascare. Eppure, nell’era dello smartphone, ciò che distingue ancora i genitori dai figli è il tesoro dell’esperienza. “Le falene”, metafora efficace per descrivere il rapporto degli adolescenti con il wi-fi gratuito (ovunque esso sia, come la luce per gli insetti), hanno bisogno di attingere dall’esperienza degli adulti per evitarne le trappole. Il consiglio di Curioni è cercare in tutti i modi di pensarsi come vittime, perché la rete è anarchica, quindi insicura e non c’è possibilità che possa cambiare. Il libro è ricco di interessanti aneddoti, presentati sotto forma di dialogo, che mostrano quanto sia facile accedere a informazioni personali e penetrare nella vita privata attraverso internet. Allo stesso tempo emerge l’ingenuità con cui viene sottovalutato il rischio di mettere la nostra vita privata in rete. Al termine della lettura, si ha l’impressione di vivere in una società paradossale: vogliamo più sicurezza, ma facciamo poco per difenderci. 

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